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Social lending made in Italy: tutte le sfaccettature di un mercato ben regolamentato

Il FinTech è entrato nel dibattito pubblico. Tutti sanno di cosa stiamo parlando, ma quanti conoscono le norme e i livelli di controllo del prestito tra privati? Ve le spieghiamo noi

Benvenuti nell’Italia del social lending, la terra dove la regolamentazione non rimane indietro in termini di sviluppo del mercato, che è quindi il più sicuro e controllato.

Velocità, movimento e risparmio: ecco le tre ragioni per cui gli italiani scelgono sempre più il Fintech (con i numeri di Abi e Bankitalia)

Gli italiani si convertono al Fintech. C’era una volta il popolo che aveva paura delle carte di credito e del denaro immateriale ora (quasi) non c’è più. E, ironia della sorte, a dirlo è l’Abi, l’Associazione delle banche italiane, che ha svolto un’indagine sui comportamenti degli utenti rivelando che l’esigenza di operare velocemente e in movimento ha fatto aumentare esponenzialmente le operazioni digitali: lo sono due su tre, mentre l’uso dello smartphone per entrare in contatto con la banca è quadruplicato dal 2012 al 2016.

Una finanza senza banche? Ora la vede anche Bankitalia

Nel futuro ci saranno sempre più canali di finanziamento alternativi a quello bancario. Anche nel nostro Paese: noi lo sappiamo, in quanto startupper in un settore che fa del credito alternativo alle imprese la sua missione. Ci sono inoltre dati evidenti di quanto la diversificazione delle fonti di credito possa funzionare come stimolo alla crescita delle imprese. A maggior ragione in un contesto come quello italiano, dominato da micro-aziende che si finanziano per l’85% attraverso le banche e in cui fanno fatica ad attecchire anche formule come quella dei minibond. Ma assume tutto un altro valore se ad affermare che nel futuro ci sarà meno banca nel credito alle imprese è il direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi.

Primavera anticipata per i prestatori: niente più limiti all’importo investibile e interessi incassabili ogni mese

L’aria nuova della primavera è già arrivata, almeno per chi presta su BorsadelCredito.it In questi giorni sono state introdotte due importanti novità che renderanno prestare soldi all’economia reale ancora più interessante.
I prestatori avranno una maggiore libertà di investimento e potranno incassare i guadagni anche ogni mese.
Queste novità sono già una realtà per chi si è iscritto a BorsadelCredito.it dal 13 febbraio. Mentre i nostri prestatori storici hanno ricevuto una nostra comunicazione sulle belle novità che per loro saranno applicabili dal 17 aprile, un tempo necessario ogni qualvolta viene modificato un contratto per confermare nuove condizioni.

Il regolamento di Bankitalia sul social lending? Non basta, l’Italia resta al palo

http://www.osborneclarke.com/lawyers/umberto-piattelli/

“Non servono nuove leggi, ci sono le direttive europee”, parola di Umberto Piattelli, partner dello studio legale Osborne & Clarke e consulente della Commissione Europea sul crowdfunding

Il trend del social lending italiano è decisamente rivolto a incrementare le offerte di finanziamenti per le start-up, le micro e le piccole imprese poco servite dal sistema bancario, così come avviene oramai negli altri paesi europei e non solo. Rispetto alle 3 piattaforme di social lending che operavano in Italia nel 2015, si contano già ben 8 piattaforme nel 2016 e non mi stupirei se il numero raddoppiasse ancora nel 2017, con un forte incremento delle piattaforme P2B, e quindi rivolte al mercato delle aziende”.

Social lending made in Italy, cosa dice il nuovo (?) regolamento

A un anno esatto dalla pubblicazione dei documenti di consultazione sulle Istruzioni di Vigilanza di Bankitalia, il social lending ne diventa parte integrante. Lo disciplinerà la sezione IX delle nuove norme sulla raccolta del risparmio da parte dei soggetti non bancari. Il testo delle Disposizioni è chiaro e sintetico, forse troppo.

Ma è una bella notizia, segnale che qualcosa comunque si muove. Considerando anche che parliamo di un’attività che trova i suoi fondamenti giuridici nel concetto di mutuo come è esplicitato nel codice civile, e che era ferma di fatto all’aggiornamento al 2007 della Circolare 229 del 21 aprile 1999, Titolo IX, Capitolo 2, nome tecnico delle Disposizioni di cui sopra. In cui non si citava esplicitamente il social lending ma se ne tracciava un profilo come qualcosa che non rientrava – e continua a non rientrare – nella categoria della raccolta di risparmio. Il nuovo testo sostituisce proprio questa normativa. La sezione IX si occupa di social lending, dandone innanzitutto una definizione, come “uno strumento attraverso il quale una pluralità di soggetti può richiedere a una pluralità di potenziali finanziatori, tramite piattaforme on-line, fondi rimborsabili per uso personale o per finanziare un progetto.”