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Ora Zopa, uno dei pionieri globali del P2P lending, vuole fare la banca…

Il FinTech è pronto a dare vita a un nuovo paradigma. E gli istituti di credito tradizionali, che nel frattempo non si stanno preparando per competere nel mercato attuale, che ruolo avranno?

In principio, la reazione delle banche fu di scontro. Poi, soprattutto in USA e Regno Unito, gli istituti di credito hanno iniziato a guardare con interesse al FinTech, attuando forme diverse di collaborazione. Oggi succede qualcosa di nuovo e inimmaginabile fino a solo un anno fa: Zopa, uno dei leader britannici del P2P lending per i privati, vuole diventare una banca. Anzi, la prima “banca della prossima generazione”. E per raggiungere il suo obiettivo ha finora raccolto 60 milioni di sterline di nuovo capitale (di cui 44 già ottenuti lo scorso agosto, mentre 16 milioni sono stati annunciati qualche giorno fa).

Goldman a tutta dritta sul Fintech: ora vuole insidiare il primato di Zopa e Funding Circle in UK

Goldman Sachs accelera sul p2p lending e punta sull’Europa. La più potente e redditizia banca d’affari Usa, che invero presidia ogni mercato dove il denaro si moltiplica, mostra un interesse sempre più forte per il Fintech e vuole conquistare anche il mercato britannico, dopo aver costruito una base forte nel Paese di origine (USA). Interesse che si è concretizzato in tre mosse, tutte annunciate nel corso dell’ultima settimana. Una notizia che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto la disintermediazione sia la strada maestra nella finanza, da cui non si torna indietro. Che sia la più importante banca globale a scegliere questa via ne è la prova lampante.

Chi ha inventato il prestito tra pari? Gli antichi romani

Vi raccontiamo come nasce veramente il P2P lending e come, con la tecnologia, le aziende come BorsadelCredito.it lo hanno migliorato

Le piattaforme di P2P lending come BorsadelCredito.it? Non hanno inventato niente. I prestiti tra pari esistono dalla notte dei tempi, le banche ne sono un’evoluzione. Noi non abbiamo fatto altro che tornare alle origini vestendole di un abito hi-tech che rende tutto il procedimento più rapido e sicuro.

L’Europa delle banche che chiedono supporto al marketplace lending

Secondo un’inchiesta della società di consulenza Manatt, il 72% dei CEO delle banche regionali o locali degli Usa ha pianificato una partnership con il Fintech nel corso nei prossimi 12-18 mesi (sul matrimonio banche-fintech abbiamo già scritto qui). Un’opzione che sarebbe particolarmente interessante anche per le banche territoriali italiane, le popolari e le banche di credito cooperativo che hanno rapporti con piccole e micro aziende alla ricerca di credito sempre più difficile da trovare ma che, neanche a dirlo, nessuna ha finora preso in considerazione.

Chi sono le banche Usa (e cinesi) che vogliono diventare Fintech

Il 2017 sarà l’anno della cooperazione tra banche e social lending. Parola di Jason Jones, che lo scrive per Lend Academy, qui. Il riferimento è al mercato degli Usa e a una serie di piccole banche del North Carolina affamate di deal. Una notizia dirompente anche per l’evoluto sistema del credito americano, che pare aver smesso di temere la disruption che deriva dal Fintech e va alla ricerca di forme di collaborazione. Secondo una recente inchiesta di Manatt, il 72% dei CEO delle banche regionali o locali in genere pianifica una cooperazione con il Fintech nel corso nei prossimi 12-18 mesi.

Le forme di collaborazione sono essenzialmente tre, sintetizzabili da altrettante sigle. La prima, BFB (Bank-Fintech-Bank), prevede che la banca usi i suoi canali per trovare richiedenti, la piattaforma fintech faccia la valutazione e la banca utilizzi i suoi depositi per finanziarlo: ne sono esempi la partnership tra JP Morgan & OnDeck, Santander & Kabbage, e Regions Bank & Avant.

Marketplace lending: cosa può insegnarci la lezione inglese

Da Londra, dove è nato dieci anni fa, si delineano i trend del prossimo futuro

Vale circa l’85% del mercato europeo, continua a correre (+99% nel 2015, quando ha mosso 1,490 miliardi di sterline) e, in occasione del suo decimo compleanno, sta riscrivendo nuovamente le regole del gioco: evolvendo in complessità e diversità. Stiamo parlando del p2p lending nel mercato in cui ha visto la luce per la prima volta, il Regno Unito. Che può guadagnare nuovi spazi anche in un contesto in cui la City sembra perdere la sua forza di capitale europea della finanza, con le banche internazionali pronte a lasciarla per paura che la Brexit impedisca loro di vendere servizi e prodotti liberamente nell’Ue. Per lo shadow banking che non ha confini e nessun passaporto, questo pericolo di restrizioni non esiste. E mentre in generale i finanziamenti bancari alle imprese perdono smalto, le piattaforme di p2p made in Britain erogano sempre più prestiti. Il peso del social lending alle pmi sul totale dei prestiti erogati in Gran Bretagna è del 3% e sale al 13% se lo sguardo si sposta alle piccolissime imprese, quelle sotto il milione di sterline di fatturato. In generale le piattaforme britanniche nel 2015 hanno finanziato 10mila imprese nei settori diversi dal real estate, con prestiti medi di 76.280 sterline originati da 347 prestatori in media. E hanno accolto appena il 22,7% delle richieste, segnale di una forte scrematura per selezionare solo i debitori più affidabili.