Il futuro delle banche tra P2P, Crowdfunding e Coopetition

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La nuova era del credito alle imprese l’abbiamo inaugurata, in Italia, un anno e mezzo fa. Abbiamo proposto, creando una piattaforma digitale, la possibilità di richiedere finanziamenti e confrontarne le offerte, offrendo un supporto consulenziale per tutte le fasi della lavorazione, dalla richiesta all’erogazione. Il tutto gratuitamente e con un processo che dura non più di 24 ore.

Quello di BorsadelCredito.it, però, è un esempio tra i tanti che stanno cambiando il mondo del credito e stravolgendo le banche. Soprattutto all’estero, le aziende innovative sono riuscite a sfruttare il digitale per soddisfare i bisogni di multicanalità degli utenti. Banalmente, a tutti oggi interessa poter avere un conto corrente online, pagare tramite un app o richiedere un fido senza per forza doversi recare in banca.

Gli istituti bancari tradizionali, oggi, si stanno sforzando di spingere su prodotti digitali. Ma gli alti costi operativi da una parte e l’agilità delle startup fintech dall’altra costringono le banche a doversi ripensare se vogliono rimanere delle istituzioni importanti per la gestione dei flussi economici di cittadini e aziende.

Roberto Ferrari, direttore generale di CheBanca!, parla di un sistema generalista in difficoltà, descrivendo i 2 scenari che vede nel futuro del banking:

Il reshaping del modello di banca sarà forte, articolato e pervasivo. Mi soffermo su due fenomeni principali particolarmente importanti: verticalizzazione dell’offerta dei servizi bancari e finanziari e specializzazione. Disintermediazione e creazione di nuovi marketplaces.

Primo punto: Tutti i pezzi del banking sono a rischio. Dai servizi di base e pagamento all’erogazione di credito, dall’ advisory sugli investimenti ai servizi allo small business ecc. In tutti i segmenti ci sono player digitali verticali, quindi specializzati in una funzione. Ha fatto scalpore la quotazione di Lending Club di fine 2014  ma da WealthFront a Kickstarter da Kabbage  a Dwolla ogni segmento verticale ha il suo Champion e i suoi concorrenti digitali già numerosi e ben finanziati pronti d aggredire. Stanno già iniziando a togliere business alle banche tradizionali. Ad esempio Lending Club ha già intermediato oltre 6 miliardi di dollari di finanziamenti negli Usa. L’”alternative funding” nel Regno Unito nel 2014 ha prodotto finanziamenti per oltre 1,7 milardi. WealthFront negli Stati Uniti ha superato 1 miliardo di asset investiti nella loro piattaforma di digital advisory, Nutmeg nel Regno Unito, con un servizio simile ha già raggiunto i 50 mila clienti e ci sono molti altri player simili che offrono servizi di automated online advisory.

Secondo punto: marketplace. Le banche devono far girare i soldi e possono far incontrare domanda e offerta. Questa è anche la loro funzione. Quindi non c’è nulla di male nel rinunciare alla propria fabbrica prodotto o ridurne i confini, in un verticale non prioritario, e trasformarsi in marketplace mettendo in contatto domanda e offerta e ricavandone delle commissioni, offrendo magari la  sicurezza dei propri sistemi e la propria reputazione. Il trust è sempre fondamentale. E le Fintech se vogliono raggiungere le grandi masse hanno bisogno di aiuto nel generare trust e trovare clienti. Potrebbe essere un win – win.  Sta già succedendo. Non riesco a soddisfare tutta la domanda di credito? Negli Regno Unito Santander e RBS hanno un accordo con Funding Circle, una Fintech di P2P lending, a cui dirigono piccole imprese loro clienti in cerca di un finanziamento. Un bel win-win. La coopetition è una soluzione se usata bene… continua a leggere su Smartmoney

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