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Perché i PIR hanno bisogno del Fintech

Cosa sono i PIR? Piani individuali di risparmio, lanciati in Italia a inizio 2017: panieri di investimento che, almeno sulla carta, puntano sull’economia reale. Da inizio anno hanno raccolto, secondo le stime, 10 miliardi di euro, compiendo il percorso atteso per un quinquennio. Un vero e proprio boom, che dovrebbe far riflettere e che rafforza in noi l’idea che siano monchi, se non accolgono al loro interno forme di investimento alternativo come il P2P lending, cosa che peraltro avviene in mercati più evoluti come quello del Regno Unito. Proviamo a spiegarvi perché è così, dal nostro punto di vista. E lo facciamo dalla stessa definizione di PIR.

Quando investire fa bene al mondo

Con la locuzione impact investing, coniata un decennio fa dalla banca di affari JPMorgan Chase e dal Rockfeller Institute, si intende un investimento in aziende, organizzazioni e fondi con la precisa intenzione di generare un impatto sociale e/o ambientale, oltre che il ritorno finanziario. Si tratta a tutti gli effetti di un investimento, dunque, con l’obiettivo di ottenere un guadagno, ma di un investimento dal cuore tenero perché mentre guadagna, l’investitore vuole creare sviluppo e benessere per ambiente e persone. 

Tutti i vantaggi della finanza innovativa

Il P2P lending è uno strumento di investimento alternativo che può entrare nei portafoglio dei piccoli investitori (ma anche di quelli professionali) per fini di diversificazione e anche per migliorare l’alpha in un momento in cui gli investimenti tradizionali con simili profili di rischio/rendimento (segnatamente il fixed income e la liquidità) hanno un reddito molto prossimo allo zero.