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La collaborazione tra banche e Fintech? Un processo win-win

Ecco i cinque motivi perché allearsi fa bene a vecchi e nuovi operatori della finanza

Il futuro dei financial services? Sta nella collaborazione tra fintech e banche. La teoria, che BorsadelCredito.it sponsorizza da sempre, è avallata da un recente report di Capgemini e LinkedIn, in collaborazione con Efma. Nel World FinTech Report 2018, si legge che “le società fintech, innovando con le tecnologie emergenti, reinventano l’esperienza dei clienti dei servizi finanziari. La competizione e aspettative sempre più elevate trainano la domanda di servizi più convenienti e personalizzati. Per fornirle, le fintech utilizzano i dati dei clienti e nel contempo sono in grado di offrire servizi online rapidi e disponibili 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana e attraverso qualsiasi device.”

BorsadelCredito.it vs banca: i due pianeti del credito a confronto

Velocità, trasparenza, trasversalità. Se dovessimo sintetizzare in tre parole chiave l’esperienza dell’imprenditore che chiede credito a BorsadelCredito.it, useremmo quelle in attacco.

La forza dirompente del P2P lending sta innanzitutto in un nuovo modello di offerta, che si differenzia in maniera netta da quello della banca e che rappresenta un superamento di tutti i maggiori limiti di quest’ultimo.

Il Fintech è una minaccia per il sistema?

Alcune banche sventolano la bandiera della minaccia…e hanno ragione: se non sanno innovare in un mercato che cambia e tende alla disintermediazione rischiano grosso loro ma non il sistema

Le banche hanno paura del FinTech. Ad affermarlo è il Financial Times, in un articolo recente in cui fa parlare i vertici di alcuni primari istituti finanziari europei, e non certo poco avvezzi al mondo di Internet, tra cui la spagnola BBVA e l’olandese ING.

Una finanza senza banche? Ora la vede anche Bankitalia

Nel futuro ci saranno sempre più canali di finanziamento alternativi a quello bancario. Anche nel nostro Paese: noi lo sappiamo, in quanto startupper in un settore che fa del credito alternativo alle imprese la sua missione. Ci sono inoltre dati evidenti di quanto la diversificazione delle fonti di credito possa funzionare come stimolo alla crescita delle imprese. A maggior ragione in un contesto come quello italiano, dominato da micro-aziende che si finanziano per l’85% attraverso le banche e in cui fanno fatica ad attecchire anche formule come quella dei minibond. Ma assume tutto un altro valore se ad affermare che nel futuro ci sarà meno banca nel credito alle imprese è il direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi.

Con la Psd2 per le banche la svolta è Fintech (o sarà la resa dei conti)

Banche che a tendere diventeranno mere casseforti low cost, se non cambiano pelle. La strada della rivoluzione Fintech è segnata: il Consiglio dei Ministri, il 15 settembre, ha approvato in esame preliminare il Decreto Legislativo di recepimento della direttiva 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 novembre 2015 relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno (la cosiddetta PSD2). Il decreto, che dovrà essere approvato in via definitiva, sentiti i pareri della Commissione Finanze, Politiche dell’Unione Europea e Bilancio entro il 26 Ottobre 2017, contiene anche le regole attuative del regolamento (UE) n. 751/2015 del Parlamento europeo sulle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta (gli IFR). Ma è sulla PSD2 che dovrebbe concentrarsi l’attenzione. Non è una normativa che riguarda direttamente il P2P lending, ma ci interessa molto perché segna una direzione.

