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BorsadelCredito.it ora fa credito anche ai seller italiani di Amazon

Già disponibile sul portale, quello dedicato agli Amazon Seller è un prodotto FinTech pioneristico, pensato per le aziende che vendono da almeno 3 mesi sul marketplace di Jeff Bezos. E che avranno, grazie alla liquidità in arrivo, la possibilità di migliorare i margini e consolidare il proprio posizionamento. Si tratta di un’importante opportunità di crescita in un mercato nuovo e molto promettente.

BorsadelCredito.it lancia un finanziamento pensato ad hoc per i seller italiani di Amazon. Una novità senza precedenti per il mercato domestico: si tratta di un prodotto dedicato ai venditori che operano sul portale di e-commerce da almeno tre mesi. I venditori professionisti avranno accesso a linee di credito nei tempi rapidi del P2P lending, in modo da poter aumentare le scorte di magazzino e pagare i fornitori al giorno zero, ottenendo condizioni migliori di acquisto e migliorando i propri margini.

BorsadelCredito.it: la strada percorsa fin qui e i progetti per il 2019

A dialogo con il nostro network: 3600 prestatori attivi e oltre 600 aziende che hanno sviluppato il business con il nostro supporto

Investitori e imprese richiedenti: la rete attraverso la quale ci espandiamo è fatta da voi. Oltre 3600 i primi – quelli iscritti alla piattaforma – oltre 600 le seconde che hanno ottenuto un prestito. Una community che è alla base del nostro successo.
I nostri prestatori retail hanno effettuato in media, da inception, ovvero in un arco temporale di 3 anni, versamenti per un ammontare unitario medio di 20 mila euro, su cui hanno ottenuto un rendimento superiore al 5%.

Il 2019? L’anno della verità per il P2P lending

Lo scrive Deloitte, che si attende che le piattaforme dovranno rafforzare la competizione principalmente sul servizio. Un’idea che BorsadelCredito.it sposa da sempre. E che condurrà a un consolidamento del settore. Ecco i cinque trend dell’industria (italiana e globale) nel prossimo futuro

Il 2019? Sarà l’anno della verità per il Peer-to-Peer lending. Lo scrive Deloitte, secondo cui “potremmo presto scoprire che il vero vantaggio dei marketplace lenders sta nell’esperienza d’uso e nella capacità di servire aree di mercato prima inevase, più che nel prezzo”. 

I cinque avvenimenti del 2018 che hanno inaugurato l’era 2.0 del P2P lending

Nell’anno che ha cambiato il nostro settore, la prima IPO europea, una piattaforma FinTech diventa banca, le periferie del mondo entrano nel lending e l’Italia diventa leader nell’Europa Continentale 

Mentre ci avviamo verso un 2019 se possibile ancora più luminoso per il P2P lending italiano e globale, salutiamo il 2018 come l’anno dei record. Un anno in cui sono successe tante cose nel nostro settore e in cui, oltre a registrare volumi sopra le attese, le piattaforme hanno  compiuto un vero salto di qualità avviandosi verso la loro era 2.0. 

PIR: senza il P2P lending rischiano di essere un grande bluff

Nuovi vincoli di investimento: un 3% del paniere deve andare a società quotate su Aim e una quota identica al VC. Ma mancano i decreti attuativi e il mercato è bloccato. Mentre emergono i punti deboli dello strumento, sempre orfano del FinTech

“La beffa dei PIR: con la Borsa in rosso sfuma il beneficio fiscale” (Business Insider, 10 ottobre 2018). “I piani individuali di risparmio scricchiolano” (Il Foglio, 26 novembre 2018). “PIR nel caos: bloccati i nuovi investimenti” (Il Sole 24 Ore, 11 gennaio 2019). Sono solo tre titoli recenti della stampa mainstream che gettano qualche ombra su una asset class salutata alla sua inaugurazione, a inizio 2017, come un’architettura finanziaria senza precedenti in termini di innovazione e dal futuro senza dubbio luminoso.

