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Ora Zopa, uno dei pionieri globali del P2P lending, vuole fare la banca…

Il FinTech è pronto a dare vita a un nuovo paradigma. E gli istituti di credito tradizionali, che nel frattempo non si stanno preparando per competere nel mercato attuale, che ruolo avranno?

In principio, la reazione delle banche fu di scontro. Poi, soprattutto in USA e Regno Unito, gli istituti di credito hanno iniziato a guardare con interesse al FinTech, attuando forme diverse di collaborazione. Oggi succede qualcosa di nuovo e inimmaginabile fino a solo un anno fa: Zopa, uno dei leader britannici del P2P lending per i privati, vuole diventare una banca. Anzi, la prima “banca della prossima generazione”. E per raggiungere il suo obiettivo ha finora raccolto 60 milioni di sterline di nuovo capitale (di cui 44 già ottenuti lo scorso agosto, mentre 16 milioni sono stati annunciati qualche giorno fa).

“Porta un amico”: i vantaggi del programma referral per i prestatori

In Gran Bretagna, dall’inizio del 2017, è in vigore un referral scheme, che prevede che ogni richiesta di finanziamento, fatta da una PMI e non gestita dalla banca, debba essere segnalata alle piattaforme che possono offrire un servizio alternativo. Si tratta di un modo utile anche alla banca per mantenere viva e soddisfacente una relazione, per non lasciar scappare un cliente e consigliargli, invece, qualcosa di adatto alla sua esigenza.

Panico nel P2P lending cinese, ma non è la caduta dell’Impero

Il governo ha scelto una via brusca per rendere il mercato più efficiente e meno rischioso: inasprire le regole (che prima praticamente non c’erano) d’emblée. Ora gli analisti attendono la chiusura del 90% delle 2mila piattaforme locali. E dopo, un mercato più sano. Ecco perché l’Italia non corre lo stesso rischio  

“Investire con BorsadelCredito.it? Rischio controllato, rendimento, trasparenza. L’importante è avere pazienza”

Queste sono le parole di Lorenzo Petronio, uno degli investitori in P2P lending della prima ora: è lui il protagonista della prima “storia di successo” dei nostri prestatori

Con questo post, BorsadelCredito.it inaugura una nuova rubrica dedicata alle storie di successo. Che non sono solo quelle delle aziende a cui diamo credito, ma anche quelle dei prestatori che le finanziano. Magari all’inizio un po’ cauti, viste le caratteristiche innovative del P2P lending, non ancora del tutto introiettato nella cultura del piccolo risparmiatore italiano, ma poi conquistati proprio dalla novità dello strumento e dalla possibilità che offre: da un lato avere un rendimento interessante con un profilo di rischio contenuto, dall’altro contribuire allo sviluppo della nostra economia reale. E dunque entusiasti di poter destinare una parte del proprio patrimonio al FinTech: non a caso, da quando abbiamo cominciato questa avventura, la comunità di prestatori è arrivata quasi a 4.000 unità.

Buona lettura!

Staccare una cedola? Anche nel P2P lending si può, come con un’obbligazione

In queste settimane vi stiamo raccontando tutti i vantaggi extra che diamo ai prestatori (oltre 3500) della nostra community. Oltre a un rendimento medio del 5% è possibile non pagare le commissioni, vedersi rimborsate completamente le tasse e ottenere una remunerazione anche sulle somme libere e non ancora prestate.

Sembra già molto, ma non è tutto. Molti dei nostri prestatori investono anche in obbligazioni, e sarebbe stato molto interessante creare un meccanismo che consentisse ai prestatori di “staccare una cedola”, monetizzando gli interessi generati dall’attività di prestito.

Social lending made in Italy: tutte le sfaccettature di un mercato ben regolamentato

Il FinTech è entrato nel dibattito pubblico. Tutti sanno di cosa stiamo parlando, ma quanti conoscono le norme e i livelli di controllo del prestito tra privati? Ve le spieghiamo noi

Benvenuti nell’Italia del social lending, la terra dove la regolamentazione non rimane indietro in termini di sviluppo del mercato, che è quindi il più sicuro e controllato.

Il rendimento del P2P lending? Con RendiPiù guadagni anche sulle somme libere

L’investimento in P2P lending ha un ciclo di vita durante il quale il rendimento varia e all’interno del quale non tutti i soldi investiti inizialmente vengono prestati immediatamente, ma ci mettono dai 6 ai 12 mesi per essere interamente associati ad aziende richiedenti. “Ma se guadagno solo sulle somme prestate, le somme libere valgono zero per mesi?”. La logica porterebbe a questa domanda, tuttavia la risposta è tutt’altro che scontata… Ma andiamo per ordine. Perché non investiamo tutto subito? Principalmente per proteggere l’investimento diversificandolo in maniera estrema.

L’Italia del FinTech sfiora il miliardo di euro erogato alle PMI

Crescono soprattutto i prestiti alle imprese, secondo i dati di P2P Lending Italia. Aumenta il taglio medio dei ticket – un segnale di fiducia da parte del mondo produttivo. E nell’ Europa continentale la nostra presenza inizia a farsi sentire: BorsadelCredito.it è tra quelle che cresce di più

Si veleggia spediti verso il miliardo di erogato. Il traguardo, a cui si mirava per la fine del 2018 è stato sfiorato già a fine settembre, con tre mesi di anticipo rispetto alle previsioni. A fine settembre infatti l’erogato da inception dalle piattaforme di credito alternativo italiane è stato, secondo le rilevazioni di P2P Lending Italia, di 948,1 milioni di euro. Si tratta di una crescita del 23,4% rispetto a fine giugno 2018 e del 209% rispetto a settembre 2017.

Prestiti bancari alle piccole imprese ancora stagnanti: è lì che il P2P lending cresce e osa

I marketplace prestano alle più piccole (dati Crif) mentre gli istituti di credito tengono il freno tirato nonostante i bilanci migliorino (ma non abbastanza secondo PwC)

Le banche? Continuano a tenere le maglie del credito strette a danno soprattutto delle piccole e piccolissime imprese. E questo nonostante migliorino sul fronte degli NPL – i crediti inesigibili che le fanno finire sulla lista dei cattivi per l’impianto normativo di Basilea. E nonostante la qualità dei prestiti concessi alle imprese sia anche essa in aumento. Insomma, va tutto bene, eccetto l’impatto sull’economia reale. Un cortocircuito che i dati segnalano come un allarme rosso, e che prosegue inesorabile.

Un anno senza commissioni: la ricetta di BorsadelCredito.it per abbattere i costi di investimento

Il tema dei costi nel settore del gestito è di stretta attualità. La normativa europea, Mifid II, impone trasparenza sulle fee anche in un mercato come il nostro, che risulta essere non proprio limpido per il risparmiatore. Secondo una ricerca pubblicata da Bankitalia con il titolo “Il costo totale dell’investimento in fondi comuni” in media i costi complessivi associati all’investimento in un fondo comune aperto armonizzato italiano sono dell’1,58% annuo nel periodo 2010-2016, con un picco dell’1,74% nell’ultimo anno di rilevazione. Il che riduce il rendimento medio annuo del prodotto dal 3,5 al 2 per cento in un orizzonte medio-lungo. Insomma, non si può dire che non sia un tema sensibile, per chi si occupa di creare prodotti di investimento e per chi investe.