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L’Europa delle banche che chiedono supporto al marketplace lending

Secondo un’inchiesta della società di consulenza Manatt, il 72% dei CEO delle banche regionali o locali degli Usa ha pianificato una partnership con il Fintech nel corso nei prossimi 12-18 mesi (sul matrimonio banche-fintech abbiamo già scritto qui). Un’opzione che sarebbe particolarmente interessante anche per le banche territoriali italiane, le popolari e le banche di credito cooperativo che hanno rapporti con piccole e micro aziende alla ricerca di credito sempre più difficile da trovare ma che, neanche a dirlo, nessuna ha finora preso in considerazione.

Leggi chiare, tassazione equa e buone pratiche dalle piattaforme: ecco le tre regole per far crescere il p2p lending

Le rivela Giancarlo Giudici, professore del Politecnico di Milano e direttore dell’Osservatorio sul crowdfunding, che ci ha spiegato cosa servirebbe per dare una spinta al settore

Vale 32 milioni di euro e cresce del 300% all’anno: ma quali sono i possibili sviluppi del social lending italiano, sia in termini di volume che in tipologia di servizi e prodotti? Lo abbiamo chiesto a Giancarlo Giudici, professore di Finanza Aziendale e direttore dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, uno dei massimi esperti italiani di finanza alternativa.

Chi sono le banche Usa (e cinesi) che vogliono diventare Fintech

Il 2017 sarà l’anno della cooperazione tra banche e social lending. Parola di Jason Jones, che lo scrive per Lend Academy, qui. Il riferimento è al mercato degli Usa e a una serie di piccole banche del North Carolina affamate di deal. Una notizia dirompente anche per l’evoluto sistema del credito americano, che pare aver smesso di temere la disruption che deriva dal Fintech e va alla ricerca di forme di collaborazione. Secondo una recente inchiesta di Manatt, il 72% dei CEO delle banche regionali o locali in genere pianifica una cooperazione con il Fintech nel corso nei prossimi 12-18 mesi.

Le forme di collaborazione sono essenzialmente tre, sintetizzabili da altrettante sigle. La prima, BFB (Bank-Fintech-Bank), prevede che la banca usi i suoi canali per trovare richiedenti, la piattaforma fintech faccia la valutazione e la banca utilizzi i suoi depositi per finanziarlo: ne sono esempi la partnership tra JP Morgan & OnDeck, Santander & Kabbage, e Regions Bank & Avant.

Spread, referendum, banche: un’occasione per il social lending

Ecco perché se le banche soffrono non finanziano le pmi, che possono rivolgersi a canali alternativi

Spread, guarda un po’ chi si rivede! Negli ultimi giorni il differenziale dei rendimenti tra titoli di Stato italiani e Bund tedeschi ha toccato quota 185 punti e non è remota l’ipotesi che si arrivi, velocemente, a 200. Lo hanno detto analisti ed esperti di economia, preconizzando conseguenze nefaste per il nostro Paese, al partire dal sistema bancario, il più fragile d’Europa e probabilmente del mondo.

Proviamo a capire qualcosa di più del legame tra referendum e spread e banche e mercati.

Lo spread è una misura di quanto il mercato percepisca rischioso un evento, in questo caso un Paese confrontato con un riferimento, che nel caso dell’Europa è costituito dalla Germania. E, inevitabilmente, l’incertezza sull’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre viene additata come la principale responsabile di questo movimento. In realtà a ben guardare, il movimento al rialzo delle obbligazioni non si è limitato al nostro Paese ma ha coinvolto tutto il mondo, in particolare subito dopo l’elezione di Donald Trump. Sarebbe stata proprio l’elezione a sorpresa del tycoon alle presidenziali Usa a esacerbare un rialzo già iniziato a causa delle aspettative di ritorno dell’inflazione e di un’inversione di marcia da parte della Bce sulla politica monetaria.

Perché il p2p lending conviene a commercialisti e consulenti

Siamo a novembre e una pasticceria del centro ha bisogno di fare dei piccoli investimenti. All’imprenditore servono circa 30mila euro, il costo della nuova vetrina in cui faranno bella mostra di sé i dolci natalizi in vista del periodo più “hot” dell’anno – in termini non di clima evidentemente, ma di vendite. Non sa come muoversi. Allora chiede aiuto al suo commercialista o al consulente di fiducia. Che ha due alternative: può consigliare una banca, ma è molto difficile che ottenga un prestito prima dell’anno seguente; oppure una piattaforma di marketplace lending, dove può ottenere liquidità in 3 giorni lavorativi.

