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Il P2P lending in Europa e in USA (grazie anche all’ingresso delle FAANG) cresce più delle attese

Le PMI sono ancora in carenza di ossigeno e spesso non riescono, attraverso i canali tradizionali, a ottenere il credito necessario. Le cose però stanno cambiando velocemente.

Nel terzo trimestre 2018 l’Europa del P2P lending è cresciuta a un ritmo superiore alle aspettative. Il Regno Unito ha infatti registrato un aumento dell’11% rispetto al volume di erogato previsto, mentre l’Europa continentale ha visto un aumento del 10% sullo stesso indicatore. Lo scrive AltFi Data, e prevede che entro fine anno il Regno Unito avrà erogato 6 miliardi di euro e l’Europa 3 miliardi. E si tratta ancora di briciole rispetto alle esigenze di finanziamento delle piccole e medie imprese di questa parte del mondo (che ammontano, solo in Italia a 50 miliardi di euro, secondo KPMG).

La parola della settimana: comodità

Una delle caratteristiche fondanti del FinTech è la disintermediazione. Nel nostro contesto, quello del marketplace lending, prestatori e aziende vengono connessi direttamente attraverso la piattaforma e attraverso questa vengono svolte interamente le procedure necessarie per accedere al finanziamento. Senza limiti di orari e vincoli di presenza fisica in un luogo, senza necessità di stampare nemmeno un foglio di carta. Si tratta dunque di un’esperienza molto comoda per una PMI abituata ad avere a che fare con lo sportello bancario e a tutto ciò che ne consegue in termini di adempimenti. “Comodità” è la parola chiave di questa settimana.

BorsadelCredito.it si allea con SiamoSoci per offrire nuovi strumenti per il finanziamento delle PMI italiane 

I leader del P2P lending e dell’Equity Crowdfunding in Italia siglano un accordo per sostenere la crescita di un bacino iniziale di oltre 700 imprese, a cui sono già stati erogati in complesso oltre 80 milioni di euro

Un ecosistema dei capitali alternativi per le PMI e startup. La prima pietra è stata posata oggi grazie a un accordo che BorsadelCredito.it ha siglato con SiamoSoci, leader italiano nel supporto alle aziende nella raccolta di capitali, con formule alternative come l’equity crowdfunding (che offre attraverso la sua piattaforma Mamacrowd.com, autorizzata da Consob). 

Parola d’ordine: PMI

Seconda puntata alla scoperta delle parole di BorsadelCredito.it.

Seconda puntata alla scoperta delle parole di BorsadelCredito.it. Oggi affrontiamo il secondo pilastro della transazione, ovvero le PMI. Piccole e medie imprese, una categoria che secondo l’Unione europea comprende le imprese con meno di 250 dipendenti, con un fatturato inferiore ai 50 milioni o un bilancio che non superi i 43 milioni. Una definizione che l’Europa ha ritenuto di dover coniare per migliorare l’efficacia delle misure a favore di questi soggetti, che costituiscono l’ossatura dell’economia del continente e di fatto ne trainano il PIL. Le PMI europee sono 21 milioni distribuite in 27 Paesi e, secondo Eurostat, circa due terzi della popolazione europea è occupata in microimprese o imprese di piccole e medie dimensioni e le PMI producono il 60% del valore aggiunto nell’UE.

Perché per le PMI è vitale diversificare i canali di accesso al credito

I prestiti bancari alle PMI europee? Dimezzati: dai 95 miliardi di euro del 2008 sono circa 54 miliardi nel 2014. Lo afferma Kpmg sulla base di dati tratti dal Report on SMEs and SME supporting factor, 2016, dell’Eba. Nonostante la crescita positiva negli ultimi anni, il volume dei prestiti alle PMI è dunque ancora ben al di sotto del livello pre-crisi e la situazione degli NPL (cresciuti del 20% annuo nello stesso intervallo post scoppio del bubbone) non aiuta.

In Italia la situazione non è molto diversa: secondo Confartigianato, che basa le sue analisi sui dati di Bankitalia, preoccupa che il rapporto tra prestiti alle imprese e PIL sia al 50,2%, -2,5 punti in un anno.

Perché per le PMI è vitale diversificare i canali di accesso al credito

Lo suggeriscono i numeri sui prestiti bancari, lo chiede la Ue, lo impone la rivoluzione FinTech

Il credit crunch? Non è superato, al di là dei proclami di chi dice il contrario. Un numero da solo dovrebbe convincere tutti: in Italia il credito bancario alle PMI è diminuito dai 95 miliardi del 2008 intorno ai 54 miliardi di oggi. Praticamente dimezzato: in mezzo una crisi che proprio nelle banche e nella loro patrimonializzazione ha, nel nostro paese, il suo fulcro.

5 motivi per cambiare approccio nel credito alle imprese

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Le banche potrebbero fare molta più efficienza, risparmiando molti soldi e offrendo un servizio migliore

Che succede quanto un imprenditore va in filiale per richiedere un finanziamento per la sua azienda?

Alti costi, scarsa trasparenza – Uno dei punti di maggiore criticità che gli imprenditori percepiscono è l’esperienza in filiale, giudicata spesso dispendiosa in termini di tempo e faticosa per quanto riguarda la raccolta di informazioni (documenti cartacei, richieste poco standardizzate).
Una gestione tradizionale delle pratiche apre inoltre un problema di trasparenza, sia sullo stato della richiesta (“è all’attenzione del deliberante”, “è presso la sede centrale”, etc.), sia sulle eventuali motivazioni di rifiuto.

Accesso al credito: quando la reputazione conta

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Nella valutazione di una richiesta di accesso al credito da parte di un’azienda, quanto conta il profilo dell’imprenditore?

Quando qualche giorno fa abbiamo visto come viene verificata la fattibilità di una richiesta di finanziamento, l’analisi che abbiamo proposto ha messo in luce soprattutto lo storico dell’azienda e della compagine sociale, elementi economico-finanziari, l’andamentale bancario e la finalità.
Tutti fattori presi da sempre in considerazione dalle banche nell’analisi di merito creditizio (probabilmente, ciò che differisce dal passato, è il grado di severità con cui vengono  valutati certi parametri). In tutto ciò manca un fattore importante, ovvero il profilo dell’imprenditore/rappresentante dell’azienda.