La Cina? Ora vuole diventare la Regina del FinTech

A un anno dal fallimento di 200 piattaforme di lending che attuavano condotte illegali, il Celeste Impero vara il suo piano triennale per fare del FinTech il motore di sviluppo della finanza di alta qualità del futuro. Regole e sicurezza in primo piano. E intanto Pechino si prepara, a giorni, al lancio della prima criptovaluta di Stato

La Cina del FinTech si riorganizza. Ed è pronta a bruciare tutti i record del settore, a partire da quello che la porterà a diventare il primo Paese al mondo a emettere una criptovaluta di Stato.

Dopo il tracollo dell’estate 2018 che aveva provocato il fallimento di colossi del lending (con la perdita di migliaia di miliardi di yuan) per pratiche molto vicine alla truffa, è il governo stesso a elaborare una strategia per il settore.

Una decisione dovuta per un Paese che mira ad assumere una posizione di leadership sempre più forte nell’economia globale: l’iniziativa della Belt and Road, che ha festeggiato sei anni di vita, d’altronde è tutta tesa verso questo obiettivo e lo sta realizzando attraverso il potenziamento delle infrastrutture e del commercio, con accordi multilaterali, e migliorando la qualità della vita dei cittadini.

Quanto al FinTech, lo scorso aprile, S.E. Li Keqiang, Premier del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, ha detto di avere intenzione di “promuovere nuove aree di cooperazione per l’innovazione come l’economia digitale, l’e-commerce, il Fintech e le smart City. Dobbiamo lavorare insieme per mantenere un ambiente di mercato equo, giusto e non discriminatorio per aprire la strada ai progressi nella cooperazione per l’innovazione “.

Alla fine di agosto, la Banca Popolare Cinese (PBOC) ha annunciato il suo “Piano di sviluppo FinTech” per il periodo dal 2019 al 2021: l’obiettivo è fare del FinTech il nuovo motore dello sviluppo finanziario di alta qualità e diventare leader globali nel settore. E per farlo identifica sei obiettivi:

• Il primo è il rafforzamento della diffusione strategica del FinTech, che si attua attraverso la pianificazione top-down con una prospettiva di lungo termine, la selezione dei trend tecnologici emergenti, l’ottimizzazione dei sistemi e la costruzione di team con le necessarie skill;

• Il secondo è rafforzare l’applicazione razionale del FinTech, che si realizza focalizzandosi sulle tecnologie dirompenti per guidare lo sviluppo generale. Una volta standardizzata la selezione di queste tecnologie chiave, trovate le risorse necessarie al loro sviluppo, e garantita la sicurezza degli utenti, il FinTech potrà diventare il nuovo driver della crescita finanziaria di alta qualità;

• Il terzo caposaldo è migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi finanziari: utilizzare razionalmente il FinTech per arricchire i canali di servizio, migliorare l’offerta di prodotti, ridurre i costi di servizio, ottimizzare i servizi di finanziamento, migliorandone la qualità e l’efficienza e, in conclusione, impattare positivamente sulla qualità della vita delle persone, promuovendo lo sviluppo sano e sostenibile dell’economia reale.

• Il quarto punto è rafforzare le capacità di prevenzione e controllo dei rischi finanziari, gestendo correttamente la relazione tra sicurezza e crescita, utilizzando lo stesso FinTech per migliorare le capacità di identificazione e per creare sistemi di allarme tempestivo e smaltimento dei rischi finanziari intersettoriali e interregionali, proteggendo le informazioni finanziarie e la sicurezza della rete.

• Il quinto è rafforzare la regolamentazione e la supervisione del FinTech: accelerando la fissazione di un sistema di linee guida, per il monitoraggio e la valutazione delle FinTech, indagando sui meccanismi di funzionamento e di gestione delle aziende e raccogliendo dati complessivi di sistema. Favorendo infine la specializzazione, l’unitarietà e la completezza della normativa.

• Il sesto punto è il supporto continuo alle fondamenta del FinTech, attraverso il continuo miglioramento dell’ecosistema e il sostegno a una crescita ordinata e sana delle nuove aziende.

Un quadro complesso teso a evitare quanto sperimentato nell’estate del 2018 quando (ne avevamo parlato qui) la Cina del P2P lending aveva iniziato a colare a picco.

All’improvviso 200 piattaforme (delle 2mila realtà cinesi, con 50 milioni con un giro di affari di 1,3 trilioni di yuan, pari a 195 miliardi di dollari) avevano dichiarato bancarotta. Tra le società in crisi, figurano i nomi di giganti come Qian88.com, Lqgapp.com e Jinyinmao.

Un tracollo causato proprio dal fatto che la Cina aveva creato il suo marketplace dei prestiti tra pari in un mercato senza regole, in cui non esisteva, per dire, neppure un registro formale delle piattaforme. Proprio la totale mancanza di regole ha fatto sì che molti soggetti adottassero condotte illegali, dall’uso fraudolento dei fondi prestati, alla variazione unilaterale delle scadenze fino ai furti di identità per far figurare come richiedenti soggetti con un andamentale sano.

La Cina è in ogni caso il più grande mercato FinTech al mondo. E proprio questa sua dimensione, di cui abbiamo appena visto i contro, produce anche importanti pro. Tra questi, la capacità di sviluppo di tecnologie chiave come la blockchain, che porterà la Cina a emettere l’11 novembre (secondo Forbes) l’attesa Central Bank Digital Currency (CBDC). La valuta sarà distribuita attraverso grandi banche e grandi tech corp tra cui Alibaba e Tencent.

Sarà il primo Paese al mondo. E chissà a quante altre prime volte nel FinTech assisteremo dalle parti di Pechino.

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