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Bankitalia annuncia una nuova ondata di credit crunch: è “fallimento del mercato del credito” per Confesercenti. E mentre le banche provano a correre ai ripari, il P2P lending sostiene l’economia reale…

Allarme prestiti alle imprese. Ancora credit crunch: lo afferma Banca d’Italia nell’aggiornamento di gennaio dell’indagine sul credito bancario, che stima prestiti alle imprese in lieve contrazione nel primo trimestre (mentre nell’ultimo trimestre del 2018 è continuata ad aumentare la domanda). Nel quarto trimestre del 2018, spiega Via Nazionale, i criteri di offerta dei prestiti sia alle imprese sia alle famiglie hanno registrato un lieve irrigidimento. Ma al di là del dato sincronico, è la lunga serie di cali a preoccupare, Confesercenti innanzitutto, che in una nota parla di “fallimento di mercato” del credito.Preoccupa, in particolare – scrive – che in tema di dimensione di impresa si consolidi la tendenza, diventata ineluttabile, dello scarsissimo credito bancario alle imprese fino a 5 addetti che percepiscono appena il 10,7% del totale credito alle piccole imprese, pur essendo le prime quasi il 91% dell’intero universo.

Un miliardo di liquidità per le imprese. Tutti i numeri del P2P Lending italiano nel 2018

Il settore ha proseguito la sua crescita vertiginosa mentre le banche hanno tagliato i prestiti alle imprese di 40 miliardi (secondo Bankitalia). L’Italia si conferma il mercato più ampio e a più rapido incremento in Europa Continentale e BorsadelCredito.it consolida il suo posto sul podio delle top three

Oltre 250 milioni di euro erogati nell’ultimo trimestre (+90% anno su anno) e 763 milioni nell’anno (+125% rispetto al 2017): un 2018 ben sopra le aspettative per il P2P lending, grazie a cui il mercato oggi vale 1,2 miliardi, ben oltre il miliardo stimato a metà anno dai più importanti analisti. Un miliardo è il valore del solo sotto segmento dei prestiti alle imprese. I dati sono quelli che fornisce periodicamente P2P Lending Italia e evidenziano l’importanza crescente che la disintermediazione dei prestiti sta acquisendo nel panorama italiano.

Marco Radice, il baby boomer che investe in BorsadelCredito.it

CFO in pensione con una carriera ultraquarantennale, ha investito una parte del proprio patrimonio in P2P lending: “Un prodotto a basso rischio che nell’ultimo anno mi ha fatto guadagnare il 5%, contro la perdita del 3,5% accumulata in banca”

È stato manager in PwC e ha ricoperto il ruolo di CFO, responsabile finanziario, per aziende piccole e grandi, quotate o non. Dal colosso della chimica Enimont, alla Riello Sistemi nel settore delle macchine industriali, dalla farmaceutica Pierrel, a Liquigas, leader nel mercato del Gpl. Per questa sua esperienza, accumulata in 45 anni di carriera, Marco Radice, pensionato e startupparo (ancora oggi offre servizi consulenziali attraverso la sua Management Consulting) ha fatto volentieri da apripista, rispetto ai suoi amici, per esplorare il mondo degli investimenti nel P2P lending.

Il Fintech piace agli HNWI d’Oltremanica (e non solo)

Parabola di un settore che, dagli investimenti ai gestori, sta per essere travolto dalla disruption

E così anche i paperoni d’Oltremanica si sono accorti del FinTech. Lo annuncia la rivista specializzata Peer2Peer Finance News, secondo cui un quarto degli High Net Worth Individual (HNWI) – coloro che hanno almeno un milione di euro di patrimonio personale – allocano circa un quinto delle proprie risorse in asset alternativi come il P2P lending. Il dato è contenuto all’interno di una ricerca condotta su 120 clienti dalla società di investimenti Connection Capital, secondo cui gli asset alternativi contribuiscono ad ampliare la diversificazione del portafoglio aumentandone la resilienza e i ritorni.

Ora Zopa, uno dei pionieri globali del P2P lending, vuole fare la banca…

Il FinTech è pronto a dare vita a un nuovo paradigma. E gli istituti di credito tradizionali, che nel frattempo non si stanno preparando per competere nel mercato attuale, che ruolo avranno?

