Chi sono le banche Usa (e cinesi) che vogliono diventare Fintech

Bank sign carved in stone

Il 2017 sarà l’anno della cooperazione tra banche e social lending. Parola di Jason Jones, che lo scrive per Lend Academy, qui. Il riferimento è al mercato degli Usa e a una serie di piccole banche del North Carolina affamate di deal. Una notizia dirompente anche per l’evoluto sistema del credito americano, che pare aver smesso di temere la disruption che deriva dal Fintech e va alla ricerca di forme di collaborazione. Secondo una recente inchiesta di Manatt, il 72% dei CEO delle banche regionali o locali in genere pianifica una cooperazione con il Fintech nel corso nei prossimi 12-18 mesi.

Le forme di collaborazione sono essenzialmente tre, sintetizzabili da altrettante sigle. La prima, BFB (Bank-Fintech-Bank), prevede che la banca usi i suoi canali per trovare richiedenti, la piattaforma fintech faccia la valutazione e la banca utilizzi i suoi depositi per finanziarlo: ne sono esempi la partnership tra JP Morgan & OnDeck, Santander & Kabbage, e Regions Bank & Avant.

L’Italia del social lending: operatori, regole e numeri di un mercato nascente

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Chi sono i pionieri dei prestiti digitali, tra vincoli troppo stringenti e innovazione hi-tech

È un mercato ancora piccolo, che cresce a ritmi esponenziali. Il social lending italiano vale 32 milioni di euro (+287% anno su anno), meno che in Spagna, un ottavo del volume tedesco, un decimo di quello francese e una briciola dei cugini britannici che hanno mosso al 2015 circa 5 miliardi.

Il valore potenziale è di una cinquantina di miliardi, secondo una ricerca di KPMG: a tanto ammonta il credito che le aziende micro e piccole chiederebbero alle banche, in tagli tra i 30 e i 100mila euro, ma che le banche ignorano perché si tratta di valori con margini pari o inferiori ai costi di gestione.

I 5 motivi per cui alle aziende conviene il marketplace lending

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Uno studio di architettura del centro che ha bisogno di un software di protezione da incursioni malware dopo la migrazione dei dati sensibili in cloud. Un artigiano che confeziona sandali di cuoio e, per soddisfare le richieste di un cliente tedesco appena acquisito, deve comprare due nuove macchine per cucire il cuoio e rifornirsi di materia prima in grande quantità. Investimenti importantissimi, ma piccolitra i 10mila e i 100mila, troppo piccoli per poter essere presi seriamente in considerazione dalla banca che su cifre di questo tipo non fa margini e ha solo costi.

L’alternativa, ormai i lettori di questo blog lo sanno bene, è il marketplace lending, un posto dove il credito te lo fanno i prestatori in cambio di un interesse che, in media nel mese di ottobre, è stato del 5,68% e che varia in base al merito di credito dell’azienda richiedente. Quali sono i motivi per cui alle piccole aziende conviene il marketplace lending?

Spread, referendum, banche: un’occasione per il social lending

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Ecco perché se le banche soffrono non finanziano le pmi, che possono rivolgersi a canali alternativi

Spread, guarda un po’ chi si rivede! Negli ultimi giorni il differenziale dei rendimenti tra titoli di Stato italiani e Bund tedeschi ha toccato quota 185 punti e non è remota l’ipotesi che si arrivi, velocemente, a 200. Lo hanno detto analisti ed esperti di economia, preconizzando conseguenze nefaste per il nostro Paese, al partire dal sistema bancario, il più fragile d’Europa e probabilmente del mondo.

Proviamo a capire qualcosa di più del legame tra referendum e spread e banche e mercati.

Lo spread è una misura di quanto il mercato percepisca rischioso un evento, in questo caso un Paese confrontato con un riferimento, che nel caso dell’Europa è costituito dalla Germania. E, inevitabilmente, l’incertezza sull’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre viene additata come la principale responsabile di questo movimento. In realtà a ben guardare, il movimento al rialzo delle obbligazioni non si è limitato al nostro Paese ma ha coinvolto tutto il mondo, in particolare subito dopo l’elezione di Donald Trump. Sarebbe stata proprio l’elezione a sorpresa del tycoon alle presidenziali Usa a esacerbare un rialzo già iniziato a causa delle aspettative di ritorno dell’inflazione e di un’inversione di marcia da parte della Bce sulla politica monetaria.

Perché il p2p lending conviene a commercialisti e consulenti

Businessman explaining loan policy to young couple. Happy young couple discussing with a financial agent their new investment. Financial consultant presents bank investments to a young woman and smiling man.

Siamo a novembre e una pasticceria del centro ha bisogno di fare dei piccoli investimenti. All’imprenditore servono circa 30mila euro, il costo della nuova vetrina in cui faranno bella mostra di sé i dolci natalizi in vista del periodo più “hot” dell’anno – in termini non di clima evidentemente, ma di vendite. Non sa come muoversi. Allora chiede aiuto al suo commercialista o al consulente di fiducia. Che ha due alternative: può consigliare una banca, ma è molto difficile che ottenga un prestito prima dell’anno seguente; oppure una piattaforma di marketplace lending, dove può ottenere liquidità in 3 giorni lavorativi.

Noi li chiamiamo partner e da loro arriva una buona fetta di tutti i prestiti che finora abbiamo erogato. Sono i professionisti della consulenza e del credito alle imprese che, attraverso Internet, possono innanzitutto ampliare il proprio business.

