La collaborazione tra FinTech e banche aumenta e si amplia a nuovi attori: i risultati dell’Osservatorio del Polimi

Gli utenti delle 326 startup italiane sono quasi 13 milioni. E anche le PMI (il 64% di quelle che usano i servizi finanziari) preferiscono il digitale. Le banche cercano le startup per avere accesso alle tecnologie e le FinTech ne hanno bisogno per crescere. Tutti i numeri e il commento di BorsadelCredito.it

Con l’open finance sancito dalla Psd2 in vigore ufficialmente da settembre, un nuovo tsunami (con effetti benefici) è pronto ad abbattersi sul mondo dei servizi finanziari. Che sono sempre più digitali, anche in Italia, fruiti da 12,7 milioni di utenti e offerti da 326 startup. Ma anche sempre più interconnessi, grazie alla collaborazione tra operatori tradizionali e innovatori ed estesi anche ad attori di settori molto diversi e distanti da quello bancario originario.

Un mondo che cambia di nuovo, secondo la fotografia dell’Osservatorio FinTech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano, presentato la scorsa settimana.

Il traino alla collaborazione che arriva dall’open banking

E che il prossimo sviluppo del settore sarà guidato dall’open banking lo dimostrano alcuni numeri: in Europa si contano 48 piattaforme di open finance che permettono scambio di dati, attivazione di servizi, ecosistemi di collaborazione e aggregazione di idee e 256 servizi finanziari sono offerti da 55 attori di settori diversi da quello bancario, ovvero tech, automotive, utilities e retail. Inoltre, il 73% delle oltre 300 startup italiane ha avviato partnership con altri attori, che in metà dei casi non sono finanziari. Lato aziende il principale asset nella partnership con le startup è la possibilità di accedere a nuove tecnologie come API, Big Data Analytics e Artificial Intelligence.

Insomma la strada maestra, che anche BorsadelCredito.it indica da mesi, è quella della collaborazione tra attori tradizionali e startup innovative sarà sempre più cruciale. Per dirla con Marco Giorgino, Direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech: “Non v’è dubbio che assisteremo ad una profonda trasformazione dell’industria, con una forte ridefinizione dei confini della competizione. Tre le direttrici su cui agire: innanzitutto, gli operatori devono saper definire strategie di open innovation e collaborare con attori anche diversi, in primis Fintech e Insurtech, per sviluppare il cambiamento. Inoltre, le Fintech e le insurtech devono saper dialogare con gli incumbent per ‘scalare’ più velocemente e ottimizzare il rapporto tra i costi e i benefici della crescita”.

L’evoluzione in numeri: le startup

Ma veniamo ai numeri che fotografano oggi il settore. Le startup censite dall’Osservatorio sono dunque 326 e hanno raccolto finanziamenti complessivi per 654 milioni di euro: una media di 2,6 milioni per azienda, che è una cifra ancora piccola. Nella consapevolezza di questo vulnus sono proprio questi innovatori, sempre secondo i dati raccolti dall’Università milanese, a chiedere che sia attivata la sandbox prevista dal legislatore a giugno 2019, che consenta loro di sperimentare senza vincoli in uno spazio protetto per poter crescere di più riducendo i costi.

Il comportamento degli utenti consumer

Se il 30% della popolazione adulta (18-74 anni) ha usato almeno un servizio FinTech o InsurTech, sono i giovani tra i 18 e 24 anni a conoscerli e utilizzarli di più (l’89% ne conosce bene almeno uno e il 72% ne usa almeno uno). I servizi più utilizzati sono il Mobile Payment (14%) e i Chatbot per comunicare con la banca (10%), mentre tra i meno utilizzati ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%) e le assicurazioni con premi basati sul comportamento (1%). Nella gestione del risparmio, dove la preferenza resta netta per i tradizionali operatori postali e bancari, il 29% dei giovani non disdegna produttori di smartphone e startup e così per quanto attiene ai finanziamenti, per la cui richiesta i giovani guardano anche alle società di telecomunicazioni (22%). Il ricorso a Roboadvisor e salvadanaio digitale è ancora marginale: a fine 2018, erano 20.000 i sottoscrittori ai Roboadvisor, tramite cui i clienti hanno investito mediamente tra i 20.000 e i 30.000 euro l’anno. E i 250.000 italiani che hanno utilizzato il salvadanaio digitale, lo hanno fatto per lo più per accantonare piccole somme di denaro.

Cambia anche la modalità di fruizione: a fine 2018 ha raggiunto il 20% la quota di utenti bancari che si collega da smartphone o tablet. La quota di utenti da PC (48%) è maggiore, ma per la prima volta è in calo sul totale dei clienti (-3 punti). Mentre continua la chiusura di filiali da parte di diversi istituti, nel 2018 sono aumentate le filiali evolute (l’11% del totale, +4%), dotate di postazioni self-service, tramite cui i clienti possono usufruire di servizi in totale autonomia.

… e quello delle PMI

Il 36% delle PMI non ha mai fatto uso di prodotti e servizi finanziari: ma quelle che invece ne fanno uso (il 64%) predilige spesso il canale digitale per la fruizione dei servizi preferiti, quali anticipo fatture (62%), prestiti a medio-lungo termine (43%) e leasing (42%). Il canale digitale dell’Internet Banking prevale negli strumenti di pagamento, mentre nella fruizione dei prodotti finanziari vi è un forte equilibrio tra canale digitale e fisico. Nel 68% delle PMI i rapporti con gli istituti finanziari sono tenuti direttamente dal proprietario o da uno dei soci, con un’elevata propensione a rimanere con la banca principale (dichiarata dall’89% delle PMI). Nella scelta della banca e della compagnia assicurativa principale prevalgono criteri legati alla convenienza economica (rispettivamente per il 49% e il 60% delle PMI) e all’adeguatezza dell’offerta (45% e 49%).

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