Un mercato del credito alternativo per le PMI? Fa crescere l’economia

Ben 10 ragioni per cui è un bene sostenerne lo sviluppo

Il P2P lending ridà fiato ai business delle micro imprese che, sempre meno, trovano credito in banca. Mentre l’erogazione di prestiti alle imprese a livello di sistema è finalmente in aumento, le aziende più piccole vedono un ulteriore calo del 2%: qui abbiamo spiegato quello che sta succedendo e come dal fronte istituzionale si cercano modi per dare nuovo impulso ai finanziamenti alle imprese con esigenze di cassa di piccolo taglio. Il P2P lending è il loro mondo, visto che per le banche i prestiti sotto i 100mila euro non sono convenienti, perché sono un costo che non offre alcun margine. Ma nel corso della nostra attività – lo sapete che BorsadelCredito.it è la prima piattaforma di P2P lending alle aziende e che eroga finanziamenti da 2 anni? – ci siamo resi conti che anche qualche azienda medio-grande si rivolgeva a noi. Perché? Perché risolviamo un’esigenza che la banca con i suoi prodotti standard non è in grado di risolvere, perché siamo veloci, perché rappresentiamo una fonte di diversificazione dei finanziamenti e un’esperienza unica e moderna di accesso al credito.

Intesa Sanpaolo apre al marketplace lending: l’inizio di una rivoluzione italiana?

Intesa Sanpaolo ha stretto un’alleanza strategica con iwoca, piattaforma britannica di peer to peer lending per le piccole imprese. La notizia è di quelle epocali: per la prima volta una banca italiana apre al fintech e consente a una startup di finanza alternativa di vendere prodotti alla sua base di clienti: imprese di piccole dimensioni, ovvero con fatturati fino a 5 milioni di euro. Neva Finventures, la struttura di corporate venture capital di Intesa, è entrata anche nel capitale di iwoca, con un investimento di cui non sono stati resi noti i dettagli.

I cinque passi per far volare il marketplace lending italiano

Da una normativa più organica a una fiscalità più equa, fino alla cooperazione con pubblico e banche, ecco i suggerimenti di BorsadelCredito.it

Un mercato potenziale da almeno 50 miliardi di euro – a tanto ammontano le esigenze di credito delle nostre PMI a cui le banche non riescono a far fronte secondo Kpmg, e un valore, quello del marketplace lending italiano, che supera di poco i 70 milioni, secondo le rilevazioni aggiornate ad aprile di p2plendingitalia (anche se in crescita esponenziale, dritto a quota 100 milioni per il mese di maggio). Chi segue questo blog questi numeri li conosce a memoria. Il gap tra domanda potenziale e offerta è impressionante. Come si colma?

Ecco perché le micro imprese devono rivolgersi al marketplace lending (se non vogliono restare al palo)

Sme supporting factor, accesso facilitato a Borsa e debito non sono bastati a frenare il calo dei prestiti bancari alle micro imprese. Vi spieghiamo perché e qual è per loro l’alternativa

Credito alle imprese in rialzo. Sì, ma non per tutte: quello alle piccole e micro aziende, sotto i 20 addetti, secondo le rilevazioni di Confartigianato, è in calo del 2,0% a novembre 2016 anno su anno, mentre salgono dello 0,4% quelli alle imprese medio-grandi. A settembre 2016 lo stock di prestiti concessi alle imprese artigiane è stato d 42,9 miliardi, il valore minimo degli ultimi 15 anni. Insomma, a guardare i dati nel dettaglio, le piccole sono sempre in affanno e anche quelle che vorrebbero investire per crescere non trovano finanziamenti se si rivolgono ai canali tradizionali (leggi, le banche). La soluzione? Potrebbe essere il marketplace lending che in Italia è offerto da BorsadelCredito.it e da altre realtà emergenti.   

Ecco perché se la banca non diventa fintech è destinata a soccombere

L’opinione del professor Marco Giorgino, responsabile scientifico dell’Osservatorio Digital Finance del Polimi: “Le banche più solide anche in Italia stanno iniziando a considerare forme di integrazione con il fintech”

O si cambia, in chiave digitale, o si muore. Anche in Italia per le banche non c’è altra scelta.

“Per la banca del futuro tre parole chiave saranno particolarmente importanti: finanza, rischio, tecnologia. Il governo di queste tre dimensioni e l’equilibrio che potrà essere costruito potranno essere discriminanti per il successo e la sostenibilità nel tempo.” A dirlo è Marco Giorgino, professore di Finanza e Risk Management al Politecnico di Milano e responsabile scientifico dell’Osservatorio Digital Finance, fondato un anno fa. A lui abbiamo chiesto cosa ne pensa delle possibili interazioni tra banca tradizionale e fintech che nel nostro Paese finora sono state pressoché inesistenti.