Crediti alle imprese: non c’è solo la banca (che ancora pesa per l’85% dei finanziamenti totali)

Minibond, quotazione in Borsa, e le frontiere del Fintech, ovvero marketplace lending e invoice trading. Una bussola per orientarsi nel mondo dei prestiti alternativi.

Un nuovo macchinario, un’assunzione, lo sviluppo di un ramo d’azienda per diversificare o internazionalizzarsi, un progetto che contribuisca allo sviluppo del business, o la semplice esigenza di pagare gli stipendi in attesa che i clienti saldino le fatture. Problemi quotidiani per le aziende, che ancora vengono affrontati, per l’85% dei crediti necessari, secondo Crif, attraverso la banca. Il che crea per le nostre PMI una situazione di dipendenza penalizzante per lo sviluppo. Mercati finanziari evoluti come Usa e UK vedono le proporzioni completamente invertite, con il mercato bancario che pesa solo per il 30-40% dei prestiti complessivi. Segnale che un altro mondo è possibile. Eppure l’abitudine di andare allo sportello è dura a morire per le nostre imprese, nonostante le alternative esistano e siano incentivate dal legislatore e anche dal senso comune. Emissione di credito, quotazione in Borsa, P2P lending, anticipo fatture digitale. Le modalità sono diverse e in espansione: scarsa conoscenza, poca fiducia per qualcosa che appare esotico, ”resistenza al cambiamento” sono gli elementi che hanno a oggi impedito alle forme di credito alternativo di avere lo sviluppo che meriterebbero e che darebbero alle imprese diverse possibilità di crescere. Ne passiamo in rassegna, a seguire, alcune in particolar modo adatte alla dimensione della PMI per contribuire, nel nostro piccolo, a chiarire agli imprenditori le opportunità alternative attualmente esistenti sul mercato.

Marketplace lending

Siamo sul campo da gioco da cui parliamo spesso, quello del Fintech. Partiamo dalla definizione: parliamo di una tipologia di prestito erogato da investitori privati o professionali direttamente alle aziende (specie quelle di dimensione piccola o media) mediante l’utilizzo di piattaforme web. I primi trovano rendimenti alternativi, le seconde trovano la possibilità di finanziarsi molto rapidamente, senza passare attraverso i canali tradizionali rappresentati da società finanziarie e banche. Questo mercato, di fatto creato in Italia da BorsadelCredito.it nel 2015, è ancora piccolo vista la sua giovane età ma cresce a ritmo vertiginoso. L’elemento che differenzia principalmente questo prestito tecnologico dalle altre forme fin qui descritte è la velocità: l’analisi dell’andamentale che consente di stabilire se un’azienda richiedente sia eleggibile per il credito viene svolta nel giro di 24 ore, tempo nel quale viene emesso l’esito. I soldi sul conto dell’imprenditore invece, arrivano in qualche giorno, anche solo 3, contro i 3 mesi di media necessari in banca. Il che rende evidente che uno dei maggiori vantaggi del marketplace è consentire a chi fa impresa di realizzare nell’immediato un progetto o un investimento.

Invoice trading

Una ulteriore forma di raccolta alternativa è quella dell’anticipo fatture: lo si fa in banca, come in banca si chiedono i prestiti, ma attraverso il web la prospettiva cambia e cambiano i tempi. Rispetto al marketplace lending che può avere finalità sia d’investimento sia di liquidità, l’invoice trading è finalizzato solo al secondo scopo. Poter finanziare con disponibilità liquide a breve termine gli elementi del capitale circolante (un ampio magazzino o i crediti concessi ai fornitori) è vitale: e anche se la situazione in questo ambito migliora per le imprese italiane, secondo l’Osservatorio Protesti e Pagamenti di Cerved comunque “nel corso del 2017 sono state protestate 19.466 imprese non individuali”. Sono 3 mila meno dell’anno precedente (-13,7%) ma comunque, ancora moltissime. Inoltre, in Italia, il tempo medio di incasso dei crediti commerciali è di 78 giorni, contro i 47 della media europea, e ci vogliono 137 giorni per saldare i debiti ai fornitori, contro i 65 giorni necessari nel resto d’Europa. Vale 334,7 milioni il segmento dell’invoice trading italiano, lo scrive p2plendingitalia.it, che analizza tre piattaforme nel settore (CashMe, Fifty, Workinvoice). Un valore che sottostima la realtà, non inglobando le piattaforme emergenti di CashInvoice, Credimi, CrowdCity. L’invoice trading è una forma di lending crowdfunding che consiste nella compravendita online di fatture. La procedura tipica è un’asta competitiva: l’azienda decide quota parte della fattura da farsi anticipare e vengono fissati intervalli temporali in base a cui scontare percentuali di sconto crescenti. Tipicamente l’azienda incassa il 90% di crediti esigibili tra i 45 e i 90 giorni in 24-48 ore e remunera, nel momento della riscossione dal cliente finale, tra il 6 e l’8% all’investitore che ha anticipato il credito. Come nel marketplace lending la piattaforma ha il ruolo di mettere in contatto PMI in possesso di fatture con gli investitori, che possono essere professionali o retail.

