Lending as a service: la prossima frontiera del FinTech

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Nella banca invisibile, per dirla con le parole di Kpmg, entra anche il Laas: il lending as a service. Ovvero la possibilità di fornire servizi di prestiti in maniera automatica ed efficiente, integrando la tecnologia che il FinTech è sempre più in grado di condividere. Ecco perché nel 2024 il mercato raddoppierà e quali sono i vantaggi per le aziende clienti e per le banche

Il Lending as a service (Laas) è una delle ultime tendenze del FinTech e sarà la prossima frontiera della finanza tecnologica e tradizionale. Secondo un report di LendIt questo settore raddoppierà negli Stati Uniti e nel Regno Unito entro la fine del 2024, passando dai 2.615 milioni di dollari nel 2017 a 5.580 milioni.

Le soluzioni LaaS sono in gran parte concentrate negli Usa e in Gran Bretagna ma l’Europa Continentale, scrive LerdIt, si sta aprendo a questa opportunità, nonostante sia la regione con più vincoli sul fronte normativo. Anche l’Asia Pacifica si unisce alla corsa, e forse farà meglio e prima dell’Europa, poiché le aziende possono muoversi più velocemente grazie a normative meno rigide sui dati dei clienti.

La banca invisibile

È un ulteriore passo verso il banking invisibile, come lo aveva definito Kpmg, un ambiente dove i servizi bancari vengono fruiti attraverso un flusso tecnologico capace di tramutare in dati in informazioni e dunque in operazioni finanziarie.

La pandemia ha dato ulteriore e definitivo impulso a questo trend, come sappiamo. Ma in particolare, la crescita del Laas è guidata dai notevoli vantaggi realizzabili per banche e istituti di credito diversi, che hanno la possibilità “di sostituire le applicazioni legacy con una piattaforma nativamente digitale”, snellendo i processi “con un risparmio nei costi di acquisizione, decisione e mantenimento della base clienti fino all’80%”. E in questo contesto i benefici maggiori si ottengono nei prestiti alle PMI perché, scrivono gli analisti, la dimensione li rendeva inefficienti rispetto al costo e al tempo necessari per elaborarli. 

L’approccio tradizionale al prestito delle PMI richiedeva infatti molto tempo e spesso portava a diversi tipi di errori. Utilizzando il LaaS, le banche sono ora in grado di elaborare ed emettere rapidamente credito a un gran numero di aziende senza impegnare molte risorse. 

Gli esempi di Laas già operativi

Ci sono già diversi esempi di Laas non solo operativi ma attivi almeno da un quinquennio. In Gran Bretagna la holding bancaria NatWest ha lanciato con la Fintech Ezbob, nel 2017, una piattaforma per fornire decisioni rapide sulle domande di prestito delle PMI.

Altri esempi, più recenti, li cita CB Insights: tra di essi la piattaforma Usa di banking-as-as-service (BaaS) Mambu che ha stretto, a fine 2020, una partnership con il fornitore di infrastrutture bancarie Alchemy per costruire un motore decisionale che consentirà alle banche di fornire nuovi prodotti di prestito al mercato in 60-90 giorni anziché nei tradizionali due anni. Esistono anche soluzioni per semplificare l’integrazione con l’open banking, che è materia di Vecchio Continente. Un caso emblematico è quello dell’olandese Connect Flow che consente, tra le altre cose, ai finanziatori di raccogliere e analizzare istantaneamente i dati delle transazioni verificate fornendo una cronologia completa e dunque un profilo del pagatore, ergo la possibilità di attribuire uno scoring ai clienti prima di concedere loro prestiti o dilazioni. 

Anche in Italia, gli operatori FinTech sono sempre più in grado di fornire soluzioni di questo tipo. Dai grandi integratori come Fabrick, che abilita l’open banking, alle FinTech specializzate, come BorsadelCredito.it che lavorano per fornire in white label la propria tecnologia dedicata proprio ai prestiti per le PMI, agli operatori tradizionali.

Ma di cosa hanno bisogno le banche? 

Hanno bisogno di soluzioni flessibili, modulari, end-to-end. Che consentano loro la facilitazione della domanda digitale, l’acquisizione online dei clienti, l’onboarding, l’acquisizione automatica dei documenti e la decisione, previa valutazione del rischio, automatizzata, ma personalizzabile. Servono dunque tecnologie dirompenti e innovative, come Ai, machine learning, big data. Il LaaS è un modo relativamente semplice per incorporarle nel proprio toolkit tecnologico.

Ma non basta: serve anche che le istituzioni finanziarie effettuino un cambiamento culturale e reingegnerizzino i processi aziendali per associarli alle nuove pratiche digitali. 

Una delle decisioni più importanti per un’istituzione nel considerare il LaaS riguarda l’adozione di un approccio globale che si adatta alle sue capacità”, scrive ancora LendIt. È una sorta di pre-requisito che poi si sostanzia nei modi più disparati, con una piattaforma end-to-end o con diverse app che rispondano a un solo servizio, ponendo le operazioni in outsourcing o con accordi e affiliazioni o white label.

Nel prossimo decennio, secondo LendIt, si consoliderà lo standard API di Open Banking per rendere più ampia e semplice l’integrazione delle tecnologie LaaS con quelle BaaS. Ultimo, ma non meno importante, il LaaS spingerà le banche a rifocalizzarsi strategicamente sulle relazioni con i clienti, che grazie alla tecnologia potranno beneficiare di una user experience migliore, con processi semplificati, maggiori funzionalità, servizi mirati e tempi di attesa ridotti al minimo.

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