Brexit rimandata: ma le banche britanniche si riorganizzano e si alleano con il FinTech per servire al meglio le PMI

La Brexit è sempre più avvolta da un alone di incertezza. Intanto – e proprio per questo – le PMI britanniche cercano di prepararsi a una possibile ulteriore carenza di liquidità, salvaguardandosi da perdite maggiori in caso di uscita disordinata e crollo della sterlina. Il credit crunch è una realtà concreta anche in Gran Bretagna, dove però le iniziative per rendere il mercato più efficiente sono molte e coinvolgono il FinTech.

Così, dopo aver istituzionalizzato, ormai quasi tre anni fa, un referral scheme che indirizza le PMI a cui è stato rifiutato un prestito bancario sul  canale alternativo del P2P lending, in questi giorni si è diffusa la notizia che le tre maggiori banche nazionali, RBS, Barclays e Lloyds si sono alleate per dare vita a sei hub fisici, con lo scopo di aiutare le piccole e medie imprese a gestire la cassa corrente in maniera snella e secondo i loro desiderata, e a continuare a fare business. La notizia la riporta Reuters ed è rilevante perché dimostra come le banche tradizionali cerchino nuove modalità di dialogo con i clienti, anche se queste modalità non sono necessariamente digitali.

RBS è al centro anche di un’altra iniziativa: un fondo da 775 milioni  da impiegare per migliorare la competitività e i servizi offerti alle imprese. Una prima parte di questa liquidità è stata assegnata e una seconda sarà aggiudicata a breve: nell’elenco dei primi vincitori figurano, oltre a Metro Bank, Starling Bank e Tide Bank, entrambe banche esclusivamente digitali. Tide Bank in particolare mira a conquistare l’8% del mercato delle PMI nel 2023 insidiando il dominio delle banche tradizionali. E che siano le istituzioni a promuovere lo sviluppo delle challenger bank per rendere il sistema più solido, a favore delle PMI, è un messaggio forte e chiaro.

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