Gli sviluppi del mercato europeo della finanza alternativa: più grande, più regolato, con prodotti sempre più innovativi

L’Italia è nella top-four per volume ma a fondo classifica per erogato pro capite, il che indica ampio spazio di crescita. Inoltre, nel nostro Paese è appena iniziato l’investimento di stampo istituzionale che negli altri Paesi invece arretra. Il quadro del settore secondo le Università di Agder e Cambridge

Un mercato altamente diversificato in uno spazio relativamente piccolo e nello stesso tempo complessivamente più dinamico di qualsiasi altra economia nel mondo. Parliamo del FinTech europeo, che sta cambiando passo.

Lo attesta il quarto report sulla finanza alternativa in Europa realizzato dalle Università di Cambridge e di Agder in cooperazione con Invesco e con la partecipazione anche degli operatori di settore (tra cui BorsadelCredito.it e altri portali italiani), “Shifting Paradigms”. Il report analizza 269 piattaforme in 45 Paesi europei. “I dati mostrano una crescita generalmente forte e costante dell’attività di finanza alternativa nella maggior parte dei Paesi, indicando che questi nuovi modelli di raccolta e distribuzione di capitali stanno donando benefici concreti e reali che stanno ispirando i trend del mercato”.

In tutta la regione, le piattaforme hanno continuato a crescere, rispondendo alle normative ed espandendo le operazioni a livello internazionale. Dunque, un’evoluzione che non è solo dimensionale, ma anche qualitativa.

Ma vediamo i dettagli di questi “paradigmi in cambiamento”, partendo dai numeri. Lo studio indica una crescita del mercato europeo (compreso il Regno Unito) del 36% per raggiungere 10,436 miliardi di euro nel 2017.

Il Regno Unito è ancora il più grande mercato individuale di finanza alternativa, sebbene con una quota di mercato in calo dal 73% nel 2016 al 68% nel 2017. Escludendo il Regno Unito dal volume complessivo, l’industria europea delle alternative online è cresciuta del 63% da 2,063 miliardi a 3,369 miliardi di euro. Questa crescita è più lenta rispetto agli anni precedenti, poiché nel 2016 il mercato è cresciuto 102%. Tra il 2013 e il 2017, tuttavia il tasso medio di crescita annuale per l’Europa è stato dell’80%.

Francia, Germania e Paesi Bassi sono i primi tre mercati nazionali per volume di mercato nell’Europa ex Regno Unito. Il mercato francese ha raggiunto i 661,37 milioni di euro, seguito dalla Germania (595,41 milioni), dai Paesi Bassi (279,93 milioni di euro), dall’Italia (240,66 milioni di euro), dalla Finlandia (196,76 milioni di euro). I Paesi nordici hanno generato complessivamente 449,0 milioni di euro, diventando così il terzo più grande mercato regionale in Europa.

I numeri non dicono necessariamente tutto: intanto quelli citati si riferiscono al 2017 e non inglobano la crescita esponenziale avvenuta nel frattempo, quando l’Italia ha raggiunto un volume complessivo di 1,5 miliardi. Inoltre, se si articola il dato su base pro capite, Francia e Germania sono rispettivamente nona e tredicesima, il che è in netto contrasto con la loro posizione in termini di volume totale. “Le considerevoli differenze nelle classifiche complessive tra volume totale e volume pro capite indicano che anche i Paesi con volumi più piccoli possono avere una maggiore penetrazione e utilizzo di questi modelli. In quasi tutti i casi, un volume totale elevato non implica necessariamente una forte correlazione con le classifiche di distribuzione pro capite”.

L’Italia in questa classifica è 16esima su 22 Paesi, il che indica uno spazio di crescita potenzialmente ancora enorme.

Per il quarto anno consecutivo il credito al consumo ha rappresentato la maggiore quota di mercato in Europa (sempre ex Regno Unito). Questo modello ha rappresentato il 41% del volume totale ed è cresciuto del 99,8% rispetto ai 697 milioni di euro del 2016 a 1392 milioni di euro nel 2017. L’invoice trading rappresenta il 15,9% del mercato, e il P2P Business Lending il 13,8%.

Un trend che in Italia è invertito, dato che la parte del leone la fa l’invoice trading con quasi due terzi della raccolta complessiva, mostrando come gli stadi di sviluppo che ciascun Paese sta attraversando siano profondamente diversi.

L’Italia rappresenta un’eccezione anche dal punto di vista degli investitori: il report di Agder e Cambridge mostra che l’apporto degli investitori istituzionali (fondi pensione, fondi comuni di investimento, fondi di gestione patrimoniale e banche) sta diminuendo. Ad esempio, la percentuale di istituzioni che partecipano al credito al consumo P2P è diminuita dal 45% nel 2016 al 12% nel 2017. Inoltre, il finanziamento istituzionale è passato dal 29% al 24% nel lending aziendale e dal 68% al 22% nell’invoice trading. In Italia, il 2018 è stato l’anno in cui è avvenuta la spinta per attrarre sempre più istituzionali in un mercato che finora era stato appannaggio esclusivo del retail.

Il P2P dedicato alle imprese è cresciuto in Europa nel 2017 a 1.660 miliardi di euro fornendo liquidità a oltre 24.000 aziende. Complessivamente, il finanziamento alle imprese europee nell’ultimo anno rilevato è cresciuto di 534 milioni di euro e ha raccolto fondi per ulteriori 9.586 imprese. I modelli basati sul debito hanno rappresentato il 76% di tutto il business finance, mentre i modelli basati su equity hanno rappresentato il 21%. I primi Paesi in termini di finanziamenti commerciali sono stati la Francia (325 milioni di euro), i Paesi Bassi (264 milioni di euro), l’Italia (171 milioni di euro), la Svezia (126 milioni di euro) e la Germania (106 milioni di euro).

Prosegue il processo di internazionalizzazione delle piattaforme. Nel 2017, l’88% delle piattaforme riportava un certo livello di presenza transfrontaliera, ma la maggior parte indica ancora bassi livelli di tali attività. Ad esempio, il 55% delle piattaforme che hanno segnalato un numero di servizi transfrontalieri dichiara che questi rappresentano solo il 30% dei loro volumi. E, nonostante la crescita dell’orientamento internazionale delle piattaforme, la collocazione effettiva dei servizi, dell’interfaccia e del marchio rimane limitata alla nazione di origine. Insomma, il trend è appena iniziato.

Quanto ai modelli di business, le piattaforme di lending, per oltre il 50%, non ha apportato modifiche. La maggior parte dell’innovazione si è concentrata sul miglioramento dell’efficienza operativa attraverso lo snellimento e l’automazione dei processi, nonché l’ottimizzazione dell’elaborazione dei pagamenti e la verifica dei clienti.

L’innovazione del prodotto, inoltre, è stata elevata in tutto il settore dedicato al business, trend culminato nel 2018 nella specialty finance e nelle nicchie, in cui la stessa BorsadelCredito.it è attiva. Aumenta e si affina, infine, il quadro regolamentare che rende le piattaforme sempre più sicure e solide. Il futuro è in costruzione. E cresce rapidamente.

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