BorsadelCredito.it vs titoli di Stato: due modi di “prestare” a confronto

Seconda tappa del viaggio tra gli strumenti di investimento comparabili al P2P lending

Seconda tappa del nostro viaggio alla scoperta di pro e contro del marketplace lending in confronto agli strumenti di investimento comparabili. Oggi oggetto dell’analisi saranno i titoli di Stato, destinatari di fedele amore da parte degli italiani, non a caso conosciuti anche come i Bot-people nel loro ruolo di investitori.

I titoli di Stato sono titoli di debito emessi da uno Stato che, in soldoni, chiede al pubblico indistinto di finanziarlo in cambio di un interesse, che gli corrisponderà nel tempo. L’adagio classico che riguarda lo strumento è che sia risk free, ovvero privo di rischi – un adagio che non è necessariamente più così aderente alla realtà dal 2009, anno dell’esplosione della prima crisi dei debiti sovrani in Europa, crisi in cui appunto sono stati coinvolti i titoli di Stato con l’insolvenza di nazioni insospettabili appartenenti all’Ue e che quindi avrebbero dovuto stare dentro i parametri di sicurezza in merito a debito e deficit stilati dal Trattato di Maastricht. Un bubbone che ha scoperto un nervo del mondo occidentale: ovvero che i rapporti tra debito e PIL sono tutti oltre il 100% contro il 60% previsto dalle regole dell’Eurozona.

Oggi, che dalla crisi stiamo uscendo, non solo i titoli di Stato non sono più considerati privi di rischio, ma rendono poco, e sono stati per lungo tempo nell’ordine dello zero virgola: hanno cioè reso quasi niente.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire meglio di cosa parliamo.

Una definizione

I titoli di Stato sono titoli che uno Stato emette per finanziarsi e ottenere le risorse necessarie ad adempiere ai propri doveri di produzione di servizi come istruzione, sanità, difesa. Si tratta di obbligazioni: ovvero si tratta di un prestito che dà diritto a chi le sottoscrive al rimborso del capitale più gli interessi, che possono essere corrisposti attraverso lo stacco di cedole periodiche o attraverso lo scarto di emissione, che si definisce come la differenza tra prezzo di emissione e prezzo alla scadenza del titolo. Le obbligazioni governative possono avere una scadenza tra 3 mesi e 50 anni. I titoli di Stato italiani che qui ci interessano vengono emessi periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e proprio durata e interessi sono le categorie in base cui possono essere classificati. Si passa dai BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), che hanno durata da 3 a 12 mesi e sono zero coupon (non corrispondono cedole) ai Certificati di Credito del Tesoro (CCT) e ai Certificati del Tesoro Zero Coupon (CTZ): rispettivamente, i primi della durata di 7 anni con cedole semestrali a tasso variabile e i secondi con scadenza a 24 mesi e senza cedole. Fino ai Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) con durata di 3, 5, 10, 15, 30 e 50 anni e cedole fisse semestrali.

Di recente sono stati lanciati i Btp Italia, con durata di 4, 6 o 8 anni e cedole annuali pagate semestralmente ed esistono forme indicizzate all’inflazione, che prevedono che capitale e cedole semestrali siano rivalutate in base alla variazione dei prezzi.

Modalità di sottoscrizione

In comune con il prodotto di BorsadelCredito.it i titoli di Stato hanno la natura di prestito: solo che nel nostro caso le somme prestate sono destinate a PMI, mentre nel caso di BOT, CCT e BTP il destinatario del finanziamento, come ampiamente spiegato, è l’Italia. Il nostro prodotto si acquista online attraverso una procedura molto semplice di registrazione a partire dalla home del sito, non prevede intermediazione di soggetti terzi, pur essendo sottoposto al controllo sia interno sia alla Vigilanza di Consob e Bankitalia. I titoli di Stato possono essere acquistati in asta al collocamento (mercato primario) o sul mercato secondario, che nel caso dei titoli di Stato è il MOT, gestito da Borsa Italiana. In entrambi i casi i titoli vanno acquistati tramite banca o un intermediario finanziario, con pagamento di commissioni che sono più elevate quando si opera sul mercato secondario. BorsadelCredito.it prevede un’unica commissione pari all’1% dell’importo investito che però nel caso si scelga di andare sul portafoglio gestito, costruito da noi con una diversificazione nell’ordine dell’1%, viene abbassata in maniera proporzionale all’entità dell’investimento. Anche i nostri titoli sono rivendibili sul mercato secondario agli altri prestatori.

IL RENDIMENTO e la Tassazione

Il rendimento dei titoli di Stato, lo accennavamo in apertura, è il tasto dolente di questo strumento. Nel corso della nostra rilevazione mensile che prende a oggetto i BTP con scadenza quinquennale abbiamo osservato che la cedola prevista è dello 0,95%, pari a un rendimento al netto della tassazione agevolata al 12,5% di 83 euro su un capitale investito di 10mila euro. Si tratta della somma che l’investitore riceverebbe alla fine della vita del titolo, quindi solo nel caso in cui lo tenesse in portafoglio fino alla scadenza. Normalmente il rendimento del BTP è tanto più elevato man mano che ci si muove sulla curva dei rendimenti: un titolo con scadenza a 30 anni avrà un livello di remunerazione maggiore rispetto a uno che ha durata di 2 anni, in quanto la durata è correlata direttamente al rischio.

Sul mercato secondario è possibile osservare in tempo reale il rendimento dei BTP: nel momento in cui scriviamo, per esempio, il BTP a dieci anni rende l’1,91%, sempre al lordo di tasse e commissioni. Come i nostri lettori sanno e possono osservare dalle nostre statistiche periodiche, il rendimento del nostro strumento si aggira costantemente intorno al 5% (al lordo delle tasse, ma al netto dell’effetto Fondo di protezione, che copre eventuali prestiti insoluti).

IL RISCHIO

L’ultimo punto ci porta direttamente alla questione rischio. Che sia per i prestiti erogati da BorsadelCredito.it, sia per i BTP, sta nella possibilità che il richiedente sia insolvente, ovvero non ripaghi il suo finanziatore. L’aspetto importante è la mitigazione del rischio assunto. Nel caso di BorsadelCredito.it gli investimenti vengono distribuiti su portafogli altamente diversificati e le PMI sono selezionate con regole molto stringenti di cui abbiamo parlato anche di recente. Il rischio è mitigato anche dal Fondo di Protezione, il tesoretto che le aziende versano a copertura di eventuali insoluti.

Il rischio di insolvenza degli Stati è decisamente residuale: presuppone il fallimento di uno Stato, che è, per ovvi motivi, molto improbabile. Non impossibile, però, come insegna la storia: è successo in occasione del default argentino del 2001 e anche più vicino a noi, con la Grecia nel 2015. Con conseguenza dolorose in termini di perdite per chi aveva comprato i relativi bond sovrani.

 

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