Storia di un cambiamento di paradigma: se Funding Circle supera gli stress test che Rbs fallisce…

C’era una volta la finanza alternativa, fatta di prodotti complessi e di difficile lettura che promettevano rendimenti stellari e spesso celavano brutte sorprese per l’investitore. Dimenticatevene. Oggi sotto il cappello della finanza alternativa – e dei prodotti di investimento ad esso connessi – c’è un universo caratterizzato soprattutto da trasparenza. Prendiamo il caso del marketplace lending che a BorsadelCredito.it interessa da vicino: se lo guardiamo come un prodotto di investimento, si tratta di un oggetto semplice e immediatamente comprensibile. L’investitore presta il suo denaro ad aziende accuratamente selezionate e a cui viene attribuito uno scoring che ne testimoni il livello di solvibilità e il rischio, le aziende restituiscono il prestito a rate con interessi che si trasformano nel rendimento per il prestatore. Il rischio è calmierato da un Fondo di Protezione che copre le perdite dovute a ritardi nei pagamenti (ne abbiamo parlato più approfonditamente qui).

Aperto in Italia, per ora, al solo retail, l’investimento in p2p trova qualche resistenza anche nei mercati più evoluti, come quello britannico, e la ragione, secondo alcuni gestori di fondi, è che le piattaforme non hanno ancora superato un intero ciclo economico e dunque non hanno dato prova di saper resistere nei periodi di crisi.

Le piattaforme però, non ci stanno, e hanno provato a simulare sul loro portafoglio di impieghi gli stress test, gli stessi che hanno subìto le banche europee. Lo ha fatto in particolare Funding Circle, in parte spinta dal voto sulla Brexit, per dimostrare la sua resilienza anche in caso di uscita dall’Ue. La piattaforma ha sottoposto il suo portafoglio di impieghi a due scenari: uno che rispecchiava la crisi del 2008-2009 e quello prudenziale del 2016, persino più severo. Prevedendo cioè:

  • che il prezzo delle case in Regno uniti crolli del 31%
  • che il Pil britannico cali del 4,3%
  • una disoccupazione al 9,5%
  • un Pil globale a -2%
  • la Cina in recessione con una crescita a -0,5%
  • il Pil di Usa ed Eurozona in calo del 3%
  • il petrolio a 20 dollari al barile

Insomma, un’ecatombe. Che se si verificasse avremmo forse altro a cui pensare che investire. In ogni caso la banca Rbs questo stress test non lo ha passato. Rbs, come dichiara lei stessa qui ha il 33% del mercato dei prestiti alle PMI ed è stata già salvata nella crisi del 2008 dallo Stato che ne possiede ancora il 73%.

E non sarebbe la sola a vacillare: anche Barclays e Standard Chartered sono in bilico (il test lo avevano superato, ma per il rotto della cuffia).

Funding Circle, invece, il test lo ha passato a pieni voti. Il suo portafoglio esistente renderebbe in quello scenario avverso il 5,7% dal 7,2% attuale e i nuovi prestiti il 3,9%. Continuerebbe quindi a rendere positivamente per i suoi investitori. Certo, si potrà contestate che la struttura di una banca non è paragonabile a quella di un intermediario come BorsadelCredito.it che in fondo fa incontrare domanda e offerta di denaro, disintermediando proprio l’attività bancaria. Ed è vero: proprio in questa semplicità sta la nostra forza e la nostra resilienza.

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