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Decollano gli IFISA britannici in termini di raccolta, mentre l’Italia si appresta a lanciare i PIR 2.0

Se gli strumenti d’Oltremanica, garantiti ed esentasse, iniziano a raccogliere fiducia e capitali, i nostri piani di risparmio, seppure evoluti, lasciano ancora fuori dal radar il P2P lending.

Mentre l’Italia ha da poco definito i suoi PIR 2.0, introducendo l’obbligo di investire in Venture Capital (e lasciando ancora fuori il P2P lending), nel Regno Unito gli IFISA prendono il volo.

Il 2019? L’anno della verità per il P2P lending

Lo scrive Deloitte, che si attende che le piattaforme dovranno rafforzare la competizione principalmente sul servizio. Un’idea che BorsadelCredito.it sposa da sempre. E che condurrà a un consolidamento del settore. Ecco i cinque trend dell’industria (italiana e globale) nel prossimo futuro

Il 2019? Sarà l’anno della verità per il Peer-to-Peer lending. Lo scrive Deloitte, secondo cui “potremmo presto scoprire che il vero vantaggio dei marketplace lenders sta nell’esperienza d’uso e nella capacità di servire aree di mercato prima inevase, più che nel prezzo”. 

PIR: senza il P2P lending rischiano di essere un grande bluff

Nuovi vincoli di investimento: un 3% del paniere deve andare a società quotate su Aim e una quota identica al VC. Ma mancano i decreti attuativi e il mercato è bloccato. Mentre emergono i punti deboli dello strumento, sempre orfano del FinTech

“La beffa dei PIR: con la Borsa in rosso sfuma il beneficio fiscale” (Business Insider, 10 ottobre 2018). “I piani individuali di risparmio scricchiolano” (Il Foglio, 26 novembre 2018). “PIR nel caos: bloccati i nuovi investimenti” (Il Sole 24 Ore, 11 gennaio 2019). Sono solo tre titoli recenti della stampa mainstream che gettano qualche ombra su una asset class salutata alla sua inaugurazione, a inizio 2017, come un’architettura finanziaria senza precedenti in termini di innovazione e dal futuro senza dubbio luminoso.

Come posso guadagnare un extra rendimento su BorsadelCredito.it? Ecco tutte le promozioni disponibili

Ne abbiamo parlato nelle ultime settimane in cinque post dedicati. Questo venerdì vogliamo fare una sintesi, ripercorrendo tutte le nostre promozioni dedicate agli investitori, un giusto premio per chi crede nell’economia reale e la finanzia. Tutte le promozioni sono cumulabili, sono utilizzabili da chi usa il profilo gestito (che consiste nell’avere un portafoglio creato da BorsadelCredito.it con una diversificazione al limite dell’1% – ovvero con almeno 100 titoli diversi all’interno) e si attivano registrandosi ed effettuando un primo versamento.

PEER: il PIR di BorsadelCredito.it, si presta senza l’impatto delle tasse

In attesa che chi legifera equipari dal punto di vista del trattamento fiscale gli strumenti di investimento FinTech a quelli tradizionali, BorsadelCredito.it ha deciso di anticipare i tempi e dare vita al suo personale PIR. Si scrive PEER e si legge seguendo le regole della fonetica inglese, perché ispirati dal modello inglese degli Ifisa. Gli Ifisa sono i piani individuali di risparmio britannici: in tutto simili a quelli italiani, ma con in più la possibilità di introdurre nel paniere strumenti Fintech, che sono esentasse come il resto del portafoglio.

La wishlist del P2P lending per il governo alle prese con la manovra di Bilancio 2019

L’introduzione degli strumenti Fintech nei PIR per stimolare il settore e l’estensione del fondo di garanzia anche alle piattaforme di P2P Lending, a tutela degli investitori privati

“Prima di tutto più innovazione, siamo indietro dal punto di vista dell’innovazione e degli investimenti. Guardando a quello che fa la Francia, dovremo arrivare a un piano da 3 miliardi di euro.” Il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, lo ha dichiarato qualche giorno fa alla tv cinese CGTN (con specifico riferimento agli investimenti dei VC nelle startup). L’accento forte messo sulla necessità di accelerare le nuove tecnologie ci fa ben sperare che ci sia un commitment anche a favore del FinTech nella discussione della prossima legge di Bilancio 2019, che entrerà nel vivo tra poche ore. 

Il marketplace lending made in Italy: a che punto siamo (e dove vogliamo arrivare)

Un bilancio della strada compiuta fin qui e qualche auspicio per il 2018

È uno dei quattro best investment del 2018 secondo Forbes: il P2P lending è sempre più sotto i riflettori di esperti e opinione pubblica. In questo post, vogliamo provare a fare un bilancio della strada percorsa fin qui e tracciare le possibili, auspicabili novità che ci attendono per l’anno appena iniziato.

1) Il primo punto che rappresenta un giro di boa per l’Italia è la riforma della tassazione approvata con la legge di Bilancio 2018. Ne abbiamo parlato dettagliatamente qui.

2018: inizia l’era della tassazione al 26%

Svolta epocale per il P2P lending che viene equiparato alle altre asset class sul fronte fiscale. Prossimo obiettivo: l’inclusione nei PIR

Una nuova stagione per il P2P lending si è aperta con l’arrivo del 2018 e di una grande novità. La tassazione sulle rendite è stata equiparata a quella degli altri strumenti di investimento, rimuovendo un’anomalia ingiustificabile e penalizzante che finora aveva un po’ soffocato l’asset class di cui ci occupiamo.

Perché i PIR hanno bisogno del Fintech

Cosa sono i PIR? Piani individuali di risparmio, lanciati in Italia a inizio 2017: panieri di investimento che, almeno sulla carta, puntano sull’economia reale. Da inizio anno hanno raccolto, secondo le stime, 10 miliardi di euro, compiendo il percorso atteso per un quinquennio. Un vero e proprio boom, che dovrebbe far riflettere e che rafforza in noi l’idea che siano monchi, se non accolgono al loro interno forme di investimento alternativo come il P2P lending, cosa che peraltro avviene in mercati più evoluti come quello del Regno Unito. Proviamo a spiegarvi perché è così, dal nostro punto di vista. E lo facciamo dalla stessa definizione di PIR.

Le tasse che impediscono al P2P lending di spiccare il volo (suggerimenti per il legislatore)

Investire nell’economia reale è di gran moda… quantomeno a parole.

Lo dimostra la raccolta monstre dei PIR, i piani individuali di risparmio che contengono al loro interno per almeno il 70% azioni e obbligazioni di società quotate o non quotate con stabile organizzazione in Italia e per almeno il 21% titoli di aziende che sono fuori dal Ftse/Mib (non i soliti noti, insomma). Le proiezioni basate sul percorso compiuto da questi prodotti nei primi mesi di vita mostrano un incasso di dieci miliardi solo nel 2017, contro aspettative iniziali di raggiungere quella cifra in cinque anni.