La Fintegration è finalmente realtà

Ci voleva una pandemia per dare slancio al processo di digitalizzazione delle banche. Un processo che finalmente sta prendendo quota grazie alla collaborazione con il FinTech, come sostiene anche un recente Osservatorio del Polimi. Ma da questo momento in poi il percorso dovrà assumere nuove forme, facendo evolvere sia le banche, sia le ex startup della tecnofinanza

L’emergenza sanitaria ha dato una strattonata al processo di digitalizzazione delle banche, che era già in atto ma arrancava. Ora appare definitivamente partito dopo una lunga fase di warm up. Tutto il mercato si sta muovendo in questa direzione, come dimostrano gli accordi fatti dalle imprese FinTech con diverse banche e altre istituzioni finanziarie.

Siamo convinti che nel post Covid riprenderanno nuova forza anche soggetti diversi, in particolare coloro che presidiano i territori, come i confidi e le banche territoriali, che possiedono la conoscenza dell’area in cui insistono e delle dinamiche che quell’area muovono, diverse da regione a regione e dipendente anche dalla natura industriale delle stesse. Su quella conoscenza innestiamo il nostro know how, abilitando esperienze d’uso nuove e diverse che funzionino verso le PMI.

Quali esperienze d’uso chiedono i clienti bancari (la fotografia del Polimi)

Quali sono queste esperienze d’uso che chiede il mercato? Ci aiuta a rispondere il recente Osservatorio su FinTech e InsurTech del Politecnico di Milano. Secondo il report, il 75% dei clienti retail che nel primo lockdown se ne è servito, si è detto soddisfatto della propria interazione digitale con la banca, ma ha chiesto nel contempo una migliore user experience e servizi nuovi, per esempio la possibilità di pagare le bollette dal conto online (47%), servizi per l’identità digitale (38%), per la telefonia mobile (36%), per la mobilità e la fedeltà (in entrambi i casi il 34%). Gli under 35 in particolare richiedono servizi per gestire e accrescere le proprie risorse, come budgeting (31%, contro il 19% tra gli over 55) e opzioni di investimento personalizzate (30%, contro 21% tra gli over 55).

Sul fronte del cliente business, il lockdown ha spinto il 51% delle PMI a ridurre gli incontri di persona con il consulente bancario e il 45% a diminuire l’accesso alle filiali. Il 13% ha compensato la minore interazione fisica dialogando con i consulenti in videoconferenza, il 20% ha aumentato il ricorso all’home banking, il 7% ha sostituito l’anticipo fatture tradizionale con soluzioni online e il 5% ha sottoscritto prestiti in rete. Solo una minoranza delle PMI è insoddisfatta dei servizi digitali della propria banca (3%). Non sono però mancati i problemi: il 19% delle PMI ha segnalato l’indisponibilità di alcune soluzioni digitali necessarie, il 17% problemi con le soluzioni digitali offerte.

Le PMI si fidano delle banche (ma guardano anche ad altri soggetti)

Senza rinnegare la banca – che è comunque il soggetto di riferimento per la gran parte dei clienti business – la pandemia li ha resi più disponibili a chiedere un prestito a breve termine o un finanziamento del capitale circolante a un attore innovativo. Il 29% si affiderebbe ad un soggetto tradizionale non finanziario come la propria associazione di categoria.

Il che conferma quanto dicevamo: la risposta a questa domanda è la fintegration. Le banche hanno oggi a disposizione un ecosistema, composto da 300 startup FinTech, pronto a intercettare le richieste di user experience di qualità, velocità di risposta, trasparenza e sostenibilità.

Per garantire questa user experience adeguata serve la tecnologia e servono i dati dei clienti, i quali però spesso non sono disponibili a condividerli. Ed è per questo che dobbiamo collaborare con gli attori del territorio.

Le realtà territoriali hanno tantissime informazioni utili per strutturare prodotti finanziari ad hoc. È un patrimonio enorme che esse possono mettere a disposizione dei partner per trarne a loro volta un vantaggio competitivo. Noi dobbiamo fare leva su questo patrimonio e sfruttare queste informazioni in maniera efficiente, ovvero canalizzandole in maniera da trasformarle in valore, per la FinTech, per l’istituzione finanziaria territoriale, per la PMI cliente finale.

Questione di regole e di mercato

Il FinTech dal canto suo si sta evolvendo, da un lato sulla spinta normativa del Regolamento comunitario sul crowfunding che riporta equity e debt alle regole di adeguatezza, trasparenza informativa, arricchimento dell’informazione contrattuale e precontrattuale tipica dell’asset management. Dall’altro lato orientata dal mercato.

Le regole servono per rendere il mercato fluido e avvicinare gli investitori istituzionali al digital lending. Ma da sole non bastano. Un esempio è quello della PSD2: nonostante siano passati anni da quando la normativa è operativa in UE, ad oggi il mondo dell’open banking non funziona ancora completamente a regime. Soprattutto nella fase di inizializzazione dei pagamenti, esistono pochi casi concreti live sul mercato: questo dipende dal fatto che non c’è ancora la possibilità di testare sul campo queste normative.

Ma oggi un’ulteriore nuova occasione ci viene offerta dalla pandemia e non dobbiamo lasciarcela scappare.

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