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I primi cinque passi di ogni PMI che vuole diventare social

I Social Media hanno cambiato radicalmente il processo di acquisto di aziende e clienti. Più del 60% dei buyer prende una decisione senza aver parlato ancora con un venditore o consulente; Internet infatti ha reso democratica e accessibile l’informazione, permettendo ai clienti di decidere se, come e quando entrare in contatto con quella determinata società.”

Chi sono le imprese che preferiscono BorsadelCredito.it alla banca

Sono solide e micro, sono equamente divise tra Nord e Sud in termini di provenienza e chiedono credito soprattutto per fare nuovi investimenti, solo in pochi casi per rifinanziarsi. Ma sono ancora poco digitali. Ecco chi sono le aziende del p2p lending

Chi sono, da dove arrivano e cosa cercano le aziende che chiedono credito attraverso il p2p lending? Per rispondere a queste domande BorsadelCredito.it ha esaminato lo storico delle richieste di prestiti arrivate sul portale dalla partenza come marketplace lending fino a oggi: sono circa 7mila da ottobre 2015 a dicembre 2016. Da questo universo è stato selezionato un campione di circa 2mila soggetti che ci hanno consentito di tracciare le caratteristiche del nostro richiedente tipo.

Gli investimenti del futuro saranno sempre più FinTech: lo dicono le preferenze dei Millennials

Gli entusiasti del Fintech? Sono i Millennials, coloro che domineranno i consumi per i prossimi quarant’anni e che il mercato sta ancora trascurando. Stiamo parlando, come noto, dei nati tra il 1980 e il 2000, quelli che non hanno votato per la Brexit e a cui non piace Donald Trump, che non mirano a possedere oggetti ma si accontentano di condividerli e che sono quattro volte più propensi rispetto agli over 55enni a investire in piattaforme di p2p, secondo una ricerca realizzata da Thincats.

BorsadelCredito.it: storia della start up che portò in Italia il p2p lending alle PMI

Racconto della genesi di un’idea e della sua trasformazione in impresa

di Laura Magna, giornalista Plus24 e autrice del volume “Green Economy 2.0 – 16 storie di imprenditori eccellenti del nuovo made in Italy”

Tre amici che volevano cambiare il mondo – e che insieme ci sarebbero riusciti. Inizia proprio così – come il testo di una canzone – la storia di BorsadelCredito.it.

Anno 2012, Milano. Sono le coordinate precise, il punto nel tempo e nello spazio da cui comincia a dipanarsi la trama. Anche se in realtà c’era qualcosa anche molto prima e molto più a Sud.

Storia di un cambiamento di paradigma: se Funding Circle supera gli stress test che Rbs fallisce…

C’era una volta la finanza alternativa, fatta di prodotti complessi e di difficile lettura che promettevano rendimenti stellari e spesso celavano brutte sorprese per l’investitore. Dimenticatevene. Oggi sotto il cappello della finanza alternativa – e dei prodotti di investimento ad esso connessi – c’è un universo caratterizzato soprattutto da trasparenza. Prendiamo il caso del marketplace lending che a BorsadelCredito.it interessa da vicino: se lo guardiamo come un prodotto di investimento, si tratta di un oggetto semplice e immediatamente comprensibile. L’investitore presta il suo denaro ad aziende accuratamente selezionate e a cui viene attribuito uno scoring che ne testimoni il livello di solvibilità e il rischio, le aziende restituiscono il prestito a rate con interessi che si trasformano nel rendimento per il prestatore. Il rischio è calmierato da un Fondo di Protezione che copre le perdite dovute a ritardi nei pagamenti (ne abbiamo parlato più approfonditamente qui).

Banche in crisi: calano i prestiti alle imprese, le sofferenze restano enormi, aumenta la disaffezione dei clienti. Un’occasione per lo shadow banking

Le forme alternative di credito, tra cui il marketplace lending, hanno la possibilità di inserirsi in un gap di offerta sempre maggiore. BorsadelCredito.it vi spiega perché

Crollano i prestiti bancari alle imprese; le sofferenze a bilancio continuano ad avere dimensioni monstre – nonostante un lieve miglioramento; chiudono sempre più sportelli e dunque rischia di svanire la dimensione fisica degli istituti di credito, mentre non sembra aver fine la necessità di aumenti di capitale per rispettare requisiti sempre più stringenti e soprattutto per reggere la mancanza di redditività “pandemica” che coinvolge gli operatori in tutto il globo.