Valutare il merito di credito in tre giorni: la magia sta nell’A.I.

artificial intelligence hand

Alla base degli algoritmi che scandagliano i big data per stabilire se l’impresa richiedente il prestito ha i numeri per ripagarlo, reti neurali che moltiplicano le capacità umane di analisi

Puoi essere più bravo di tutti a fare un prodotto o un servizio, ma nell’era dei big data puoi soccombere ugualmente rispetto a chi sa gestire meglio l’informazione. Una regola che ogni business ad alta intensità di conoscenza dovrebbe apprendere e applicare. E che le start-up hi-tech possono insegnare.

Dunque, come si gestisce l’informazione? Con la tecnologia. In particolare una tecnologia basata sui sistemi esperti, potentissimi modelli di calcolo costituiti da un gruppo di intricate interconnessioni e processi di elaborazione complessi.

Social lending made in Italy, cosa dice il nuovo (?) regolamento

rules and regulations

A un anno esatto dalla pubblicazione dei documenti di consultazione sulle Istruzioni di Vigilanza di Bankitalia, il social lending ne diventa parte integrante. Lo disciplinerà la sezione IX delle nuove norme sulla raccolta del risparmio da parte dei soggetti non bancari. Il testo delle Disposizioni è chiaro e sintetico, forse troppo.

Ma è una bella notizia, segnale che qualcosa comunque si muove. Considerando anche che parliamo di un’attività che trova i suoi fondamenti giuridici nel concetto di mutuo come è esplicitato nel codice civile, e che era ferma di fatto all’aggiornamento al 2007 della Circolare 229 del 21 aprile 1999, Titolo IX, Capitolo 2, nome tecnico delle Disposizioni di cui sopra. In cui non si citava esplicitamente il social lending ma se ne tracciava un profilo come qualcosa che non rientrava – e continua a non rientrare – nella categoria della raccolta di risparmio. Il nuovo testo sostituisce proprio questa normativa. La sezione IX si occupa di social lending, dandone innanzitutto una definizione, come “uno strumento attraverso il quale una pluralità di soggetti può richiedere a una pluralità di potenziali finanziatori, tramite piattaforme on-line, fondi rimborsabili per uso personale o per finanziare un progetto.”

Le statistiche di ottobre: superati i 200 prestiti verso quota 5 milioni

Hand drawing with chalk money earning strategy

A ottobre 2016 l’erogato complessivo di BorsadelCredito.it ha sfiorato i cinque milioni e sfondato la soglia dei 200 prestiti. In dettaglio, sono stati concessi 213 prestiti per un totale di 4.969,546 euro, rispetto ai 4,2 milioni di settembre: un bel balzo in avanti.

Il tasso medio di interesse è stato del 5,68%, al lordo della tassazione (che, lo ricordiamo varia tra il 23% e il 43% in base al reddito del prestatore), superiore a quello del p2p britannico che a ottobre ha reso il 5,22%, in base al Liberum AltFi Returns Index, l’indice che raggruppa le principali quattro piattaforme britanniche.

Marketplace lending: cosa può insegnarci la lezione inglese

Iconic Double Decker bus with Big Ben and Parliament at blue hour, London, UK

Da Londra, dove è nato dieci anni fa, si delineano i trend del prossimo futuro

Vale circa l’85% del mercato europeo, continua a correre (+99% nel 2015, quando ha mosso 1,490 miliardi di sterline) e, in occasione del suo decimo compleanno, sta riscrivendo nuovamente le regole del gioco: evolvendo in complessità e diversità. Stiamo parlando del p2p lending nel mercato in cui ha visto la luce per la prima volta, il Regno Unito. Che può guadagnare nuovi spazi anche in un contesto in cui la City sembra perdere la sua forza di capitale europea della finanza, con le banche internazionali pronte a lasciarla per paura che la Brexit impedisca loro di vendere servizi e prodotti liberamente nell’Ue. Per lo shadow banking che non ha confini e nessun passaporto, questo pericolo di restrizioni non esiste. E mentre in generale i finanziamenti bancari alle imprese perdono smalto, le piattaforme di p2p made in Britain erogano sempre più prestiti. Il peso del social lending alle pmi sul totale dei prestiti erogati in Gran Bretagna è del 3% e sale al 13% se lo sguardo si sposta alle piccolissime imprese, quelle sotto il milione di sterline di fatturato. In generale le piattaforme britanniche nel 2015 hanno finanziato 10mila imprese nei settori diversi dal real estate, con prestiti medi di 76.280 sterline originati da 347 prestatori in media. E hanno accolto appena il 22,7% delle richieste, segnale di una forte scrematura per selezionare solo i debitori più affidabili.

Funding Circle Sme Income: quanto rende il primo fondo quotato di p2p lending a un anno dal lancio

Cover Photo by businessinsider.com (http://uk.businessinsider.com/funding-circle-cut-us-lending-volumes-loan-underperformance-2016-9)

In Italia è affare per soli privati, mentre nel Regno Unito e nel resto d’Europa il marketplace lending è una risorsa accessibile anche a investitori istituzionali e qualificati che la rendono liquida e fanno massa critica. L’attuale impossibilità di investire per i professionali funziona da freno, nel nostro Paese, a uno sviluppo del mercato in base alle sue reali potenzialità.

Nel frattempo, nel Regno Unito, che possiede il più vasto e avanzato modello di Fintech al mondo, ha visto la luce il primo fondo quotato di p2p lending per le pmi. Approdato un anno fa sul London Stock Exchange, il Funding Circle SME Income ha raccolto in fase di collocamento 150 milioni di sterline (168 milioni di euro al cambio attuale) a una sterlina per quota.