Funding Circle raccoglie capitali pubblici e privati: il marketplace lending british vola

Mentre in Italia il marketplace lending è ancora un oggetto semi-sconosciuto (e sicuramente sottovalutato), nel Regno Unito, che è anche il regno del p2p, sempre più segnali dimostrano quanto stia maturando il mercato e quanto queste piattaforme siano in grado di sostituire le banche nel finanziamento all’economia reale.

Il nuovo anno è iniziato con due notizie molto positive per Funding Circle, il leader britannico del p2p alle pmi. La prima è l’iniezione extra di 40 milioni di sterline (circa 46 milioni di euro) da parte del governo per finanziarie le piccole imprese. “L’azienda – secondo quanto riporta il Telegraphha dichiarato che la British Business Bank, a partecipazione pubblica, presterà direttamente questa somma attraverso la piattaforma insieme agli altri 50mila prestatori individuali”: l’iniezione di liquidità segue una prima tranche già versata da 60 milioni. Circa il 10% della liquidità dell’azienda arriva ormai da fonti pubbliche.

Perché il governo inglese lo fa? “Per abilitare la crescita e il successo di quante più imprese nel Regno Unito,” risponde Catherine Lewis La Torre, CEO della British Business Bank Investments. Che non è l’unica società di natura pubblica a essersi lanciata nell’impresa. C’è anche la European Investment Bank che attraverso il portale sta prestando all’economia reale 100 milioni di sterline (115 milioni in euro). In questo caso soldi della comunità europea.

Un’iniezione che arriva contestualmente alla ripresa degli investimenti da parte delle pmi inglesi che è addirittura aumentata dopo il voto sulla Brexit. Nell’ultimo trimestre del 2016, almeno sulle piattaforme di p2p, i prestiti hanno ripreso a crescere – non nelle banche della City, nonostante i vari programmi di governo per incentivare i prestiti e stimolare l’economia.

Non solo fondi pubblici per il lending britannico. La seconda notizia di gennaio che riguarda Funding Circle è l’immissione di 82 milioni di sterline in equity (circa 95 milioni di euro) da parte di una cordata di investitori guidata da Accel e che ha visto la partecipazione di Baillie Gifford, DST Global, Index Ventures, Ribbit Capital, Rocket Internet, Sands Capital Ventures, Temasek e Union Square Ventures, tutti investitori storici di Funding Circle. Un attestato di valore che arriva al mondo fintech e in particolare a un’azienda che, per dirla con le parole del Cancelliere Philip Hammond, “gioca un ruolo importante nella nostra economia – contribuendo alla crescita delle imprese e alla creazione dei posti di lavoro.

Gli obiettivi per i prossimi 12 mesi sono ambiziosi. “Stimiamo – ha detto il CEO e co-fondatore di Funding Circle Samir Desai – la creazione di 50mila nuovi posti di lavoro grazie ai prestiti erogati attraverso la piattaforma,” che nel 2016 sono ammontati in totale a 1,1 miliardi di sterline (1,27 in euro) di cui circa 400 milioni (461 milioni di euro) nel solo quarto trimestre, che ha segnato una crescita record anno su anno, pari al 90%.

Certo, anche nel mercato anglosassone gli scettici non mancano. E c’è chi ancora non si fida del p2p lending, sostenendo che non abbia mai dato prova di resistenza in una recessione: è semplicemente un mercato troppo nuovo e finché le cose vanno bene, è fin troppo facile crescere e avere buoni rendimenti. Il bello, però, è che le piattaforme britanniche non se lo sono fatto ripetere due volte: la stessa Funding Circle si è sottoposta agli stress test bancari e… li ha superati a pieni voti. Anche negli scenari più hard, gli stessi che Rbs ha fallito e che Barclays e Standard Chartred hanno passato per il rotto della cuffia (se ne parla qui e ne parleremo più in dettaglio in un prossimo post). Marketplace lending 1 – banche della City 0. E palla al centro.

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