Sognavo di diventare Spock, invece riparo strumenti scientifici

Il ritratto di Fabio Dalla Valle, papà di tre gemelli ad Arluno, che ama la montagna e gli investimenti prudenti. E di BorsadelCredito.it apprezza la trasparenza e l’effetto impacting sull’economia reale

Ho quasi realizzato il mio sogno di bambino, uno dei miei eroi era Spock di Star Trek e ora lavoro con strumenti scientifici. Non sono un astronauta o uno scienziato, ma sono riuscito a rimanere nel campo”. Fabio Dalla Valle, 46 anni è uno specialista di assistenza per strumenti di laboratorio: ripara e garantisce il buon funzionamento di macchine complesse e, quando lavora, si sente ancora un po’ come a sei anni, come se fosse alla guida di una navicella spaziale.

Fabio, ci racconti un po’ più di lei…

Vivo ad Arluno, in provincia di Milano, e sono papà adottivo di tre gemelli di 9 anni. Come già detto, sono appassionato di fantascienza, però mi piacciono anche cose concrete come la montagna e prendermi cura del mio giardino. Sono perito chimico e per molti anni sono stato in laboratori di ricerca nel campo della biologia, mentre oggi mi occupo, con soddisfazione, di strumenti scientifici. 

Lei appartiene alla generazione X a metà tra i nativi digitali e i baby boomers: quali prodotti ci sono nel suo portafoglio investimenti? Fin dove ha osato in termini di rischio/rendimento?

Avevo un profilo estremamente prudente, in pratica investivo solo col conto deposito. Da circa un anno ho iniziato ad interessarmi alle altre possibilità iniziando proprio dal P2P lending veicolato dai portali online; ho guardato a investimenti in fondi pensionistici e di recente anche all’equity crowdfunding.

Ho imparato a mie spese, con l’esperienza, che investire in un solo ambito o in un solo prodotto non è una buona scelta. Il risultato è che oggi nel mio portafoglio c’è il social lending, e  per una piccola parte l’equity crowdfunding, che mi permette di investire in startup innovative.Conservo anche una parte dei miei risparmi in un conto deposito per avere un margine di sicurezza. Non sono amante del rischio eccessivo, per questo ho cercato una certa differenziazione di ambiti e piattaforme.

Come è venuto a conoscenza dell’opportunità di prestare alle PMI italiane attraverso la nostra piattaforma?

Ho conosciuto BorsadelCredito.it attraverso la pubblicità sentita alla radio, in particolare Radio24 che ascolto molto volentieri. L’ho scelta però perché mi piaceva l’idea di investire bilanciando rendimento e rischio, e credo che BorsadelCredito.it risponda perfettamente a questo obiettivo prudente. Ma soprattutto mi ha attratto l’idea di poter investire aiutando le imprese, soprattutto italiane, nelle loro attività: sono fiducioso nel potere che può avere innescare un circolo virtuoso. Io aiuto le imprese che lavorano, che danno a loro volta lavoro e rilanciano a loro volta l’economia.

C’è qualcosa che l’ha sorpresa positivamente nell’investimento in BorsadelCredito.it? Qualcosa che abbia superato le sue aspettative?

Come dicevo, è solo da un anno che investo con BorsadelCredito.it, ma ho potuto apprezzarne fin dal primo giorno i risultati. Quello che non mi aspettavo e che mi ha sorpreso positivamente è stato il piano di proposte nuove che mi è arrivato quando ero già un cliente e gli incentivi che hanno contribuito a migliorare la performance complessiva del portafoglio. Come davvero una bella sorpresa è stata scoprire i resoconti mensili, puntuali, completi e di facile lettura.

In conclusione, consiglierebbe questo genere di investimenti a una persona a cui vuole bene?

Consiglierei BorsadelCredito.it? Assolutamente sì, c’è un gruppo di persone che lavora per aiutarti ad ottenere i risultati che ti aspetti, meglio di così…

Eppure a fronte di un investitore entusiasta come lei ce ne sono molti potenziali che restano alla finestra: perché e come si potrebbe avvicinarli a quella che può essere un’opportunità alternativa alle asset class tradizionali?

Penso che vi sia ancora resistenza verso i nuovi strumenti soprattutto per una mancanza di cultura finanziaria, ma come in tanti altri aspetti anche in questo ambito in Italia stiamo conoscendo lentamente sempre di più queste possibilità. Penso che un linguaggio più semplice potrebbe fare la differenza nella diffusione di questa cultura dell’economia.

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