Tracciabilità dei pagamenti: il POS tra innovazione e polemiche

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Parlare di futuro, in Italia, è come provare a fare un passo in avanti in una strada dove si incontrano due correnti opposte.

Prendiamo uno dei business del futuro, ad esempio: quello del mobile Pos. Secondo una ricerca del Politecnico di Milano, nel 2016 il mercato dei dispositivi che consentono di effettuare transazioni con i dispositivi mobili potrebbe valere circa 2 miliardi di euro. 

Andrea Rangone, professore ordinario di Business Strategy ed E-business presso il Politecnico, in un’intervista rilasciata ad Anna Gaudenzi per startupitalia.eu, descrive così il fermento delle startup italiane riguardo questo tipo di inziative:

“In un contesto in cui il digitale e l’innovazione avranno un impatto rilevante, il ruolo delle nuove imprese sarà fondamentale. L’innovazione viene dalle startup e ci saranno opportunità importanti. Anche l’Italia potrà esprimere tutte le proprie potenzialità. […] abbiamo tutte le carte in regola per fare la differenza. Non ci mancano creatività e nemmeno competenze tecniche”… continua a leggere su startupitalia.eu

Tuttavia, mentre le giovani imprese italiane procedono spedite verso la creazione di nuovi sistemi che ci renderanno più semplice pagare per prodotti e servizi (una su tutte: mi viene in mente Jusp) e renderanno le città più intelligenti, i liberi professionisti protestano. Per loro, nonostante le recriminazioni, dal 30 giugno sarà operativo l’obbligo di POS per le transazioni aventi come oggetto la vendita di beni, servizi e prestazioni professionali con costo di acquisto oltre 30 euro.

Sulla strada della tracciabilità dei pagamenti ci sono due correnti che si confrontano, ognuna ben disposta a difendere le proprie ragioni. Ci chiediamo: com’è possibile favorire i business legati all’innovazione salvaguardando le ragioni di tutti gli attori coinvolti in un cambiamento? Voi cosa ne pensate?

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