In principio, la reazione delle banche fu di scontro. Poi, soprattutto in USA e Regno Unito, gli istituti di credito hanno iniziato a guardare con interesse al FinTech, attuando forme diverse di collaborazione. Oggi succede qualcosa di nuovo e inimmaginabile fino a solo un anno fa: Zopa, uno dei leader britannici del P2P lending per i privati, vuole diventare una banca. Anzi, la prima “banca della prossima generazione”. E per raggiungere il suo obiettivo ha finora raccolto 60 milioni di sterline di nuovo capitale (di cui 44 già ottenuti lo scorso agosto, mentre 16 milioni sono stati annunciati qualche giorno fa).

Il rendimento del P2P lending? Con RendiPiù guadagni anche sulle somme libere

L’investimento in P2P lending ha un ciclo di vita durante il quale il rendimento varia e all’interno del quale non tutti i soldi investiti inizialmente vengono prestati immediatamente, ma ci mettono dai 6 ai 12 mesi per essere interamente associati ad aziende richiedenti. “Ma se guadagno solo sulle somme prestate, le somme libere valgono zero per mesi?”. La logica porterebbe a questa domanda, tuttavia la risposta è tutt’altro che scontata… Ma andiamo per ordine. Perché non investiamo tutto subito? Principalmente per proteggere l’investimento diversificandolo in maniera estrema.

L’Italia del FinTech sfiora il miliardo di euro erogato alle PMI

Crescono soprattutto i prestiti alle imprese, secondo i dati di P2P Lending Italia. Aumenta il taglio medio dei ticket – un segnale di fiducia da parte del mondo produttivo. E nell’ Europa continentale la nostra presenza inizia a farsi sentire: BorsadelCredito.it è tra quelle che cresce di più

Si veleggia spediti verso il miliardo di erogato. Il traguardo, a cui si mirava per la fine del 2018 è stato sfiorato già a fine settembre, con tre mesi di anticipo rispetto alle previsioni. A fine settembre infatti l’erogato da inception dalle piattaforme di credito alternativo italiane è stato, secondo le rilevazioni di P2P Lending Italia, di 948,1 milioni di euro. Si tratta di una crescita del 23,4% rispetto a fine giugno 2018 e del 209% rispetto a settembre 2017.

Funding Circle pronta alla quotazione: IPO da 1,65 miliardi di sterline

Il pioniere del P2P lending per imprese lo ha annunciato con un post sul blog: approderà sulla Borsa di Londra entro fine anno (probabilmente già a ottobre)

L’annuncio è stato fatto attraverso la Rete, dove tutto ha inizio e dove tutto si svolge per il FinTech. In un post sul blog, Funding Circle, la britannica che ha cambiato il mondo dei prestiti alle piccole e medie imprese nel Vecchio Continente ha dichiarato ufficialmente a inizio settembre che sarà la prima FinTech europea ad approdare sul mercato.

Associazioni industriali: partnership con il FinTech per proiettare le PMI nel futuro del credito

Una proposta di convezione per servire le rappresentate con una allure di modernità (a vantaggio di tutti i soggetti coinvolti)

Di FinTech le Confindustrie locali, da Como a Salerno, da Nord a Sud, iniziano quantomeno a parlare. Un trend molto recente e sollecitato dal grande salto che nel 2018 ha fatto il nostro settore, come testimoniano i numeri: secondo i dati più aggiornati di P2P Lending Italia, a fine giugno 2018 i prestiti alle imprese (a medio e lungo termine) registrano volumi totali per 57,3 milioni di euro (la rilevazione include BorsadelCredito.it, che ha raggiunto un erogato record di oltre 37 milioni a fine giugno, oltre 40 a fine luglio). Parliamo di tassi di crescita del 300%, che segnalano il catalizzarsi di forte interesse intorno a questo nuovo ecosistema di servizi alle imprese.

Parola d’ordine del P2P lending: trasparenza

BorsadelCredito.it e in generale tutti gli attori del FinTech si stanno guadagnando un posto importante in un settore tradizionalmente dominato dalle banche, che possono contare su un heritage di reputazione e fiducia costruito in secoli. Certo, le banche non sempre tengono fede a questa loro dote… in ogni caso, un attore nuovo che entra in un mercato consolidato deve riuscire innanzitutto ad accaparrarsi la fiducia dei potenziali clienti per emergere. Per questa ragione abbiamo basato il nostro business sulla trasparenza, che è anche la parola chiave del post di questo venerdì.