Bankitalia annuncia una nuova ondata di credit crunch: è “fallimento del mercato del credito” per Confesercenti. E mentre le banche provano a correre ai ripari, il P2P lending sostiene l’economia reale…

Allarme prestiti alle imprese. Ancora credit crunch: lo afferma Banca d’Italia nell’aggiornamento di gennaio dell’indagine sul credito bancario, che stima prestiti alle imprese in lieve contrazione nel primo trimestre (mentre nell’ultimo trimestre del 2018 è continuata ad aumentare la domanda). Nel quarto trimestre del 2018, spiega Via Nazionale, i criteri di offerta dei prestiti sia alle imprese sia alle famiglie hanno registrato un lieve irrigidimento. Ma al di là del dato sincronico, è la lunga serie di cali a preoccupare, Confesercenti innanzitutto, che in una nota parla di “fallimento di mercato” del credito.Preoccupa, in particolare – scrive – che in tema di dimensione di impresa si consolidi la tendenza, diventata ineluttabile, dello scarsissimo credito bancario alle imprese fino a 5 addetti che percepiscono appena il 10,7% del totale credito alle piccole imprese, pur essendo le prime quasi il 91% dell’intero universo.

Un miliardo di liquidità per le imprese. Tutti i numeri del P2P Lending italiano nel 2018

Il settore ha proseguito la sua crescita vertiginosa mentre le banche hanno tagliato i prestiti alle imprese di 40 miliardi (secondo Bankitalia). L’Italia si conferma il mercato più ampio e a più rapido incremento in Europa Continentale e BorsadelCredito.it consolida il suo posto sul podio delle top three

Oltre 250 milioni di euro erogati nell’ultimo trimestre (+90% anno su anno) e 763 milioni nell’anno (+125% rispetto al 2017): un 2018 ben sopra le aspettative per il P2P lending, grazie a cui il mercato oggi vale 1,2 miliardi, ben oltre il miliardo stimato a metà anno dai più importanti analisti. Un miliardo è il valore del solo sotto segmento dei prestiti alle imprese. I dati sono quelli che fornisce periodicamente P2P Lending Italia e evidenziano l’importanza crescente che la disintermediazione dei prestiti sta acquisendo nel panorama italiano.

Marco Radice, il baby boomer che investe in BorsadelCredito.it

CFO in pensione con una carriera ultraquarantennale, ha investito una parte del proprio patrimonio in P2P lending: “Un prodotto a basso rischio che nell’ultimo anno mi ha fatto guadagnare il 5%, contro la perdita del 3,5% accumulata in banca”

È stato manager in PwC e ha ricoperto il ruolo di CFO, responsabile finanziario, per aziende piccole e grandi, quotate o non. Dal colosso della chimica Enimont, alla Riello Sistemi nel settore delle macchine industriali, dalla farmaceutica Pierrel, a Liquigas, leader nel mercato del Gpl. Per questa sua esperienza, accumulata in 45 anni di carriera, Marco Radice, pensionato e startupparo (ancora oggi offre servizi consulenziali attraverso la sua Management Consulting) ha fatto volentieri da apripista, rispetto ai suoi amici, per esplorare il mondo degli investimenti nel P2P lending.

Il Fintech piace agli HNWI d’Oltremanica (e non solo)

Parabola di un settore che, dagli investimenti ai gestori, sta per essere travolto dalla disruption

E così anche i paperoni d’Oltremanica si sono accorti del FinTech. Lo annuncia la rivista specializzata Peer2Peer Finance News, secondo cui un quarto degli High Net Worth Individual (HNWI) – coloro che hanno almeno un milione di euro di patrimonio personale – allocano circa un quinto delle proprie risorse in asset alternativi come il P2P lending. Il dato è contenuto all’interno di una ricerca condotta su 120 clienti dalla società di investimenti Connection Capital, secondo cui gli asset alternativi contribuiscono ad ampliare la diversificazione del portafoglio aumentandone la resilienza e i ritorni.

Ora Zopa, uno dei pionieri globali del P2P lending, vuole fare la banca…

Il FinTech è pronto a dare vita a un nuovo paradigma. E gli istituti di credito tradizionali, che nel frattempo non si stanno preparando per competere nel mercato attuale, che ruolo avranno?

In principio, la reazione delle banche fu di scontro. Poi, soprattutto in USA e Regno Unito, gli istituti di credito hanno iniziato a guardare con interesse al FinTech, attuando forme diverse di collaborazione. Oggi succede qualcosa di nuovo e inimmaginabile fino a solo un anno fa: Zopa, uno dei leader britannici del P2P lending per i privati, vuole diventare una banca. Anzi, la prima “banca della prossima generazione”. E per raggiungere il suo obiettivo ha finora raccolto 60 milioni di sterline di nuovo capitale (di cui 44 già ottenuti lo scorso agosto, mentre 16 milioni sono stati annunciati qualche giorno fa).