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Il concetto di rischio nel P2P lending 

Quanto è conosciuto il P2P lending come asset class? A leggere questo commento pubblicato di recente, sembrerebbe poco persino da FCA, l’autorità di vigilanza del Regno Unito, il Paese più avanti al mondo nel FinTech.

Il commento potrebbe sembrare di parte, in quanto a firma di Neil Faulkner, Chief Executive Officer di 4th Way (società di ricerca specializzata sul P2P lending). Ma il ragionamento è più che sensato e parte da un breve comunicato apparso sul sito di FCA che sottolinea la differenza tra gli ISA (i PIR britannici senza FinTech) e gli IFISA, la versione innovativa, che viene definita “generalmente ad alto rischio”.

Panico nel P2P lending cinese, ma non è la caduta dell’Impero

Il governo ha scelto una via brusca per rendere il mercato più efficiente e meno rischioso: inasprire le regole (che prima praticamente non c’erano) d’emblée. Ora gli analisti attendono la chiusura del 90% delle 2mila piattaforme locali. E dopo, un mercato più sano. Ecco perché l’Italia non corre lo stesso rischio  

Le parole di BorsadelCredito.it: “protezione”

Come ogni investimento, anche il P2P lending non è esente da rischi. Il principale – è bene dirlo – è che le imprese a cui prestiamo denaro non lo restituiscano, un pericolo che esiste sempre quando si ha che fare con strumenti di debito quali sono, per esempio, anche i corporate bond. Tuttavia cerchiamo di abbassare il più possibile il rischio utilizzando almeno tre strumenti di mitigazione della rischiosità che offrono al prestatore a tutti gli effetti una “protezione”, oggetto di questa ultima puntata della nostra rubrica sulle parole di BorsadelCredito.it.  

BorsadelCredito.it vs titoli di Stato: due modi di “prestare” a confronto

Seconda tappa del viaggio tra gli strumenti di investimento comparabili al P2P lending

Seconda tappa del nostro viaggio alla scoperta di pro e contro del marketplace lending in confronto agli strumenti di investimento comparabili. Oggi oggetto dell’analisi saranno i titoli di Stato, destinatari di fedele amore da parte degli italiani, non a caso conosciuti anche come i Bot-people nel loro ruolo di investitori.

Il processo di selezione delle aziende e gli altri strumenti di mitigazione del rischio

Ognuno di noi, quando si appresta a valutare un nuovo investimento, fa un’analisi su come funziona lo strumento e soprattutto pesa il rapporto rendimento-rischio. Sì, perché ogni investimento comporta un rischio, che può essere maggiore o minore, così come per il rendimento. Sta alla propensione dell’investitore decidere di puntare su certi tipi di strumenti.

Come ogni investimento, anche nel P2P lending, a fronte di rendimenti spesso più interessanti degli strumenti più comuni del mercato, c’è un rischio, ovvero che le imprese a cui prestiamo denaro non lo restituiscano – un rischio che esiste sempre quando si ha che fare con strumenti di debito quali sono, per esempio, anche i corporate bond.

Alla ricerca dell’equilibrio perfetto tra rischio e rendimento

Un portafoglio a regime richiede una lavorazione che dura sei mesi. Qui vi spieghiamo perché

Quanto tempo ci vuole perché l’investimento su BorsadelCredito.it inizi a produrre rendimento? Quanto è necessario essere pazienti per garantirsi un portafoglio all’interno del quale il rischio sia il più possibile circoscritto e controllato? Perché i soldi erogati non vengono investiti immediatamente?

Nell’editoriale di oggi cercheremo di dare una risposta a queste che sono tra le domande che più frequentemente ci vengono poste dai nostri investitori. E iniziamo con una premessa.

Il rischio nel marketplace lending: in cosa consiste e come lo affrontiamo

Come ogni forma di investimento, anche quelle della finanza alternativa hanno un ineliminabile livello di incertezza. Vi spieghiamo qual è nei prestiti alle pmi e come lo abbattiamo

Sono piene le cronache, anche di questi giorni, di investimenti rischiosi, il cui pericolo, occultato in fase di collocamento di certi prodotti, si è rivelato solo ex post ai danni di risparmiatori ignari (e spesso corresponsabili per non essersi adeguatamente informati). D’altronde, è fatto noto, l’Italia si colloca sempre in fondo alle classifiche sulla cultura finanziaria, come afferma, per esempio, questo studio che la pone dietro a Paesi come Senegal, Benin, Togo, Zambia e Madagascar.

Senza andare troppo indietro nel tempo, basti ricordare i subordinati piazzati dalle Popolari del centro Italia che un anno fa sono state risolte con tanti saluti a chi aveva in portafoglio i titoli – che ha perso tutto – e l’affaire Mps ancora in corso, in cui sarebbero coinvolti 40mila piccoli risparmiatori, a cui erano stati venduti subordinati Tier1 – bond rimborsabili solo a certe condizioni patrimoniali della banca – con tagli minimi da istituzionali (e anche rischi da grandi investitori).