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La collaborazione tra banche e Fintech? Un processo win-win

Ecco i cinque motivi perché allearsi fa bene a vecchi e nuovi operatori della finanza

Il futuro dei financial services? Sta nella collaborazione tra fintech e banche. La teoria, che BorsadelCredito.it sponsorizza da sempre, è avallata da un recente report di Capgemini e LinkedIn, in collaborazione con Efma. Nel World FinTech Report 2018, si legge che “le società fintech, innovando con le tecnologie emergenti, reinventano l’esperienza dei clienti dei servizi finanziari. La competizione e aspettative sempre più elevate trainano la domanda di servizi più convenienti e personalizzati. Per fornirle, le fintech utilizzano i dati dei clienti e nel contempo sono in grado di offrire servizi online rapidi e disponibili 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana e attraverso qualsiasi device.”

Il primo vantaggio di un prestito con BorsadelCredito.it? La velocità

Il tempo di erogazione così rapido è ciò che le aziende richiedenti apprezzano di più: ecco le voci degli imprenditori che ci hanno testati sul campo

“Glielo spiego con una battuta: a una banca di cui sono socio, cliente, fornitore, ho chiesto una pratica di rinnovo. Il giorno che l’ho firmata il commerciale mi ha detto che era diventato padre per la quarta volta e rideva mentre me lo comunicava. Gli ho chiesto se fosse più felice delle altre volte. Lui mi ha risposto che la ragione della sua ilarità stava nel fatto che ricordava nitidamente che il giorno in cui gli avevo fatto la prima richiesta, tornando a casa, la moglie gli aveva comunicato di essere incinta… La velocità di risposta per un imprenditore è fondamentale.”

Il governo del cambiamento? Per ora non parla di Fintech

Tra emergenza immigrazione e mercati turbolenti, il tema dell’innovazione non ha ancora conquistato la giusta priorità

Con un presidente del Consiglio strappato all’Accademia, senza un ministro per l’Innovazione, con il leader dei 5 Stelle Luigi Di Maio che ha accentrato su di sé i dicasteri di Sviluppo economico e Lavoro e infine con un tecnico all’Economia, ha iniziato il suo lavoro il “governo del cambiamento”. Frutto di un contratto stilato tra i già citati cinque stelle e la Lega, come affronterà (se li affronterà) questo esecutivo controverso i temi che ci stanno a cuore? Attuerà politiche efficaci per il Fintech, misure a favore del P2P lending o nella finanza alternativa in generale?

Nasce ItaliaFintech e prende forma l’idea di Milano come hub europeo del settore

Che cresce esponenzialmente in quantità e in qualità

 Un anno dopo gli appelli di Guido Rosa, il presidente dell’associazione italiana delle banche estere, e del  presidente della Consob Giuseppe Vegas affinché Milano strappasse a Londra il ruolo di capitale europea della Finanza, è il Fintech a tirare la volata e a gettare le basi perché dai proclami si passi alla realtà. Da qualche giorno è nata ItaliaFintech, un gruppo di lavoro che riunisce i principali attori del comparto operanti nel Paese che, insieme, hanno l’obiettivo di agevolare l’accesso di imprese e privati ai propri servizi Fintech semplificandone la comprensione e fruizione. Contribuendo al contempo ad alimentare il dialogo con Istituzioni e operatori tradizionali al fine di tradurre il potenziale di crescita del mercato in trend concreti di sviluppo.

Fintech e P2P lending: dove sono nell’agenda del prossimo governo?

Breve analisi dei principali programmi alla ricerca delle misure in tema di disintermediazione finanziaria 

Si avvicina a passi da gigante il 27 marzo, data per l’elezione dei presidenti delle Camere, in cui si capirà forse qualcosa di più circa il colore che avrà il prossimo governo italiano. In che punto dell’agenda politica questo governo collocherà i temi che ci sono cari, ovvero tecnologia e innovazione? Chi farà politiche efficaci per il Fintech e spingerà sul fronte della disintermediazione, potenziale motore della crescita, di gran lunga sottovalutato in campagna elettorale e nel dibattito pubblico finora? Ci saranno misure a favore del P2P lending o nella finanza alternativa in generale?