Minibond

Partiti nel 2012, in piena crisi di liquidità delle banche e con l’obiettivo di far convergere il risparmio previdenziale a medio lungo termine verso la piccola e media impresa, cinque anni dopo sono ancora un mercato piccolo ma in crescita. Secondo l’Osservatorio sui Minibond del Politecnico di Milano, “il valore nominale totale dei mini-bond è arrivato a superare in 5 anni i 16,9 miliardi di euro, 2,9 miliardi considerando solo le emissioni fatte da PMI (e 3,2 valutando esclusivamente quelle inferiori ai 50 milioni)”. I mini-bond sono titoli di debito emessi da società di capitale o cooperative, quotate e non, alternativi al credito bancario, e hanno rappresentato una fonte di finanziamento alternativa e complementare, soprattutto in preparazione (come se fosse un “allenamento”) a successive operazioni sul mercato mobiliare. Sempre secondo POLIMI “più del 50% è sotto la soglia dei 5 milioni” e nel 2017 sono state emessi 170 titoli per un valore complessivo di 5,5 miliardi di euro, 147 dei quali sotto i 50 milioni. Per il 2018, il trend continua a essere molto positivo. Un dato rilevante è la durata media di questi prestiti: “Nel 2017 la durata media è di 4,9 anni (in discesa rispetto ai 5,6 del 2016). La cedola quasi sempre è fissa, con un valore medio pari a 5,15% (quello mediano è 5%), solo in 58 casi è variabile. In linea con l’andamento dei tassi di interesse sul mercato, nel 2017 si è riscontrato per il terzo anno consecutivo una riduzione del coupon (la media è 4,74% rispetto a 4,94 dell’anno prima)”. Tassi interessanti e soprattutto stabili per un orizzonte temporale medio, in vista della fine del Quantitative Easing. Un’azione che dimostra che esistono aziende lungimiranti, chiaramente di dimensione almeno “media”, in grado di assicurarsi un credito a un prezzo interessante e di non dipendere quasi totalmente dalle banche.

Quotazione in Borsa

Se i minibond sono una palestra, le Olimpiadi sono rappresentate dalla Borsa. L’Italia ha uno dei mercati più rarefatti del mondo occidentale: vale l’1% della capitalizzazione mondiale. E dal 2000 la capitalizzazione è passata da 818 miliardi ai 630 di maggio 2018 (finalmente in crescita dal 2016). Colpa della crisi, senza dubbio, ma resta il fatto che secondo Kpmg, la nostra Borsa vale il 35% del Pil (che diventa meno del 20% se si escludono i bancari), contro il 51% della Germania, il 66% della Spagna e l’86% della Francia. Cioè, non rappresenta il tessuto economico sottostante da nessun punto di vista: né da quello dei volumi, né da quello settoriale, con le banche che occupano il 30% del Ftse/Mib. Per far fronte a questa situazione incancrenita, con la legge di bilancio 2018 è stato introdotto un credito di imposta sul 50% dei costi di consulenza sostenuti per le IPO che saranno presentate entro il 31 dicembre 2020. Un incentivo alla quotazione, di cui beneficiano le PMI (aziende con fatturato tra i 2 e 50 milioni di euro, secondo la definizione dell’Ue), fino a un importo massimo del credito di 500mila euro per singola operazione. In totale sono stati stanziati 20 milioni di euro per il 2019 e 30 milioni per i due anni successivi: 80 milioni per un potenziale di 160 nuove quotate nel triennio. La misura servirà soprattutto a stimolare la crescita del listino AIM che negli ultimi anni è l’unico ad aver visto l’approdo massiccio di matricole: 17 solo nel 2017, per una popolazione totale di 89 soggetti. L’obiettivo è raddoppiarlo. Parliamo tuttavia di un mercato residuale, ma che ha la capacità di raccogliere le PMI, grazie a una procedura semplificata e più snella e, ora, anche grazie agli incentivi.

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