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Le banche inglesi? Ora tutte vogliono il FinTech

Le banche britanniche? Vogliono tutte collaborare con società FinTech per soddisfare le esigenze dei clienti. Secondo una recente indagine dello specialista di transazioni via carta di credito Fraedom, l’84% delle banche del Regno Unito è aperta a una forma di partnership con una FinTech: il 36% sostiene che se ne servirebbe per migliorare la propria customer experience, mentre un ulteriore 36% per ottenere maggiore visibilità.

Il concetto di rischio nel P2P lending 

Quanto è conosciuto il P2P lending come asset class? A leggere questo commento pubblicato di recente, sembrerebbe poco persino da FCA, l’autorità di vigilanza del Regno Unito, il Paese più avanti al mondo nel FinTech.

Il commento potrebbe sembrare di parte, in quanto a firma di Neil Faulkner, Chief Executive Officer di 4th Way (società di ricerca specializzata sul P2P lending). Ma il ragionamento è più che sensato e parte da un breve comunicato apparso sul sito di FCA che sottolinea la differenza tra gli ISA (i PIR britannici senza FinTech) e gli IFISA, la versione innovativa, che viene definita “generalmente ad alto rischio”.

Ora Zopa, uno dei pionieri globali del P2P lending, vuole fare la banca…

Il FinTech è pronto a dare vita a un nuovo paradigma. E gli istituti di credito tradizionali, che nel frattempo non si stanno preparando per competere nel mercato attuale, che ruolo avranno?

In principio, la reazione delle banche fu di scontro. Poi, soprattutto in USA e Regno Unito, gli istituti di credito hanno iniziato a guardare con interesse al FinTech, attuando forme diverse di collaborazione. Oggi succede qualcosa di nuovo e inimmaginabile fino a solo un anno fa: Zopa, uno dei leader britannici del P2P lending per i privati, vuole diventare una banca. Anzi, la prima “banca della prossima generazione”. E per raggiungere il suo obiettivo ha finora raccolto 60 milioni di sterline di nuovo capitale (di cui 44 già ottenuti lo scorso agosto, mentre 16 milioni sono stati annunciati qualche giorno fa).

Chi ha paura della Brexit: luci e ombre per il marketplace lending. Ma per l’Italia potrebbe essere un’occasione

Qualcuno crede che le fintech britanniche, come le banche tradizionali, saranno penalizzate dalla perdita del passaporto europeo; non la pensa così invece Funding Circle. La storia è tutta da scrivere: ma per Berlino, Parigi e Milano potrebbe essere il momento per diventare le prossime City d’Europa.

Chi ha paura della Brexit? Non il marketplace lending che, anzi, potrebbe averne molto da guadagnare. Soprattutto quello extrabritannico, tra le cui fila figura BorsadelCredito.it.

Marketplace lending: cosa può insegnarci la lezione inglese

Da Londra, dove è nato dieci anni fa, si delineano i trend del prossimo futuro

Vale circa l’85% del mercato europeo, continua a correre (+99% nel 2015, quando ha mosso 1,490 miliardi di sterline) e, in occasione del suo decimo compleanno, sta riscrivendo nuovamente le regole del gioco: evolvendo in complessità e diversità. Stiamo parlando del p2p lending nel mercato in cui ha visto la luce per la prima volta, il Regno Unito. Che può guadagnare nuovi spazi anche in un contesto in cui la City sembra perdere la sua forza di capitale europea della finanza, con le banche internazionali pronte a lasciarla per paura che la Brexit impedisca loro di vendere servizi e prodotti liberamente nell’Ue. Per lo shadow banking che non ha confini e nessun passaporto, questo pericolo di restrizioni non esiste. E mentre in generale i finanziamenti bancari alle imprese perdono smalto, le piattaforme di p2p made in Britain erogano sempre più prestiti. Il peso del social lending alle pmi sul totale dei prestiti erogati in Gran Bretagna è del 3% e sale al 13% se lo sguardo si sposta alle piccolissime imprese, quelle sotto il milione di sterline di fatturato. In generale le piattaforme britanniche nel 2015 hanno finanziato 10mila imprese nei settori diversi dal real estate, con prestiti medi di 76.280 sterline originati da 347 prestatori in media. E hanno accolto appena il 22,7% delle richieste, segnale di una forte scrematura per selezionare solo i debitori più affidabili.