Direct Lending: come funziona in Italia e perché il mercato è inesistente nonostante le potenzialità

BorsadelCredito.it è pronta ad ospitare già da quest’anno i fondi direct lending per aprire il marketplace lending per le PMI agli investitori istituzionali

 Nel 2016, secondo Deloitte, i fondi di direct lending in Europa hanno erogato 13 miliardi di euro in prestiti alle imprese e hanno una potenza di fuoco di circa 54 miliardi secondo il data provider Preqin. Un motivo in più, per le banche, per cercare accordi con chi nel prossimo futuro sarà protagonista dei fondi di direct lending, anche in Italia, ovvero i marketplace lenders. Perché le banche non trasmettono più credito all’economia reale – e possono farlo sempre meno, soprattutto quelle italiane strette nella morsa di richieste sempre più pressanti da parte del regolatore a cui a fine marzo dovranno presentare il piano per la gestione dei Non Performing Loans, i prestiti incagliati o inesigibili che ammontano alla cifra monstre di 200 miliardi di euro, che non cresce più ma non cala neppure abbastanza.

Le piattaforme come BorsadelCredito.it, che erogano prestiti online facendo coincidere domanda delle imprese e offerta dei prestatori, sono le candidate ideali a ospitare fondi di direct lending, ovvero fondi che eroghino credito all’economia reale e che siano investibili anche da investitori istituzionali. La nostra piattaforma è già pronta ad ospitare, già nel corso del 2017, gli investitori istituzionali che sono preparati ad entrare nel mercato del direct lending: per chi vuole un vero e proprio esperimento da pionieri, in un mercato che al momento non esiste.

Ma cos’è e come funziona il direct lending in Italia? Intanto, è stato sostanzialmente introdotto un anno fa, con il Decreto Legge 18/2016 che riporta “misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio”. Il decreto ha formalizzato, all’articolo 17, le modalità operative per la concessione di finanziamenti, il direct lending appunto, ai FIA o, per esteso, Fondi di Investimento Alternativi. I FIA possono, grazie alle nuove norme, fare direct lending, ossia concedere prestiti.

Una novità di portata rivoluzionaria. Per la prima volta nel 2014 era stato il Decreto Competitività (poi legge 116/2014) a estendere ad assicurazioni e a veicoli di cartolarizzazione la possibilità di erogare prestiti, attività da sempre concessa solo a banche e intermediari finanziari, in base all’art. 106 del TUB. Lo stesso Decreto conteneva un’apertura anche ai fondi comuni di investimento per la concessione di credito, corroborata da una agevolazione fiscale sugli interessi e i proventi rivenienti da alcune forme di finanziamento anche erogate da Oicr (organismi di investimento collettivi di risparmio). Mancava però, fino a quel punto, il raccordo con la previsione dell’esclusività per le banche delle attività di prestito, come contenuta nel TUB. Incertezza rimossa con l’ultimo intervento normativo che chiarisce il quadro anche per fondi e Oicr.

Così oggi, un nuovo articolo del TUF, il 46-ter disciplina anche la concessione di finanziamenti in Italia da parte di FIA UE. Per svolgere direct lending in Italia i Fia Ue dovranno comunicarlo preventivamente alla Banca d’Italia la quale avrà 60 giorni per esprimersi. L’attività di concessione di finanziamenti da parte di FIA italiani e europei sarà inoltre soggetta alle disposizioni in materia di trasparenza delle condizioni contrattuali e dei rapporti con i clienti nonché alla relativa disciplina sanzionatoria di cui al TUB.

Che significa tutto questo?

Che anche per le imprese più piccole e meno liquide ci sono in potenza nuove, ingenti, risorse finanziarie. Ma questo patrimonio sarà effettivamente disponibile quando sarà effettivo un mercato del direct lending non bancario. Per lo sviluppo del quale gli operatori del P2Plending per PMI come BorsadelCredito.it sono i soggetti più adatti. Perché sono in grado di individuare la base di clienti imprese interessate a possibili finanziamenti, di costruire una banca dati di imprese buone pagatrici e attribuire a ognuna di esse uno scoring basato su dati storici, previsioni di bilancio, analisi di governance, web reputation e andamentale; ma anche di attribuire un rating a ogni singola operazione proposta. Senza sottovalutare che sono anche in grado di effettuare la delibera di finanziamento e l’erogazione dello stesso in tempi infinitamente più brevi di quelli degli istituti tradizionali.

Le imprese che potrebbero beneficiare del direct lending in Italia sono molte e piccole, con disponibilità finanziarie limitate e con fabbisogni finanziari contenuti. Tutta una fascia di microimprese a cui non conviene ricorrere a strumenti di finanziamento alternativo come i minibond, che sono ancora troppo costosi e a cui le banche – come detto all’inizio – tendono a prestare sempre meno.

Insomma, una nuova frontiera che si apre, con la promessa di ridare fiato all’economia reale.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tweet
Condividi
Condividi