Mini-bond dalle PMI contro la stretta del credito

Mini-Bond

Secondo i dati di Standard & Poors, le imprese italiane reperiscono attualmente il 92% dei finanziamenti in banca e solo l’8% sul mercato obbligazionario. E questa situazione, in tempi di credit crunch, rappresenta un grosso limite alla possibilità delle aziende di reperire la liquidità necessaria per fare crescere la propria attività.

I tempi sono ormai maturi perchè la dipendenza delle imprese dalle banche venga quantomeno attenuata. L’attuazione del Decreto Sviluppo voluto dal governo Monti è il punto di svolta: prima di questo, per tutte le imprese non quotate in Borsa (la quasi totalità in Italia) era praticamente impossibile emettere prestiti obbligazionari sul mercato: gli handicap fiscali e normativi erano quasi insormontabili e ciò le costringeva ad avere solo la banca come fonte di finanziamento.

Ora invece si aprono nuovi orizzonti per le PMI: la possibilità di emettere mini-bond (con taglie più piccole rispetto ai 100 o 200 milioni richiesti in Europa) permetterà alle imprese di potersi finanziare di più sul mercato e meno in banca e aprendo un vero e proprio canale alternativo al credito. «Siamo all’inizio di una nuova fase – ha dichiarato Fabio Gallia, amministratore delegato di BNL. – Tra 15 o 20 anni ci sarà un sistema finanziario nuovo, in grado di cambiare anche il mondo delle imprese».

Moyra Longo, sul Sole24Ore, fotografa bene la situazione attuale di un mercato che solo ora si sta schiudendo, tra le riforme possibili su cui lavora il Ministero dello Sviluppo e dell’Economia e le modalità con cui attirare in Italia investitori specializzati:

Per far partire veramente le mini-obbligazioni, emesse dalle imprese piccole, serve però un passo in più: devono nascere o arrivare in Italia investitori specializzati. Fondi in grado di analizzare aziende piccole, con team dedicati a questo, disposti a comprare tanti bond anche da un milione di euro l’uno. Questo è un lavoro svolto, per esempio, dai credit funds: fondi, che esistono già all’estero, che erogano credito direttamente (in Italia è quasi impossibile) o indirettamente (sottoscrivendo mini-bond emessi ad hoc dalle imprese). Su questo fronte, come si vede nelle schede a fianco, di iniziative in Italia ce ne sono tante. Poche sono già partite, ma molte sono in rampa di lancio.

I passi ancora da muovere – Eppure anche questo non basta per far sbocciare un mercato nuovo. Tutti i fondi che stanno nascendo in Italia puntano infatti per ora su una tipologia molto ristretta di imprese da finanziare: solo aziende medie (non piccole) e quasi sempre esportatrici (dunque il meno esposte possibile sull’economia italiana)… continua a leggere sul Sole24Ore

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