Noi li chiamiamo partner e da loro arriva una buona fetta di tutti i prestiti che finora abbiamo erogato. Sono i professionisti della consulenza e del credito alle imprese che, attraverso Internet, possono innanzitutto ampliare il proprio business.

I rating non sono infallibili, ma la tecnologia ci aiuta a migliorarli

Dalle Big Three al marketplace lending, come si giudica il merito di credito di una società

In Italia il caso più eclatante fu quello di Parmalat, un’azienda solida – almeno sulla carta – che il 27 dicembre 2003 dichiarò fallimento, un crack da € 14,3mld, lasciando con il cerino in mano 145mila piccoli risparmiatori italiani a cui le banche avevano venduto le sue obbligazioni societarie considerate sicure. Nell’ottobre 2001, una dinamica simile aveva travolto oltre oceano il colosso dell’energia Enron, fallito lasciandosi dietro un buco da $ 10mld. Fino a quattro giorni prima era considerato un emittente a basso rischio. Nel 2008 succede ancora, stavolta a Lehman Brothers, la banca Usa simbolo della crisi subprime, che fino al giorno della sua bancarotta pareva solidissima.

Ciò che accomuna queste 3 e tante altre storie di fallimenti è una valutazione errata della rischiosità da parte di agenzie specializzate a valutare le prospettive di solidità delle aziende. Spesso tutto si riduce a una singola lettera. Eccolo, il rating: una specie di bussola per orientarsi nel mondo degli investimenti e non solo. Ma non sempre questo tipo di valutazioni si rivelano predittive.

Agricoltura e credito digitale? Ecco come si fa

credito digitale per l'agricoltura

Jacopo è un agricoltore entusiasta. Ma soprattutto è entusiasta di essere un imprenditore, di vedere i frutti della sua terra prender vita e di sperimentare sempre strade nuove per far crescere la sua azienda.

Le strade del mondo digitale si stanno incrociando sempre di più con quelle del mondo dell’agricoltura. A confermarcelo è proprio Jacopo, che per la sua azienda di coltivazione di cereali in Umbria, ha pensato bene di chiedere un finanziamento usando il web.
Ogni volta che vado in banca perdo mezza giornata di lavoro, tra il raggiungere la filiale, consultare i documenti e cercare di capire bene il linguaggio bancario. Mi sono ricordato che un collega mi aveva parlato di BorsadelCredito.it e ho provato a fare richiesta“.

“Il mio nuovo centro estetico lo finanzio online”

ek centri estetici

Dopo una lunga giornata di lavoro, sono molti coloro che scelgono di rilassarsi con un massaggio. Se parliamo di lavoratori di Milano, probabilmente una delle mete più richieste sono i centri di Milano Bio Estetica.

L’avventura imprenditoriale di Ewelina, che gestisce questi centri, è iniziata con la prima sede attiva a Milano nel 2010. Il centro di via Teodosio, in poco tempo, è riuscito a conquistarsi una clientela affezionata. Per questo motivo Ewelina ha pensato di provare a replicare questo successo, magari in una zona più centrale.

Deutsche Bank arriva su BorsadelCredito.it

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Deutsche Bank ha siglato oggi un accordo di collaborazione con BorsadelCredito.it, entrando così a fare parte del primo portale web di ricerca del credito per le piccole e medie imprese.

Con questo accordo, tutte le PMI italiane potranno richiedere di accedere ai prodotti di finanziamento targati Deutsche Bank, in particolare le aperture di credito e le anticipazioni commerciali, per sostenere le esigenze di liquidità a breve termine delle imprese, il tutto affiancato da linee dedicate al mondo estero.

“Con un progetto digitale la mia azienda diventa internazionale”

Internazionalizzare l'azienda - Osteocom

La visione di Alessandro ha radici in una delle eccellenze italiane e basi moderne, proiettate nel futuro. Ce la spiega bene nel business plan che ci ha inviato per supportare la sua richiesta: “I dentisti italiani sono considerati di gran lunga i migliori al mondo. Coniugando quest’esperienza e il mio background nel settore con le opportunità dei servizi digitali possiamo esportare questa cultura, condividerla e metterla in contatto con altre eccellenze del settore dentistico in tutto il mondo“.