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Continua a essere alto il ritmo di BorsadelCredito.it: 17 prestiti a gennaio e si veleggia verso i 55 milioni di erogato

Due milioni di euro prestati all’economia reale da BorsadelCredito.it nel primo mese del 2019. Il primo marketplace italiano per le PMI ha registrato a gennaio 2019 un erogato complessivo di 54,384 milioni dai 52,396 di fine 2018, aggiornando un nuovo record. Si tratta di una cifra più che doppia rispetto a quella registrata a gennaio 2018 (quando l’erogato era ammontato a 24,619, con una variazione del 112%). I prestiti concessi sono 621, dai 604 di dicembre e dai 404 di un anno fa.

Numeri che indicano una crescita importante in termini di volumi ma anche di fiducia che le imprese continuano ad avere nei confronti del P2P lending.

I cinque avvenimenti del 2018 che hanno inaugurato l’era 2.0 del P2P lending

Nell’anno che ha cambiato il nostro settore, la prima IPO europea, una piattaforma FinTech diventa banca, le periferie del mondo entrano nel lending e l’Italia diventa leader nell’Europa Continentale 

Mentre ci avviamo verso un 2019 se possibile ancora più luminoso per il P2P lending italiano e globale, salutiamo il 2018 come l’anno dei record. Un anno in cui sono successe tante cose nel nostro settore e in cui, oltre a registrare volumi sopra le attese, le piattaforme hanno  compiuto un vero salto di qualità avviandosi verso la loro era 2.0. 

Time to start again: le sfide delle banche nel mondo dei Millennial (che non le ritengono necessarie)

Il mondo della finanza deve fare i conti con i Millennial che avanzano. I nati tra il 1980 e il 2000 cominciano a entrare nei 40 e diventano più numerosi dei baby boomer da cui erediteranno, nel corso dei prossimi 30 anni, un patrimonio in 30 trilioni di dollari, secondo le stime di PwC.

Per il Viacom Millennial Disruption Index, il 60% dei Millennial pensa che le banche non siano adatte a servire la loro generazione e il 33% ritiene che non ne avrà bisogno in futuro. Se non bastasse, il 73% dei nati dopo il 1980 considera più interessante un servizio finanziario lanciato da Google, Amazon, Apple, PayPal, che uno implementato dalla propria banca nazionale.
È una questione di stile di vita: i Millennial vivono e lavorano online e non si comprende perché dovrebbero recarsi allo sportello per effettuare pagamenti, gestire investimenti e ottenere credito. È una considerazione così logica che risulta sconvolgente osservare quanto e per quanto le banche – soprattutto in Italia – abbiano sottovalutato il problema.

PIR: senza il P2P lending rischiano di essere un grande bluff

Nuovi vincoli di investimento: un 3% del paniere deve andare a società quotate su Aim e una quota identica al VC. Ma mancano i decreti attuativi e il mercato è bloccato. Mentre emergono i punti deboli dello strumento, sempre orfano del FinTech

“La beffa dei PIR: con la Borsa in rosso sfuma il beneficio fiscale” (Business Insider, 10 ottobre 2018). “I piani individuali di risparmio scricchiolano” (Il Foglio, 26 novembre 2018). “PIR nel caos: bloccati i nuovi investimenti” (Il Sole 24 Ore, 11 gennaio 2019). Sono solo tre titoli recenti della stampa mainstream che gettano qualche ombra su una asset class salutata alla sua inaugurazione, a inizio 2017, come un’architettura finanziaria senza precedenti in termini di innovazione e dal futuro senza dubbio luminoso.

Bankitalia annuncia una nuova ondata di credit crunch: è “fallimento del mercato del credito” per Confesercenti. E mentre le banche provano a correre ai ripari, il P2P lending sostiene l’economia reale…

Allarme prestiti alle imprese. Ancora credit crunch: lo afferma Banca d’Italia nell’aggiornamento di gennaio dell’indagine sul credito bancario, che stima prestiti alle imprese in lieve contrazione nel primo trimestre (mentre nell’ultimo trimestre del 2018 è continuata ad aumentare la domanda). Nel quarto trimestre del 2018, spiega Via Nazionale, i criteri di offerta dei prestiti sia alle imprese sia alle famiglie hanno registrato un lieve irrigidimento. Ma al di là del dato sincronico, è la lunga serie di cali a preoccupare, Confesercenti innanzitutto, che in una nota parla di “fallimento di mercato” del credito.Preoccupa, in particolare – scrive – che in tema di dimensione di impresa si consolidi la tendenza, diventata ineluttabile, dello scarsissimo credito bancario alle imprese fino a 5 addetti che percepiscono appena il 10,7% del totale credito alle piccole imprese, pur essendo le prime quasi il 91% dell’intero universo.

