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Il futuro del credito è sempre più FinTech: lo dice il Polimi

Il FinTech continua la sua parabola ascendente e a segnalarlo adesso è anche l’Accademia. Oltre al marketplace lending in cui BorsadelCredito.it è leader in Italia, c’è un mondo legato al credito di filiera, o supply chain finance, ovvero “l’insieme delle soluzioni per il finanziamento del capitale circolante che fanno leva sul ruolo delle aziende all’interno della filiera”. In Italia questo mercato vale 530 miliardi di euro, ma è servito solo per il 28%. E non a caso, visto che si attendono in media 77 giorni per l’incasso dei crediti commerciali e sono necessari 91 giorni per il pagamento dei debiti, secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Supply Chain Finance della School of Management del Politecnico di Milano, presentato nei giorni scorsi nel capoluogo lombardo.

Perché ne parliamo? Perché si tratta di soluzioni tecnologiche e di prodotto affini a quelle di BorsadelCredito.it e che vanno nella stessa direzione di contributo alla crescita delle PMI e con esse dell’economia reale.

Ecco perché se la banca non diventa fintech è destinata a soccombere

L’opinione del professor Marco Giorgino, responsabile scientifico dell’Osservatorio Digital Finance del Polimi: “Le banche più solide anche in Italia stanno iniziando a considerare forme di integrazione con il fintech”

O si cambia, in chiave digitale, o si muore. Anche in Italia per le banche non c’è altra scelta.

“Per la banca del futuro tre parole chiave saranno particolarmente importanti: finanza, rischio, tecnologia. Il governo di queste tre dimensioni e l’equilibrio che potrà essere costruito potranno essere discriminanti per il successo e la sostenibilità nel tempo.” A dirlo è Marco Giorgino, professore di Finanza e Risk Management al Politecnico di Milano e responsabile scientifico dell’Osservatorio Digital Finance, fondato un anno fa. A lui abbiamo chiesto cosa ne pensa delle possibili interazioni tra banca tradizionale e fintech che nel nostro Paese finora sono state pressoché inesistenti.

Digital Rethinking: perché le banche devono ripensarsi al digitale (e che ruolo possono avere le startup che offrono servizi finanziari disintermediati)

Secondo l’Osservatorio Digital Finance del Politecnico di Milano il futuro del banking tradizionale – che arranca tra margini sempre più risicati e requisiti di capitale sempre più stringenti – non può prescindere dai colossi di Internet e dal Fintech

Il futuro del banking? Passa attraverso la tecnologia. Nulla di nuovo sotto il sole – l’innovazione tecnologica attraversa i sistemi bancari da decenni, ma stavolta la questione è diversa. Stavolta è il modo di fare banca, il modo di servire i clienti, il funzionamento dei propri processi operativi che richiede un ripensamento in chiave digitale, pena l’uscita dal mercato. A dirlo non è (solo) BorsadelCredito.it, ma l’Osservatorio Digital Finance del Politecnico di Milano, che a fine gennaio ha compilato il resoconto del suo primo anno di attività.

Giancarlo Giudici (Polimi): “I vantaggi fiscali dei PIR anche al social lending”

Secondo il professore esperto di crowd-investing, la sperequazione fiscale resta il tallone d’Achille del settore. Rimuoverla è il primo passo dello sviluppo possibile

A inizio novembre è stata aggiornata la sezione IX della Circolare 229/99, che disciplina l’attività delle forme di investimento diverse dalla raccolta del risparmio. In particolare, è stata introdotta la definizione di social lending come “trattativa personalizzata tra prenditore e prestatore, in cui i due soggetti hanno capacità di incidere sulle caratteristiche del contratto”.

Un evento quasi epocale – non fosse altro perché rappresenta un riconoscimento dell’esistenza di questo settore appena nascente nel nostro Paese, ma con tanta voglia di diventare grande. Il regolamento di Bankitalia riconosce dunque l’esistenza del fenomeno, ma cosa cambia nella pratica? “Penso che la novità principale sia proprio l’avere ‘istituzionalizzato’ il social lending come uno strumento attraverso il quale una pluralità di soggetti può richiedere a una pluralità di potenziali finanziatori, tramite piattaforme on-line, fondi rimborsabili per uso personale o per finanziare un progetto”, risponde Giancarlo Giudici, professore di Finanza Aziendale e direttore dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, uno dei massimi esperti italiani di finanza alternativa.

Leggi chiare, tassazione equa e buone pratiche dalle piattaforme: ecco le tre regole per far crescere il p2p lending

Le rivela Giancarlo Giudici, professore del Politecnico di Milano e direttore dell’Osservatorio sul crowdfunding, che ci ha spiegato cosa servirebbe per dare una spinta al settore

Vale 32 milioni di euro e cresce del 300% all’anno: ma quali sono i possibili sviluppi del social lending italiano, sia in termini di volume che in tipologia di servizi e prodotti? Lo abbiamo chiesto a Giancarlo Giudici, professore di Finanza Aziendale e direttore dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, uno dei massimi esperti italiani di finanza alternativa.