La Lombardia traina la ripresa delle aziende italiane

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Crisi in fase di rallentamento, aumento considerevole delle quote di export, miglioramento del clima di fiducia delle imprese. Questi, in sintesi, i fattori con cui le prospettive di ripresa si affacciano sul panorama italiano, alla luce dei dati di Unioncamere, Confindustria, Commissione Ue, Intesa Sanpaolo, Prometeia e Istat.

Cresce l’internazionalizzazione, soprattutto in Lombardia – è l’export a sostenere in maniera importante questa fase di ripresa per le aziende, soprattutto al Nord. La quota di fatturato realizzata in oltreconfine ha superato, questo mese, il 40% in Lombardia ( nuovo massimo storico). Per il primo motore dell’economia nazionale, l’analisi di Unioncamere e Confindustria Lombardia evidenzia inoltre nel secondo trimestre una crescita tendenziale dello 0,1% per la produzione industriale.
Lo sviluppo internazionale delle imprese italiane è però dovuto essenzialmente alla presenza di una debole domanda nel mercato interno. Attitudine, questa, che favorisce le imprese medie (oltre 50 addetti), più grandi e preparate a competere su altri mercati, a discapito delle piccole aziende, più sbilanciate verso il mercato interno.

Cresce la fiducia delle imprese – Altri due indicatori sono un indizio che il clima negativo, dovuto alla recessione, stia svanendo, seppur lentamente. L’ISTAT ha rilevato un aumento del clima di fiducia delle imprese nel mese di luglio: l’indice è salito al 79,6, migliorando di 3,2 punti la performance di giugno. Mentre in termini di “speranza” l’Italia è al top nell’indice Esi (Economic sentiment indicator) di luglio, con un progresso di 2,9 punti, quasi il triplo rispetto al miglioramento della media dell’Eurozona.

Come riporta il Sole24Ore, sono molti i settori che hanno frenato la loro crisi nell’ultimo mese:

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Il fatturato dei settori industriali italiani (variazione % tendenziale, euro correnti – fonte: www.prometeia.it)

la riduzione dei livelli produttivi che non colpisce più indistintamente tutti i comparti ma si concentra soprattutto nelle imprese legate all’edilizia (-6,6% per i minerali non metalliferi) o dipendenti dai consumi “rinviabili” delle famiglie (-3,4% per l’abbigliamento). Resistono, contenendo la caduta, tessile e pelli-calzature (-0,5%), siderurgia (-0,2%) e legno-mobilio (-0,1%) mentre incrementano i livelli produttivi mezzi di trasporto (+1,9%), chimica (+1,3%), meccanica (+0,8%), alimentari e gomma-plastica (+0,3%). continua a leggere sul Sole24Ore

 

 

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