Il Fintech è una minaccia per il sistema?

Alcune banche sventolano la bandiera della minaccia…e hanno ragione: se non sanno innovare in un mercato che cambia e tende alla disintermediazione rischiano grosso loro ma non il sistema

Le banche hanno paura del FinTech. Ad affermarlo è il Financial Times, in un articolo recente in cui fa parlare i vertici di alcuni primari istituti finanziari europei, e non certo poco avvezzi al mondo di Internet, tra cui la spagnola BBVA e l’olandese ING.

Cinque trend del Fintech che “distruggeranno” il mercato nel 2018

Visioni di BorsadelCredito.it sul mondo che cambia

Abbiamo descritto quelli che secondo noi saranno i trend del 2018 nel P2P lending. Oggi, in questo post, vogliamo immaginare come si evolverà, quest’anno, tutto il Fintech e quali cambiamenti produrrà nel mondo. Partiamo da un numero: secondo il provider di statistiche Usa Statista.com, nel 2018 il Fintech sarà la più grande industria dell’economia globale: in servizi di tecnologia finanziaria si investiranno 8 miliardi di dollari. L’82% delle banche yankee e l’86% dei manager interpellati al riguardo dichiarano che nel corso dell’anno potenzieranno la loro spesa per Fintech.

Regali di Natale per BorsadelCredito.it (e per chi ha creduto in noi)

Grandi successi in vista per il Fintech italiano. Nella notte tra lunedì 18 e martedì 19 la Commissione Bilancio della Camera ha approvato l’emendamento a firma di Sebastiano Barbanti (PD), membro della Commissione Finanze, che proponeva l’equiparazione della tassazione sui rendimenti derivanti dal P2P lending a quella degli altri strumenti di investimento. L’emendamento è stato incluso nella legge di bilancio che il Governo dovrebbe approvare in questi giorni. Se la legge viene approvata, si realizzerà la prospettiva che noi e chi presta su BorsadelCredito.it auspichiamo da tempo: si abbasserà di fatto la tassazione per i nostri prestatori, che fino ad ora sono stati soggetti ad aliquota marginale: dal 23% per i redditi sotto i 15mila euro al 43% per quelli superiori ai 75mila euro. Il prelievo sarà, in tal caso, per tutti al 26%, come per chi guadagna comprando fondi comuni. Il testo della discussione e il suo esito lo potete trovare qui (in particolare, a pag. 59).

Perché i PIR hanno bisogno del Fintech

Cosa sono i PIR? Piani individuali di risparmio, lanciati in Italia a inizio 2017: panieri di investimento che, almeno sulla carta, puntano sull’economia reale. Da inizio anno hanno raccolto, secondo le stime, 10 miliardi di euro, compiendo il percorso atteso per un quinquennio. Un vero e proprio boom, che dovrebbe far riflettere e che rafforza in noi l’idea che siano monchi, se non accolgono al loro interno forme di investimento alternativo come il P2P lending, cosa che peraltro avviene in mercati più evoluti come quello del Regno Unito. Proviamo a spiegarvi perché è così, dal nostro punto di vista. E lo facciamo dalla stessa definizione di PIR.

Velocità, movimento e risparmio: ecco le tre ragioni per cui gli italiani scelgono sempre più il Fintech (con i numeri di Abi e Bankitalia)

Gli italiani si convertono al Fintech. C’era una volta il popolo che aveva paura delle carte di credito e del denaro immateriale ora (quasi) non c’è più. E, ironia della sorte, a dirlo è l’Abi, l’Associazione delle banche italiane, che ha svolto un’indagine sui comportamenti degli utenti rivelando che l’esigenza di operare velocemente e in movimento ha fatto aumentare esponenzialmente le operazioni digitali: lo sono due su tre, mentre l’uso dello smartphone per entrare in contatto con la banca è quadruplicato dal 2012 al 2016.