Il credit crunch peggiora, soprattutto per le PMI, che garantiscono 36,6 miliardi di euro di investimenti lordi all’economia

Il calo continuo dei prestiti alle imprese può creare un danno potenzialmente devastante con effetti sulla produttività, sulla domanda di lavoro e l’occupazione. Effetti a cui bisogna far fronte: e il P2P lending vuol fare la sua parte

Il credit crunch? Da almeno un anno prosegue e prende forza. La brutta notizia dipende dalle condizioni di un’economia in cui i segnali di recessione si moltiplicano e l’incertezza aumenta. A rilevarlo è l’ultimo report trimestrale dell’Ufficio Studi di Confartigianato che analizza i numeri di Bankitalia.

In particolare a essere colpite di più “sono le micro e piccole imprese, nonostante i bassi tassi di interesse e il miglioramento della qualità del credito”. Anche l’ultimo Bollettino della Banca d’Italia conferma un “irrigidimento delle condizioni di accesso al credito per le imprese di minore dimensione”.

Così se a giugno 2019 i prestiti alle imprese sono diminuiti dello 0,7%, “in linea con il -0,6% del trimestre precedente ma in controtendenza rispetto al +0,5% di un anno prima, le maggiori criticità sul mercato del credito al sistema produttivo si osservano per i prestiti alle piccole imprese che a metà anno diminuiscono del 2,7%, peggiorando sia rispetto al -2,3% del trimestre precedente sia al -1,0% di un anno prima”.

La situazione è al limite del paradosso in un contesto in cui la BCE ha annunciato un nuovo QE e ha tagliato i tassi interbancari a -0,5%, portando il costo del denaro ancora più sotto zero.

Nel nostro blog ne abbiamo parlato diverse volte: le piccole e micro imprese sono più penalizzate della media non perché siano meno solvibili ma per effetto di due dinamiche che si rafforzano a vicenda. La prima è che i prestiti di piccole dimensioni sono un costo e non consentono alle banche di fare margine; la seconda, come rileva anche un’analisi di Bankitalia, è che le banche attribuiscono alle PMI una rischiosità aggiuntiva a parità di condizioni di bilancio e nonostante, sempre secondo Banca d’Italia, a fine 2017, in media, una piccola impresa italiana registrava una quota di crediti deteriorati del 23,5% contro il 25,1% della media generale. Non solo: la qualità era nettamente migliore rispetto alla media in 14 regioni italiane, tra cui, Liguria (con un differenziale del 9,3%), Molise a +6,5%, Sardegna (5,4%), Campania (4,8%) ed Emilia Romagna (4,7%).

Tra le regioni dove oggi si registra un credit crunch peggiore sia per le piccole che per la media generale delle imprese figurano alcune delle regioni più virtuose, come Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana, per terminare con il Lazio, dove i prestiti alle PMI scendono a fronte di un aumento del credito al totale imprese.

Insomma, se le banche continuano a tenere strette le maglie del credito non è perché le nostre imprese siano insolvibili ma per effetto, principalmente, dell’irrigidimento normativo generato dalle regole di Basilea, che impone una gestione prudenziale e ora – con la recente introduzione del principio contabile IFRS9 – anche un calcolo dinamico e condizionato dalle previsioni macro degli accantonamenti necessari per far fronte a eventuali perdite.

Le conseguenze della stretta sui prestiti alle PMI che, per quanto detto, è destinata a proseguire, non sono da sottovalutare. Nel quadro macro economico programmatico della Nota di aggiornamento del DEF 2019 varata a inizio ottobre, si prevede che gli investimentidell’economia italiana salgano del 2,2% per quest’anno e del 2,3% nel 2020: su questo andamento potrebbe influire negativamente il calo dei prestiti alle piccole imprese che, da sole, garantiscono 36,6 miliardi di euro di investimenti lordi in beni materiali. Un minore tasso di investimento si rifletterebbe negativamente sulla propensione all’innovazione e sulla dinamica della produttività, rendendo meno agevoli i processi di trasformazione digitale, per non parlare degli effetti sulla domanda di lavoro e l’occupazione, che potrebbero essere significativi.

Non c’è tempo da perdere: è necessario immettere liquidità nel sistema dell’economia reale. E il P2P lending è la soluzione già pronta a far fronte per quanto possibile al credito che non viene più erogato da altre fonti.

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