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Il marketplace lending made in Italy: a che punto siamo (e dove vogliamo arrivare)

Un bilancio della strada compiuta fin qui e qualche auspicio per il 2018

È uno dei quattro best investment del 2018 secondo Forbes: il P2P lending è sempre più sotto i riflettori di esperti e opinione pubblica. In questo post, vogliamo provare a fare un bilancio della strada percorsa fin qui e tracciare le possibili, auspicabili novità che ci attendono per l’anno appena iniziato.

1) Il primo punto che rappresenta un giro di boa per l’Italia è la riforma della tassazione approvata con la legge di Bilancio 2018. Ne abbiamo parlato dettagliatamente qui.

I cinque passi per far volare il marketplace lending italiano

Da una normativa più organica a una fiscalità più equa, fino alla cooperazione con pubblico e banche, ecco i suggerimenti di BorsadelCredito.it

Un mercato potenziale da almeno 50 miliardi di euro – a tanto ammontano le esigenze di credito delle nostre PMI a cui le banche non riescono a far fronte secondo Kpmg, e un valore, quello del marketplace lending italiano, che supera di poco i 70 milioni, secondo le rilevazioni aggiornate ad aprile di p2plendingitalia (anche se in crescita esponenziale, dritto a quota 100 milioni per il mese di maggio). Chi segue questo blog questi numeri li conosce a memoria. Il gap tra domanda potenziale e offerta è impressionante. Come si colma?

Direct Lending: come funziona in Italia e perché il mercato è inesistente nonostante le potenzialità

BorsadelCredito.it è pronta ad ospitare già da quest’anno i fondi direct lending per aprire il marketplace lending per le PMI agli investitori istituzionali

 Nel 2016, secondo Deloitte, i fondi di direct lending in Europa hanno erogato 13 miliardi di euro in prestiti alle imprese e hanno una potenza di fuoco di circa 54 miliardi secondo il data provider Preqin. Un motivo in più, per le banche, per cercare accordi con chi nel prossimo futuro sarà protagonista dei fondi di direct lending, anche in Italia, ovvero i marketplace lenders. Perché le banche non trasmettono più credito all’economia reale – e possono farlo sempre meno, soprattutto quelle italiane strette nella morsa di richieste sempre più pressanti da parte del regolatore a cui a fine marzo dovranno presentare il piano per la gestione dei Non Performing Loans, i prestiti incagliati o inesigibili che ammontano alla cifra monstre di 200 miliardi di euro, che non cresce più ma non cala neppure abbastanza.

Nel 2017 il credito alternativo alle PMI farà boom, parola di BNP Paribas

Un 2017 di crescita esponenziale per il debito alternativo e il direct lending e quindi l’occasione ghiotta per gli investitori – retail e professionali – di trarne rendimenti interessanti. A dirlo, nel suo outlook per l’anno, è Stéphane Blanchoz, Chief Investment Officer della gestione del debito alternativo di BNP Paribas Investment Partners. Un’opinione che BorsadelCredito.it sostiene e condivide, mentre si prepara a rendere il suo prodotto adatto anche agli investitori istituzionali.

Ma vediamo in dettagli quali sono le previsioni di Blanchoz: il gestore si basa su alcuni fattori che hanno spinto rapidamente la crescita dei prestiti non bancari alle imprese come asset class investibile, con un universo sempre più vasto di fondi che offrono esposizione a questo tipo di credito.