Blockchain: perché può cambiare per sempre il mondo finanziario

Tutti vogliono la tecnologia che fa funzionare il bitcoin ma gli sviluppi sono ancora appena embrionali in Italia e nel mondo. In termini di nuovi business finanziari e di inclusione le potenzialità sono enormi. Si tratta quindi di un trend destinato a segnare il prossimo decennio

Uno dei trend del prossimo decennio nella finanza sarà l’avanzata della blockchain. Ne abbiamo parlato più volte sul nostro blog (per esempio qui) e siamo convinti che in futuro nel FinTech sarà sempre più la parte Tech a fare a differenza, man mano che il mercato matura.

La tecnologia blockchain, famosa al momento per essere il sottostante di tutte le criptovalute, ha il vantaggio di essere rapida, realmente accessibile da ogni angolo del pianeta e con costi bassi, oltre che sicura e ha davvero il potenziale per rivoluzionare il mondo delle transazioni finanziarie. Non a caso, secondo PwC l’88% delle istituzioni finanziarie globali vogliono aumentare le partnership FinTech per incorporare le innovazioni che provengono dal settore e il 77% di esse vuole applicarle nel 2020.

Segnali: blockchain as a service, le criptovalute delle big tech e gli smartphone con la tecnologia dei blocchi

Non solo. I segnali della strategicità della blockchain sono stati diversi nell’ultimo anno. Sono stati molti i progetti di innovazione avviati da big corp e governi in tutto il mondo; le “big tech” sono entrate nell’arena con Libra di Facebook e TON di Telegram, e con soluzioni “Blockchain as a Service” (Amazon, Microsoft e Alibaba). Ancora, nei giorni scorsi al Ces di Las Vegas, l’evento dove è possibile scoprire come sarà l’elettronica di consumo di domani, una delle novità più pubblicizzata è stato lo smartphone basato su blockchain. Lo ha presentato al grande pubblico Pundi X, startup indonesiana che nel gennaio 2018 ha raccolto attraverso la sua Ico (Initial Coin Offering) 35 milioni di dollari: il telefono si chiama Blok on Blok (BOB) e funziona con un sistema operativo open source che, grazie alla tecnologia sottostante, blinda i dati dell’utente, impedendo a terzi di rintracciare o spiare telefonate, messaggi o dati.

Già lo scorso anno altre società lavoravano a progetti simili: la prima era stata Hct con Exodus, poi al Mobile World Congress 2019 sono stati presentati Finney e Wings WX:  nel futuro della telefonia c’è dunque sicuramente la blockchain, che avrà funzioni diverse: da quella di proteggere l’identità digitale, a quella di trasformare chi telefona in nodi di una rete, fino a quella di diffondere l’uso delle criptovalute.

Verso una finanza più fruibile e inclusiva

Il fatto che una tecnologia così dirompente abbia una diffusione così capillare avrà implicazioni enormi anche nel mondo finanziario, sia in termini di nuovi modelli di uso che si potranno sviluppare, sia in termini di accessibilità e inclusione nei mercati o Paesi con un’elevata percentuale di popolazione sotto-bancarizzata.

I tempi sono maturi, secondo alcuni analisti, per una diffusione oltre la nicchia attuale dello stesso bitcoin, destinato a guadagnarsi un posto tra gli strumenti macroeconomici mondiali per via delle sue caratteristiche intrinseche: da un lato trasparenza, verificabilità e immutabilità – che rendono le transazioni sicure; dall’altro la completa decentralizzazione e il carattere non governativo che ne fanno uno strumento cool in un mondo in cui la richiesta di eguaglianza e prudenza finanziaria aumenta nel contesto economico globale fortemente incerto in cui ci muoviamo.

I numeri italiani del fenomeno…

E l’Italia? Il recente report sul tema della School of Management del Politecnico di Milano descrive per il 2019 un mercato da 30 milioni di euro, che raddoppia anno su anno. Un mercato in cui le opportunità da sfruttare sono ancora enormi. Infatti, solo il 37% delle grandi aziende e il 20% delle PMI italiane conoscono queste tecnologie e appena il 12% delle grandi e il 3% delle medio-piccole pensano che impatteranno sul proprio business nei prossimi cinque anni. E nelle applicazioni concrete siamo all’inizio: meno del 2% delle grandi aziende e dell’1% delle piccole-medie ad oggi ha già avviato dei progetti.  Nel nostro Paese oltre il 40% della spesa si concentra nella finanza e nelle assicurazioni, ma è molto attivo anche l’ambito supply chain e tracciabilità di prodotto (in particolare nell’agro-alimentare che, sommando i vari settori in cui è applicato, vale il 30% degli investimenti) e quello della Pubblica Amministrazione.

… e quelli globali

In realtà, a parte i casi emblematici delle big tech che corrono verso questa tecnologia, anche nel mondo il potenziale non è ancora esploso. Il Polimi conta 488 progetti Blockchain e Distributed Ledger avviati nel mondo (che portano a 1.045 quelli degli ultimi 4 anni), in crescita del 56% rispetto al 2018. Ma di questi solo 158 sono implementativi (di cui appena 47 già operativi, il resto sono sperimentazioni o proof of concept), mentre ben 330 sono solo annunci. I progetti implementativi si concentrano nel settore finanziario (67), seguito da Pubbliche Amministrazioni (25), agro-alimentare (15) e logistica (11). Riguardano in particolare i pagamenti (44), la gestione documentale (42) e la supply chain (31). Nella maggioranza dei casi – il 65% – le aziende hanno creato nuove piattaforme, piuttosto che utilizzare quelle esistenti. Nel mondo, Stati Uniti, Corea del Sud e Cina sono i Paesi più attivi, rispettivamente con 53, 31 e 29 casi censiti. Ma in Europa, appena dopo il Regno Unito con i suoi 17 progetti, arriva l’Italia con 16, che evidenzia un buon fermento. 

Siamo solo all’inizio di quello che sarà un lungo percorso lastricato di prospettive che oggi sono solo appena immaginabili.

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