Le banche italiane che non si digitalizzano sono destinate a restare indietro

Secondo l’ultimo report pubblicato da S&P Global Ratings le banche tradizionali dovranno inevitabilmente puntare sull’innovazione per far fronte alla crescente concorrenza portata dalla digitalizzazione

Non è una novità: chi si occupa di FinTech lo afferma da tempo e in epoca di PSD2 è diventata norma.

Ora se ne accorge anche S&P Global Ratings, che in un report pubblicato lo scorso 17 febbraio afferma che tecnologia e crescente concorrenza in Italia potrebbero dare un’ulteriore spinta ai cambiamenti già in atto nel settore bancario: “le banche tradizionali dovranno continuare a migliorare i loro processi interni, promuovere l’innovazione e concentrarsi maggiormente sui servizi a valore aggiunto“.

Si intitola proprio “Tech Disruption in Retail Banking: le banche italiane che non si adattano rapidamente al mondo digitale resteranno indietro”, il documento dell’agenzia di rating, secondo cui “le grandi banche con maggiori economie di scala hanno una forte capacità di investire nell’innovazione digitale e migliorare la loro efficienza diversificando il loro flusso di entrate. Allo stesso tempo, alcune entità più piccole con un modello di business agile e leggero potrebbero adattarsi rapidamente all’evoluzione delle preferenze dei consumatori, colmando i gap in alcuni segmenti di mercato”. Tuttavia, c’è un gruppo di banche di dimensioni medio-piccole più deboli ancora alle prese con problemi di legacy, che saranno maggiormente esposte alla disruption, in quanto potrebbero non essere in grado di sopravvivere all’inevitabile concorrenza che la digitalizzazione porta con sé.

Non si tratta, secondo S&P, di un rischio nel breve termine, soprattutto in Italia, dove il processo di alfabetizzazione digitale è più lento rispetto agli altri paesi e di conseguenza l’adozione del digital banking potrebbe richiedere più tempo. Le banche hanno ancora tempo, ma rimandare le contromosse potrebbe non essere la scelta giusta.

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