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Perché è l’ora degli investimenti nell’economia reale

Nell’eterna battaglia tra finanza ed economia, è chiaro che è il momento di deporre le armi: Wall Street ha perso e ha senso solo se funziona da supporto a Main Street. La lezione delle crisi

Wall Street contro Main Street. Gli ultimi sei mesi, con il susseguirsi di eventi tragici, le perdite umane, i lockdown a catena, i valori delle Borse dimezzate, le stime di crollo del PIL globale pesantemente a doppia cifra, ci hanno riproiettato con forza in un mondo dove la finanza da sola non produce alcune valore. Era già successo, nel 2008, quando la bolla dei mutui insolvibili USA aveva spazzato via solo nel primo anno 26,4mila miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa e 4,7 miliardi di dollari di PIL.

Crediti alle imprese: non c’è solo la banca (che ancora pesa per l’85% dei finanziamenti totali)

Minibond, quotazione in Borsa, e le frontiere del Fintech, ovvero marketplace lending e invoice trading. Una bussola per orientarsi nel mondo dei prestiti alternativi.

Un nuovo macchinario, un’assunzione, lo sviluppo di un ramo d’azienda per diversificare o internazionalizzarsi, un progetto che contribuisca allo sviluppo del business, o la semplice esigenza di pagare gli stipendi in attesa che i clienti saldino le fatture. Problemi quotidiani per le aziende, che ancora vengono affrontati, per l’85% dei crediti necessari, secondo Crif, attraverso la banca. Il che crea per le nostre PMI una situazione di dipendenza penalizzante per lo sviluppo.

In un anno 50 miliardi in meno alle PMI da parte delle banche

Le imprese cambiano registro e cercano sempre più forme di credito alternative, dai minibond al P2P lending

La ripresa? Ne parlano tutti, confortati dai dati su PIL e produzione industriale in crescita, anche in Italia. Peccato ci sia ancora un anello dove la catena è spezzata: il trasferimento di questa ripresa all’economia reale. Gli ultimi numeri a testimoniarlo sono quelli del rapporto mensile sul credito realizzato dal Centro studi di Unimpresa, che elabora le rilevazioni di Bankitalia. Secondo cui non si ferma il credit crunch per le aziende italiane: i prestiti delle banche alle imprese, nel corso dell’ultimo anno, sono calati di quasi 50 miliardi di euro (-6,34%) nonostante l’aumento di 3 miliardi dei finanziamenti a medio termine. A pesare sul calo è la diminuzione di oltre 20 miliardi dei finanziamenti a breve e di 31 miliardi di quelli di lungo periodo.