Il Fintech è una minaccia per il sistema?

Alcune banche sventolano la bandiera della minaccia…e hanno ragione: se non sanno innovare in un mercato che cambia e tende alla disintermediazione rischiano grosso loro ma non il sistema

Le banche hanno paura del FinTech. Ad affermarlo è il Financial Times, in un articolo recente in cui fa parlare i vertici di alcuni primari istituti finanziari europei, e non certo poco avvezzi al mondo di Internet, tra cui la spagnola BBVA e l’olandese ING.

Eppure, secondo queste banche, l’ingresso di colossi Usa e cinesi nel mondo dei pagamenti “minaccia la stabilità finanziaria” e per evitare questo possibile choc i gruppi IT entrati nei servizi bancari “dovrebbero essere assoggettati alle stesse regole a cui rispondono le banche”.

Partiamo da un principio. Chiunque voglia entrare nel business dei pagamenti non deve essere per forza una banca e soprattutto deve rispettare delle regole che sono uguali per tutti. Quindi se i BigTech vogliono fare pagamenti devono sottostare alle medesime regole per qualsiasi operatore.

Certo le nuove normative, soprattutto in Europa – ma non solo, hanno introdotto dei nuovi operatori che possono in maniera trasparente accedere al mercato dei pagamenti.

A dare l’ultima spallata al mondo bancario tradizionale e alla sua egemonia è stata la Payment Services Directive 2 (PSD2), la normativa europea recepita dagli Stati dell’Ue il 13 gennaio che, in estrema sintesi, obbliga le banche a fornire a terzi, qualificati e vigilati dalle Autorità, l’accesso ai conti dei clienti che abbiano fornito la loro autorizzazione. Una norma che consente di fatto alle società, soprattutto a quelle con alta componente tecnologica, vedi FinTech, di raccogliere la parte più preziosa del business bancario, in un mondo in cui i dati sono sempre più cruciali.

Fuori dall’Europa, in Usa e in Cina, Facebook, Amazon, Alibaba e Tencent sono già in pole position per sostituirsi alle banche sul mondo dei pagamenti. Lo conferma al Financial Times  Francisco González, presidente esecutivo di BBVA prossimo alla pensione, che ritiene inoltre che le FinTech godano di un grosso vantaggio competitivo che deriva dal non essere soggette alle stesse stringenti regole, per esempio sull’erogazione di prestiti.

Un’obiezione poco sensata e un timore. Poco sensata perché in realtà chi fa erogazione di prestiti è soggetto alle regole richieste dai regolatori. Se c’è una differenza riguarda soprattutto la regole per tutelare i correntisti delle banche per evitare che gli NPL e le corse al bancomat possano creare dei gravi problemi di sistema come è già accaduto in passato sia in Italia che nel mondo. Le piattaforme Fintech di erogazione di credito, invece, non hanno correntisti e quindi sono molto meno “minacciose” per il sistema diversamente invece da quanto accaduto negli ultimi 10 anni nel sistema finanziario globale.

Il timore è molto sensato quello cioè di essere fagocitati dal nuovo che avanza visto che queste FinTech e/o BigTech di fatto già forniscono servizi finanziari alternativi: Amazon nel campo dei pagamenti elettronici e dei prestiti ai negozianti nel marketplace; Facebook a ottobre 2016 ha ottenuto la licenza per effettuare pagamenti elettronici in Irlanda (e già consente agli utenti di inviate denaro attraverso Messenger). Mentre Alibaba e Tencent dominano l’industria dei pagamenti cinesi che vale 6,2 trilioni di euro.

L’open banking ora in arrivo potrebbe dunque dare alle banche il colpo di grazia sottraendo il principale asset che regalava un vantaggio competitivo senza pari.

La verità è che il sistema bancario, quello italiano in particolare, ha bisogno di innovare e rinnovarsi: la tecnologia non si può fermare per evitare gli choc sistemici che vaticina il manager di BBVA. Parliamo di un trend secolare che poco ha a che vedere con lobby e interessi particolari. Parliamo del futuro, che è fatto di disintermediazione, di operazioni online, di big data, di intelligenza artificiale. Pensare di poter restare legati alle operazioni allo sportello è l’anticamera di un suicidio. Allora le banche – quelle che non sono in grado di mutare – fanno bene ad aver paura della “minaccia”FinTech.

 

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