Il Fintech: lo strumento d’elezione per aumentare l’inclusione finanziaria e abbattere la povertà

Nel mondo ci sono ancora 1,7 miliardi di persone unbanked: dall’esclusione finanziaria si esce con la tecnologia, come sta accadendo in Asia e Africa. Ecco perché

Un miliardo e 700mila adulti nel mondo non hanno accesso in banca. È un dato, a nostro avviso sconvolgente, contenuto nell’ultimo Rapporto della Banca Mondiale sull’inclusione finanziaria. Un tema su cui l’attenzione è alta – e lo è da prima che arrivasse il Covid – perché agevolare l‘accesso delle persone alla finanza è uno dei modi principali per abbattere la povertà e garantire l’uguaglianza.

Lo si evince con chiarezza anche dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’UE, fin dall’obiettivo uno che mira alla povertà zero anche attraverso la microfinanza, che, associata alle nuove tecnologie, diventa uno strumento imprescindibile di inclusione economica e sociale. “In altri termini, lo sviluppo umano equo e sostenibile non può prescindere dalla tecnologia e dalla finanza”. È ormai chiaro ed evidente anche a livello istituzionale che sia la tecnologia lo strumento capace di garantire questo sviluppo, semplificando e accorciando i tempi di fruizione dei diversi servizi finanziari e attivando la riduzione dei gap prodotti dalle disuguaglianze economiche di partenza, perfino agendo, come ci dicono i dati, sul fronte delle disuguaglianze di genere.

Il mondo emergente

Tornando ai dati della Banca Mondiale, che fotografano la situazione al 2017, il 69% degli adulti in tutto il mondo (3,8 miliardi di persone) aveva un conto online, contro il 51% nel 2011. La diffusione degli smartphone ha spinto i pagamenti digitali (dal 67% al 76% in 4 anni e dal 57% al 70% nei Paesi in via di sviluppo).

Il legame tra tecnologia e diffusione di servizi finanziari è più evidente nel mondo emergente, dove è proprio la tecnologia a guidare la rivoluzione finanziaria. Nell’Asia del Sud dal 2014 a oggi i titolari di conti online sono aumentati del 23% e sono il 70% della popolazione. A guidare il trend sono la Cina e soprattutto l’India, dove l’80% degli abitanti ha un conto corrente: merito del programma Aadhaar che ha introdotto un sistema efficace di identificazione biometrica, mentre la diffusione della tecnologia consentiva alle banche di erogare i propri servizi anche nelle aree remote delle campagne attraverso ogni bottega locale.

Anche l’Africa sta diventando più bancarizzata grazie alla tecnologia, anche se la strada da fare in questo caso è più lunga. Sempre dal Global Financial Inclusion Database si evince che i possessori di conti corrente siano raddoppiati: dal 23,2% del 2011 al 34,2% del 2014 al 42,6% del 2017. Nel continente l’innovazione tecnologica in ambito finanziario è molto spinta: M-Pesa, uno dei primi sistemi al mondo per il trasferimento di denaro tramite dispositivi cellulari, è stato lanciato in Kenya nel 2007: non sono sistemi perfetti, ma sono emblematici di una rivoluzione in corso. Tanto che ancora la Banca Mondiale ci informa che l’Africa Subsahariana è l’unica regione al mondo in cui la percentuale di adulti titolari di un conto di mobile money supera il 20%. Il Fintech può aiutare anche sul fronte del microcredito, con i sui sistemi di scoring basati su AI: lo sa anche la Banca Africana per lo sviluppo che ha lanciato l’Africa Digital Financial Inclusion Facility (ADFI) per rispondere alle esigenze di microcredito di circa il 76% della popolazione dell’Africa Subsahariana pressoché tagliata fuori dai servizi delle banche tradizionali.

Il mondo occidentale

Credere che il tema dell’inclusione finanziaria riguardi solo i Paesi emergenti è miope. La Federal Deposit Insurance Corporation (FDCI) negli Stati Uniti somministra biennalmente un questionario per stimare la popolazione interna degli unbanked: parliamo di circa un quarto delle famiglie Usa, ovvero circa 34 milioni.

Secondo Learnbonds, in Europa il 77,74% della popolazione ha un conto corrente (il che vuol dire che oltre il 20% non ce l’ha): l’Italia è appena sopra la media con il 79% di titolari di conto.

I benefici dell’inclusione finanziaria

I benefici derivanti dal fintech per le persone sono diversi e variano dalla possibilità di archiviare e trasferire fondi attraverso uno smartphone alla possibilità di gestire rischi finanziari, alla riduzione dei costi di pagamento mentre si migliora qualità e tempistiche dei servizi, fino a una maggiore consapevolezza delle persone verso il denaro e all’aumento delle competenze. Ne traggono vantaggio anche i Paesi che possono aumentare la trasparenza e l’efficienza della pubblica amministrazione.

Ma ovviamente perché tutto funzioni si deve far leva su tre fattori: l’educazione finanziaria,un maggior impegno del mondo produttivo verso strumenti di pagamento tracciabili e dei governi nella promulgazione di leggi e nell’investimento di infrastrutture che agevolino questo passaggio.

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