Zopa Bank, prime indiscrezioni sul funzionamento. E anche in Italia la banca è sempre più digital

Da Hype a Illimity, per arrivare a OvalMoney: ecco le startup che stanno cambiando il modo di fare banca nel nostro Paese

Ne avevamo parlato a novembre 2018, quando Zopa aveva annunciato di aver raccolto 16 milioni di sterline da sommare ai 44 di agosto per dare vita alla prima banca di prossima generazione.

La banca di Zopa: trasparente, semplice e senza conti correnti

Ora arrivano i dettagli: il pioniere globale del P2P lending tra individui ha annunciato che la banca che lancerà (non si sa ancora quando, ma sicuramente nel 2019) non avrà tassi teaser – ovvero tassi bassi che funzionano da “trappola” per attrarre i clienti e sono soggetti inevitabilmente ad aumentare – non avrà costi nascosti e neppure conti correnti, causa mancanza di sufficiente expertise. Tutto sarà strutturato nell’ottica della trasparenza e della semplicità: lo ha dichiarato il CEO Natasha Wear al sesto Summit annuale di AltFi a Londra.

Nell’offerta sarà disponibile invece una carta di credito e un conto di risparmio a tasso fisso: prodotti richiesti dai clienti attuali.

Il business del risparmio? È FinTech

Zopa intende entrare in un mercato, quello del risparmio che, lei stessa ha sottolineato, nel Regno Unito vale 1.450 miliardi, rispetto ai 5 miliardi del peer-to-peer.

La licenza bancaria è stata concessa a Zopa lo scorso dicembre, dopo un percorso durato due anni.

La società ha superato i 4 miliardi di sterline in prestiti erogati a oltre mezzo milione di persone nel Regno Unito, e si aspetta un massiccio passaggio di clienti dal P2P alla banca.

Con la sua scelta strategica Zopa ha aperto le porte ad uno scenario fino a qualche anno fa inimmaginabile: quello in cui soggetti outsider si fanno strada in un establishment consolidato e non solo fanno breccia prima con forme di collaborazione e cooperazione, ma pian piano dilagano al punto da dominare quello stesso spazio che sembrava inviolabile.

Piccole italiane crescono

In Italia, certamente, siamo molti passi indietro rispetto al Regno Unito per quanto riguarda il FinTech ma il mercato sta sensibilmente crescendo facendosi sempre più complesso, tanto che, dal 2019 si prospettano, per esempio, molte più collaborazioni con le istituzioni finanziarie. Lo afferma, tra gli altri, il recente report di PwC dal titolo “Piccole FinTech crescono con intelligenza”: le nostre 299 startup operano in 60 nicchie di mercato diverse e sempre più le banche le osservano come fonte di innovazione, investendo in esse, in forma di equity o acquisizione, per farle crescere, integrando poi al proprio interno skills, innovazione e processi, al fine di riuscire ad affrontare al meglio le inevitabili sfide di un mercato in rapida evoluzione.

Le banche virtuali made in Italy

E qualche esperimento di banca virtuale si fa strada. Per esempio Hype di Banca Sella, che offre una carta di credito, un sistema di pagamenti virtuali via app e un conto corrente basic che è possibile sottoscrivere dai 12 anni di età e consente la gestione dei risparmi anche degli investitori in erba, sempre via piattaforma. Un banchiere di lungo corso come Corrado Passera ha lanciato Illimity, la banca virtuale con focus sulla gestione degli NPL aziendali, ma anche sul credito alle medie e piccole imprese ad alto potenziale e con rating basso o senza rating, oltre che su servizi di direct/mobile banking per imprese e famiglie.

La gestione di risparmi pare infine la nuova Mecca per chi opera nel FinTech, in particolare in Italia dove il risparmio privato è talmente cospicuo da rendere l’economia sostenibile nonostante il debito pubblico. Tuttavia, in ognuno dei casi citati, parliamo di entità di estrazione bancaria o finanziaria.

Ma non sono le uniche a seguire questa strada: una piattaforma come OvalMoney è nata, nel 2017, con l’obiettivo di fornire ai fruitori un salvadanaio digitale dove raccogliere i risparmi accumulati accantonando una cifra decisa in maniera personalizzata per ognuna delle transazioni effettuate.

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