Giancarlo Giudici (Polimi): “I vantaggi fiscali dei PIR anche al social lending”

Secondo il professore esperto di crowd-investing, la sperequazione fiscale resta il tallone d’Achille del settore. Rimuoverla è il primo passo dello sviluppo possibile

A inizio novembre è stata aggiornata la sezione IX della Circolare 229/99, che disciplina l’attività delle forme di investimento diverse dalla raccolta del risparmio. In particolare, è stata introdotta la definizione di social lending come “trattativa personalizzata tra prenditore e prestatore, in cui i due soggetti hanno capacità di incidere sulle caratteristiche del contratto”.

Un evento quasi epocale – non fosse altro perché rappresenta un riconoscimento dell’esistenza di questo settore appena nascente nel nostro Paese, ma con tanta voglia di diventare grande. Il regolamento di Bankitalia riconosce dunque l’esistenza del fenomeno, ma cosa cambia nella pratica? “Penso che la novità principale sia proprio l’avere ‘istituzionalizzato’ il social lending come uno strumento attraverso il quale una pluralità di soggetti può richiedere a una pluralità di potenziali finanziatori, tramite piattaforme on-line, fondi rimborsabili per uso personale o per finanziare un progetto”, risponde Giancarlo Giudici, professore di Finanza Aziendale e direttore dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, uno dei massimi esperti italiani di finanza alternativa.

Leggi chiare, tassazione equa e buone pratiche dalle piattaforme: ecco le tre regole per far crescere il p2p lending

Le rivela Giancarlo Giudici, professore del Politecnico di Milano e direttore dell’Osservatorio sul crowdfunding, che ci ha spiegato cosa servirebbe per dare una spinta al settore

Vale 32 milioni di euro e cresce del 300% all’anno: ma quali sono i possibili sviluppi del social lending italiano, sia in termini di volume che in tipologia di servizi e prodotti? Lo abbiamo chiesto a Giancarlo Giudici, professore di Finanza Aziendale e direttore dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, uno dei massimi esperti italiani di finanza alternativa.

Il rischio nel marketplace lending: in cosa consiste e come lo affrontiamo

Come ogni forma di investimento, anche quelle della finanza alternativa hanno un ineliminabile livello di incertezza. Vi spieghiamo qual è nei prestiti alle pmi e come lo abbattiamo

Sono piene le cronache, anche di questi giorni, di investimenti rischiosi, il cui pericolo, occultato in fase di collocamento di certi prodotti, si è rivelato solo ex post ai danni di risparmiatori ignari (e spesso corresponsabili per non essersi adeguatamente informati). D’altronde, è fatto noto, l’Italia si colloca sempre in fondo alle classifiche sulla cultura finanziaria, come afferma, per esempio, questo studio che la pone dietro a Paesi come Senegal, Benin, Togo, Zambia e Madagascar.

Senza andare troppo indietro nel tempo, basti ricordare i subordinati piazzati dalle Popolari del centro Italia che un anno fa sono state risolte con tanti saluti a chi aveva in portafoglio i titoli – che ha perso tutto – e l’affaire Mps ancora in corso, in cui sarebbero coinvolti 40mila piccoli risparmiatori, a cui erano stati venduti subordinati Tier1 – bond rimborsabili solo a certe condizioni patrimoniali della banca – con tagli minimi da istituzionali (e anche rischi da grandi investitori).

L’Italia del social lending: operatori, regole e numeri di un mercato nascente

Chi sono i pionieri dei prestiti digitali, tra vincoli troppo stringenti e innovazione hi-tech

È un mercato ancora piccolo, che cresce a ritmi esponenziali. Il social lending italiano vale 32 milioni di euro (+287% anno su anno), meno che in Spagna, un ottavo del volume tedesco, un decimo di quello francese e una briciola dei cugini britannici che hanno mosso al 2015 circa 5 miliardi.

Il valore potenziale è di una cinquantina di miliardi, secondo una ricerca di KPMG: a tanto ammonta il credito che le aziende micro e piccole chiederebbero alle banche, in tagli tra i 30 e i 100mila euro, ma che le banche ignorano perché si tratta di valori con margini pari o inferiori ai costi di gestione.