Le parole che non ti ho detto (terza parte)

Glossario minimo del FinTech secondo BorsadelCredito.it

In questo post, terza e ultima puntata – per ora – del glossario minimo, espandiamo il vocabolario alle parole del Fintech, di cui il P2P lending è un settore molto importante. Si tratta di parole per lo più inglesi, non a caso, visto che il Regno Unito è la patria del FinTech, dove ogni cosa nasce e si sviluppano le tendenze del futuro. Parole con le quali, se vi interessa l’argomento, inevitabilmente vi scontrerete spesso. Proviamo a spiegarle di seguito.

FinTech: partiamo dai fondamentali. Questo neologismo è la crasi di due parole: “financial technology”, tecnologia finanziaria. Ovviamente è un ombrello nel quale finiscono molti sotto-settori: ma in sostanza si tratta di tutti i servizi finanziari, resi più efficienti dalla tecnologia. Spaziamo dai robo-advisor, ovvero i consulenti virtuali di investimenti; al peer-to-peer lending che è quello che facciamo noi, ovvero i prestiti tra pari; alle criptovalute come il Bitcoin.

Disruption: quando un mercato smette di funzionare in maniera regolare e, tipicamente, subisce un vasto e rapido declino si parla di disruption. Significa letteralmente distruzione ed è provocata sia da minacce fisiche, ma, più tipicamente nell’uso corrente, dall’avvento di nuove tecnologie che rendono obsoleto il modo tradizionale in cui le cose si facevano prima in quel settore. La finanza ne è un esempio lampante e non a caso banche e società di gestione del risparmio stanno guardando sempre con maggiore interesse alle diverse forme di FinTech e da più parti si levano appelli affinché, per sopravvivere, queste istituzioni si aprano al nuovo.

Big data: i dati e la loro comprensione e gestione sono diventati variabili vitali per le aziende. Ne viene prodotto un volume enorme da qualunque soggetto, cittadini, aziende e istituzioni. Per cui, se sfruttati bene, i Big data sono lo strumento che serve a leggere e prevedere le dinamiche dei soggetti analizzati per trarne un vantaggio competitivo sul mercato. Software basati sull’intelligenza artificiale consentono di riconoscere un significato dentro a un mare magnum di informazioni appartenente prive di coerenza e di elaborare strategie di marketing basate su quei significati, per esempio. BorsadelCredito.it usa i big data per l’assegnazione del merito di credito alle aziende richiedenti, lo fa con un algoritmo proprietario basato sul machine learning per estrarre significato dalle informazioni che trova in rete e per assegnare il voto a ogni singola azienda nel giro di 24 ore.

Machine learning: si chiama così la capacità delle macchine di apprendere. Fin dagli anni Novanta le macchine sono state addestrate per svolgere i compiti assegnati in maniera tendente alla perfezione, grazie a software conosciuti come sistemi esperti, basati sulle reti neurali. In estrema sintesi, si tratta di sistemi computazionali costruiti ispirandosi alla struttura del cervello con nodi (le sinapsi) e diramazioni su cui le informazioni vengono trasmesse e rinviate per creare sempre nuove connessioni. Oggi la capacità computazionale e la velocità sono tali che il sistema è diventato realmente efficace e le macchine sono in grado di migliorare enormemente le performance nell’ambito di un’attività attraverso l’apprendimento. Le macchine che apprendono possono svolgere in maniera egregia attività di analisi e di diagnosi, in maniera più precisa e veloce rispetto a quanto possa fare un essere umano.

Bitcoin: è una valuta creata nel 2009 da Satoshi Nakamoto. Una valuta digitale e decentralizzata, open source e peer-to-peer. Si tratta di uno strumento di pagamento internazionale, anonimo e non tracciabile che si basa sulla tecnologia blockchain: utilizza cioè un database distribuito tra i nodi di una rete che tengono traccia delle transazioni, e sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione di proprietà dei bitcoin. Nullo l’intervento umano. C’è un limite al numero totale di monete che si possono emettere, fissato da un algoritmo a 21 milioni di pezzi nel 2030.

Blockchain: la tecnologia blockchain che sottostà al bitcoin è suscettibile di molti altri usi, anche non monetari, e si basa su un registro: una sorta di libro contabile distribuito su tutti i nodi della rete e dotato di un sistema di crittografia che rende i pagamenti non tracciabili e allo stesso tempo i movimenti inalterabili. Un sistema dunque molto sicuro, dove le transazioni avvengono direttamente tra gli utenti senza la presenza di un intermediario.

Robo-advisor: sono i consulenti robot, che fanno gestione del portafoglio online con un intervento umano minimo. La loro storia inizia nel 2008 con una rapida accelerazione negli Usa e altrove nel mondo a partire dal 2011. La consulenza finanziaria si basa su calcoli matematici e algoritmi che girano su software. In sostanza il software si serve degli algoritmi per allocare, gestire e ottimizzare gli asset dei clienti in maniera automatica. Si tratta di una tecnologia disruptive perché apre la gestione del risparmio a un pubblico più vasto grazie ai costi di gestione estremamente più bassi rispetto a quelli di un consulente umano.

Inception: è la data di inizio delle attività. Una parola difficile che viene usata nel gergo comune del FinTech per indicare, per esempio, nel P2P lending l’erogato dall’inizio dell’attività del soggetto erogatore.

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