Segnali di crescita: nel 2018 un quarto degli italiani ha usato almeno un servizio FinTech

L’industria della tecnofinanza si consolida, mentre le PMI italiane potrebbero sfruttare di più le forme di finanziamento alternativo: i dati dell’Osservatorio FinTech & InsurTech del Politecnico di Milano inquadrano i trend del settore.

Il FinTech italiano spiega le vele. A dirlo ieri nel corso di un convegno – proprio con questo titolo – è stato il Politecnico di Milano, che con l’occasione ha presentato anche i dati del secondo Osservatorio FinTech & InsurTech della School of Management.

I numeri segnano una crescita importante in termini di consapevolezza e utilizzo da parte dei privati, e più lenta da parte delle PMI, che pure dal FinTech e dalle forme di finanziamento alternativo hanno tutto da guadagnare per diversi motivi che abbiamo più volte descritto (per esempio qui). Secondo l’Osservatorio, a oggi 11 milioni di italiani hanno provato almeno un servizio FinTech o InsurTech (un quarto della popolazione tra i 18 e i 74 anni) e tutti ne hanno un’ottima opinione, pur chiedendo che si aumenti la trasparenza in generale e che si possa avere, almeno per le soluzioni più complesse, un’interazione umana. Gli utenti privati utilizzano principalmente servizi semplici come il Mobile Payment (16%), o strumenti per gestire il proprio budget personale o familiare (15%) o per trasferimenti istantanei di denaro tra privati (12%). Tuttavia il 65% dichiara ancora che si rivolgerebbe alle banche per la gestione dei propri risparmi – pur con una quota che diventa del 67% per gli over 55 e scende al 53% per i giovani con meno di 24 anni, segnale di un mondo che inevitabilmente e progressivamente cambia e va nella direzione della digitalizzazione.

L’ecosistema finanziario deve accelerare il processo di trasformazione digitale per non farsi trovare impreparato: è necessario approfittare delle opportunità offerte da nuove tecnologie come la blockchain o le piattaforme di Robo Advisor, per proporre nuovi servizi di valore – così ha detto nel corso del Convegno Marco Giorgino, Responsabile scientifico dell’Osservatorio FinTech & InsurTech – Banche e assicurazioni possono rispondere alle sfide della trasformazione digitale mettendo l’innovazione al centro delle strategie e puntando sulla costante collaborazione con altri attori”.

Cosa succede, invece, lato imprese? L’Osservatorio rileva che il 92% di esse interagisce con la banca tramite pc e che il 55% usa una APP mobile: abbastanza soddisfacenti, quindi, le interazioni più basilari con gli istituti di credito. Tuttavia, solo il 5% delle PMI intervistate dal Polimi ha finora utilizzato metodi di finanziamento alternativi come Minibond, P2P lending, Crowdfunding, soluzioni di Supply Chain Finance. Insomma, anche se le soluzioni finanziarie basate sulla tecnologia iniziano a consolidarsi, le imprese italiane dimostrano di abbracciare lentamente iniziative più utili e personalizzate ma meno abituali.

“Il canale preferito dalle PMI rimane la relazione personale (filiale o consulente) per la richiesta di tutti i prodotti finanziari, dall’anticipo fatture (per il 54% di coloro che ne fanno uso) agli strumenti di previsione dei flussi di cassa (78%). I prodotti finanziari più utilizzati dalle PMI sono l’anticipo fatture (71%) e le soluzioni di leasing (66%), mentre sono poco sfruttati gli strumenti di previsione dei flussi di cassa (18%) e i prestiti con durata inferiore a un anno (32%)”, si legge nell’Osservatorio.
La chiave di volta sta nell’informazione e nella capacità di comunicare e recepire le novità: i metodi di finanziamento alternativi sono ancora poco conosciuti. E in particolare, i Minibond sono noti solamente al 33% del campione, il P2P lending al 24%, il Crowdfunding al 20% e le soluzioni di Supply Chain Finance al 12%. Ciò indica quanto sia importante per chi fa il nostro mestiere fare azione di awareness. Di FinTech non si parla ancora abbastanza, o probabilmente non ancora con un linguaggio utile a “sfondare” tra gli imprenditori, se la soglia di chi ne conosce le potenzialità risulta così bassa.

Dalla comunicazione bisogna partire per far sì che anche le imprese accelerino nell’adozione di nuove forme di finanziamento che possano dare slancio alla crescita. In Italia esiste una carenza cronica di finanziamenti soprattutto per le piccole e medie aziende (KPMG calcola un deficit di 50 miliardi di euro che le banche non riescono ad erogare, perché si tratta di tagli troppo piccoli per produrre margini) e una situazione in cui lo Stato-cliente è il peggior pagatore d’Europa, con tempi medi rilevati da Intrum Justitia di 104 giorni nel 2017 e un ritardo di 31 giorni rispetto alla scadenza delle fatture. Non a caso, sempre secondo l’Osservatorio, la principale difficoltà registrata dalle piccole e medie imprese (per il 36% di esse) è l’accesso alle informazioni e alla consulenza.

Anche perché il FinTech a livello globale è un’industria sempre più solida e pervasiva: nel 2018, sempre secondo le rilevazioni dell’Osservatorio, si contano 1.210 startup FinTech & InsurTech a livello globale che hanno ricevuto almeno 1 milione di dollari di finanziamento, dato in forte aumento (+66%) rispetto a due anni fa; queste sono state in grado di raccogliere in totale 43,7 miliardi di dollari, contro i 25,7 del 2017 (+70%). Di questi, 3,9 miliardi arrivano dagli USA (che però sono in calo), mentre cresce del 233% la Cina che ha raccolto 13,4 miliardi di euro, incalzando il primato yankee. Regno Unito (+163% a 5,1 miliardi), Australia e India, con 1,2 miliardi ciascuna (rispettivamente +227% e +184%) sono gli altri Paesi forti. L’Italia è lontana da questi numeri, ma in crescita: 8 startup hanno superato la soglia del milione di dollari di finanziamenti ricevuti, per 44 milioni di dollari complessivi (contro i 20 del censimento precedente). Una crescita che il Polimi giudica sopra le attese e che si accompagna “a una sempre maggiore collaborazione tra attori consolidati e startup, ma anche a un sempre più rilevante desiderio di trovare nuovi modelli di business innovativi e integrati”.

Le banche, dal canto loro, hanno compreso l’importanza delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger: 275 servizi basati su queste tecnologie sono stati promossi da istituti finanziari nel mondo negli ultimi 3 anni. Tutti convergono verso il FinTech: sta a noi aziende del settore comunicare agli imprenditori i vantaggi di queste nuove soluzioni con un linguaggio sempre più chiaro ed efficace.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tweet
Condividi
Condividi