Un miliardo di liquidità per le imprese. Tutti i numeri del P2P Lending italiano nel 2018

Il settore ha proseguito la sua crescita vertiginosa mentre le banche hanno tagliato i prestiti alle imprese di 40 miliardi (secondo Bankitalia). L’Italia si conferma il mercato più ampio e a più rapido incremento in Europa Continentale e BorsadelCredito.it consolida il suo posto sul podio delle top three

Oltre 250 milioni di euro erogati nell’ultimo trimestre (+90% anno su anno) e 763 milioni nell’anno (+125% rispetto al 2017): un 2018 ben sopra le aspettative per il P2P lending, grazie a cui il mercato oggi vale 1,2 miliardi, ben oltre il miliardo stimato a metà anno dai più importanti analisti. Un miliardo è il valore del solo sotto segmento dei prestiti alle imprese. I dati sono quelli che fornisce periodicamente P2P Lending Italia e evidenziano l’importanza crescente che la disintermediazione dei prestiti sta acquisendo nel panorama italiano.

Marco Radice, il baby boomer che investe in BorsadelCredito.it

CFO in pensione con una carriera ultraquarantennale, ha investito una parte del proprio patrimonio in P2P lending: “Un prodotto a basso rischio che nell’ultimo anno mi ha fatto guadagnare il 5%, contro la perdita del 3,5% accumulata in banca”

È stato manager in PwC e ha ricoperto il ruolo di CFO, responsabile finanziario, per aziende piccole e grandi, quotate o non. Dal colosso della chimica Enimont, alla Riello Sistemi nel settore delle macchine industriali, dalla farmaceutica Pierrel, a Liquigas, leader nel mercato del Gpl. Per questa sua esperienza, accumulata in 45 anni di carriera, Marco Radice, pensionato e startupparo (ancora oggi offre servizi consulenziali attraverso la sua Management Consulting) ha fatto volentieri da apripista, rispetto ai suoi amici, per esplorare il mondo degli investimenti nel P2P lending.

Fuochi d’artificio a capodanno: 52 milioni di euro prestati alle PMI di BorsadelCredito.it a fine 2018 (+134% anno su anno)

Una chiusura d’anno con il botto per BorsadelCredito.it. Il primo portale italiano di prestiti alle imprese archivia il 2018 con un erogato complessivo di 52,396 milioni, raggiungendo un nuovo record. Si tratta di una cifra più che doppia rispetto al totale erogato dal marketplace registrato a dicembre 2017 (22,391 milioni di euro, per una variazione del 134%).
Il numero delle aziende supportate a oggi è di 604, rispetto alle 391 di un anno fa, numeri che indicano una crescita importante in termini di volumi ma anche di fiducia che le imprese continuano ad avere nei confronti del P2P lending. 

L’investitore del 2018? Vive al Nord e investe almeno 20mila euro nell’economia reale

Ecco i risultati dell’Osservatorio 2018 di BorsadelCredito.it sui prestatori attivi del suo marketplace

Sorpresa: non sono i Millennial a investire negli strumenti innovativi offerti dal Fintech, ma i 40-60enni. Che non hanno paura di allocare parte del proprio patrimonio nel lending per le imprese. Le donne sono molto poche, ma osano anche di più: quelle che accedono allo strumento lo fanno destinando una somma in media più cospicua rispetto a quella riservata dagli uomini.

Il Fintech piace agli HNWI d’Oltremanica (e non solo)

Parabola di un settore che, dagli investimenti ai gestori, sta per essere travolto dalla disruption

E così anche i paperoni d’Oltremanica si sono accorti del FinTech. Lo annuncia la rivista specializzata Peer2Peer Finance News, secondo cui un quarto degli High Net Worth Individual (HNWI) – coloro che hanno almeno un milione di euro di patrimonio personale – allocano circa un quinto delle proprie risorse in asset alternativi come il P2P lending. Il dato è contenuto all’interno di una ricerca condotta su 120 clienti dalla società di investimenti Connection Capital, secondo cui gli asset alternativi contribuiscono ad ampliare la diversificazione del portafoglio aumentandone la resilienza e i ritorni.